Omicidio Bramucci (nel riquadro gli arrestati Bacchio, La Pietra e Bacci)
Soriano nel Cimino – Omicidio Bramucci, ieri erano undici mesi esatti dal delitto che l’anno scorso ha scosso l’estate viterbese. Era la mattina di domenica 7 agosto quando il pregiudicato di 58 anni Salvatore Bramucci è stato ucciso a colpi di pistola.
A distanza di quasi un anno non sarebbero ancora stati recapitati agli indagati gli avvisi di fine indagine, né vi sarebbe stata richiesta di giudizio immediato per i tre arrestati tuttora sottoposti a custodia cautelare in carcere.
I carabinieri, coordinati dal pm Massimiliano Siddi, starebbero ancora investigando sugli aspetti rimasti oscuri della vicenda, a partire dal mandante, considerando che di natura economica sarebbe il movente e che nell’immediatezza l’attenzione si è subito concentrata sulla cerchia familiare della vittima. Coperte dalla massima riservatezza le indagini.
Tra settembre e ottobre sono finiti in carcere, dove si trovano tuttora, due presunti sicari e la cognata. La vittima stava finendo di scontare ai domiciliari una condanna per usura ed estorsione e sembra avesse preannunciato alla moglie l’intenzione di trasferirsi alle Canarie con la figlia maggiore, avuta da una precedente relazione.
Sembrerebbe nel frattempo che il cadavere non sia ancora stato restituito alla famiglia per i funerali, dopo l’autopsia eseguita lo scorso 9 agosto presso la sala incisoria del cimitero viterbese di San Lazzaro dal medico legale Benedetta Baldari, i cui risultati non sarebbero ancora stati resi noti.
La cognata Sabrina Bacchio, 49 anni, è stata arrestata lo scorso 22 ottobre, un mese dopo i presunti sicari, venuti apposta da Roma per uccidere secondo l’accusa, ovvero Lucio La Pietra e Antonio Bacci, due 49enni di Guidonia, detenuti a Mammagialla dal 13 settembre.Tutti e tre sono indagati per omicidio premeditato in concorso, assieme al compagno della Bacchio e a un pluripregiudicato romano, rimasti a suo tempo a piede libero: il 33enne romeno Costantin Dan Pomirleanu e Alessio Pizzuti.
La procura di Viterbo non avrebbe nominato un perito balistico dal momento che le ogive dei proiettili sarebbero state ritrovate. Sarebbe stata utilizzata una pistola a tamburo, mai ritrovata a quanto è dato sapere, probabilmente una calibro 38.
Erano le 8,20 di domenica mattina, lo scorso 7 agosto, quando Bramucci, come si ricorderà, è stato attinto da cinque dei sei colpi di pistola sparati a bruciapelo dai killer, giunti da Roma a bordo di una Smart bianca a noleggio e di una Giuletta grigia rubata, che avrebbero bloccato la sua vettura a pochi passi da casa, mentre stava andando a buttare, come faceva tutte le mattine, gli escrementi dei cani.
Teneva dietro il sedile di guida della sua Chevrolet Captiva una mazza da baseball, Salvatore Bramucci, la mattina in cui è stato ucciso. Con la base verso il centro dell’abitacolo e la testa verso lo sportello posteriore sinistro. Se pensava di usarla per difendersi, non ha fatto in tempo.
Lo smartphone di Bramucci era poggiato tra il cambio e il poggiabraccio. Grazie al registratore di telefonate gli investigatori sono risaliti all’ora dell’assassinio, le 8,20 di mattina di domenica 7 agosto quando, mentre cercava di chiamare la moglie, gli si sono parati davanti i killer e lui ha fatto in tempo a dire “annamo daje, oh”, mentre si sarebbe sentito giù in sottofondo il rumore dei colpi di arma da fuoco esplosi dai sicari.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
