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Morte di Sestina Arcuri, due anni fa l’assoluzione in primo grado di Andrea Landoldi

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Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri


Ronciglione – Assolto in primo grado il 19 luglio di due anni fa dall’accusa di femminicidio, Andrea Landolfi Cudia è stato condannato a 22 anni per omicidio volontario in secondo grado il 21 dicembre 2022.

Una sentenza totalmente ribaltata sette mesi fa in appello che è ancora in attesa di passare al vaglio della corte di cassazione, cui sono ricorsi i difensori del pugile e operatore socio sanitario romano 33enne, innocente per i giudici di Viterbo e colpevole del femminicidio della fidanzata 26enne Maria Sestina Arcuri per la corte d’assise d’appello di Roma, che non ha però sentito la versione dell’imputato.

Sono stati invece ascoltati dalla corte d’assise d’appello la nonna dell’imputato, Mirella Iezzi e una serie di consulenti, dal colonnello del Ris Paolo Fratini, intervenuto sui luoghi col laser scanner, all’esperto in cinetica Luca Scarselli per la difesa. Hanno inoltre testimoniato i medici legali Massimo Lancia e Mauro Bacci, che hanno eseguito l’autopsia per il pm Franco Pacifici, e il dottor Massimo Mansutti per la difesa. Sempre sulla dinamica, per la difesa, è stato ascoltato l’ingegnere Giuseppe Monfreda, la cui tesi della tragica fatalità, che concorda con la versione dell’imputato, è stata condivisa dai giudici di primo grado. Tra i testimoni del processo bis il professor Martino Farneti, l’esperto di balistica forense consulente della procura che il 20 febbraio 2019, su incarico del pm Franco Pacifici, ha esaminato la presunta scena del crimine.

L’udienza davanti alla corte suprema è in attesa di fissazione.


Tribunale - I difensori di Andrea Landolfi, Daniele Fabrizi e Serena Gasperini

Viterbo – I difensori Daniele Fabrizi e Serena Gasperini escono dal tribunale dopo l’udienza del 14 giugno 2021


Era la notte la notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019 quando la fidanzata precipitò assieme all’imputato dalla scala interna della casa di Ronciglione della nonna, dove la coppia stava trascorrendo il weekend col figlioletto e Mirella Iezzi, oggi 84 anni, la quale ha sempre difeso il nipote sostenendo la tesi dell’incidente, a costo di venire indagata per favoreggiamento. 

Nell’ipotesi di assoluzione in primo grado e condanna in secondo grado, ai giudici dell’appello è imposto un obbligo di motivazione cosiddetta “rafforzata” per giustificare il differente apprezzamento come l’unico ricostruibile al di là di ogni ragionevole dubbio, sulla base di elementi di prova diversi o diversamente valutati a confutazione di evidenti vizi logici o inadeguatezze probatorie del primo grado di giudizio. 

“In assenza di certezza non si condanna”, aveva commentato a caldo lo scorso 22 dicembre l’avvocato Serena Gasperini, che assiste Landolfi col marito Daniele Fabrizi.

Un delitto efferato invece per la corte d’assise d’appello di Roma, secondo cui Andrea avrebbe lanciato Maria Sestina dalle scale per ucciderla, facendola schiantare vicino al camino e chiamando apposta i soccorsi solo quando era ormai troppo tardi perché non potesse raccontarlo. Avrebbe “volutamente omesso qualsiasi iniziativa, completando la condotta omicidiaria…”.

Pesantissimi i giudici della corte d’assise d’appello di Roma nelle motivazioni della sentenza di secondo grado che, chiudendo in due udienze il processo bis, ha ribaltato l’assoluzione “perché il fatto non sussiste” del 19 luglio 2021 del tribunale di Viterbo nei confronti di Landolfi.

E ancora: “L’imputato, nelle quattro ore intercorse tra la caduta e la chiamata del pronto intervento sanitario, ha visto la situazione precipitare e ha volutamente omesso qualsiasi iniziativa, completando la condotta omicidiaria”.

“E non è il caso di scomodare aggettivi di forte impronta morale (meschino, diabolico, degenerato) per decifrare il comportamento della Iezzi” , viene sottolineato con durezza straordinaria nelle motivazioni della sentenza di secondo grado, contro cui hanno presentato ricorso i legali Gasperini e Fabrizi, i quali, in terzo grado, non potranno più confutare il nuovo giudizio nel merito, se non nei limiti del vizio motivazionale.

Di parere opposto i due giudici togati e i sei giudici popolari della corte d’assise di Viterbo: “Landolfi, lungi dall’abbandonare la compagna, ha prestato alla stessa l’assistenza che appariva congrua sulla base di quella che nel corso della notte è stata la percezione della natura e della gravità del suo malessere”. “Un tragico incidente che ha visto Andrea e Sestina cadere rovinosamente giù per le scale, con conseguenze rivelatesi fatali per uno di loro”, per i due togati e i sei giudici popolari di via Falcone e Borsellino.


Giallo di Ronciglione - L'avvocato di parte civile Vincenzo Luccisano

Giallo di Ronciglione – L’avvocato di parte civile Vincenzo Luccisano dopo l’udienza del 9 dicembre 2019


“Nessuna sorpresa”, per l’avvocato dei familiari di Sestina. “Sono state accolte pienamente le nostre censure relative alla corte d’assise di primo grado del tribunale di Viterbo”, ha sottolineato il difensore di parte Vincenzo Luccisano, nel ribadire che per la famiglia sarebbe stato meno straziante sapere che la figlia era stata vittima di un incidente e non di un femminicidio da parte del fidanzato. 

“Per noi la sentenza di condanna della corte d’assise d’appello non è stata una sorpresa. Molte prove non sono state valutate dalla corte d’assise di primo grado”, secondo Luccisano. Per la procura il movente del delitto è che la vittima, dopo una serie di litigi sull’argomento, aveva deciso di lasciare il 33enne a causa dell’alcol.

Ai familiari della vittima, parte civile con l’avvocato Vincenzo Luccisano, sono stati assegnati in secondo grado 300mila euro di provvisionali: 100mila euro per ciascuno dei genitori, 50mila euro per ciascuno dei due fratelli.

La procura generale ha insistito sulle richieste istruttorie, chiedendo alla corte d’assise d’appello anche una perizia sul sistema informatico utilizzato per la ricostruzione dal consulente della difesa Giuseppe Monfreda e di sentire ulteriori dieci testimoni. È stata inoltre chiesta. sempre dall’accusa, una perizia medico legale da affidare a un ingegnere esperto in ricostruzione di cadute di lavoro e incidenti stradali. Ma la corte d’assise d’appello di Roma ha rigettato tutte le richieste.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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