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Prese per il collo la vittima con una cintura per una rapina da 200 euro, in carcere dopo 14 anni

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Carabinieri e polizia - Immagine di repertorio

Carabinieri e polizia – Immagine di repertorio


Viterbo – (sil.co.) – Prese per il collo la vittima con una cintura per una rapina da 200 euro, in carcere dopo 14 anni. È finito a Mammagialla martedì un 34enne, per il quale solo ora è diventata definitiva una condanna a tre anni e 15 giorni. Aveva 20 anni ai tempi del delitto. C’è voluto dal 2009 al 2023 per portare a compimento l’iter giudiziario. Primo, secondo, terzo grado e infine appello bis, per ottenere lo sconto di un terzo della pena. 

Era salito agli onori della cronaca assieme ad un coetaneo il 2 dicembre 2009 per un grave episodio avvenuto nel capoluogo, il pregiudicato 34enne viterbese, anche se originario della capitale, arrestato e condotto a Mammagialla dai carabinieri martedì 11 luglio, in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dalla procura della repubblica di Viterbo per fatti risalenti a 14 anni fa.

Il 34enne deve scontare in carcere il residuo di pena relativo a una condanna definitiva a 3 anni e 15 giorni per rapina aggravata e lesioni personali, con lo sconto di un terzo del rito abbreviato, che gli è stato riconosciuto solo di recente dai giudici d’appello bis, in seguito al parziale accoglimento del ricorso per cassazione della difesa contro la sentenza di secondo grado.


– Rapina aggrava e lesioni personali, arrestato


Risalgono a ben 14 anni fa i fatti. 

Aveva compiuto da poco 20 anni l’imputato quando, nella tarda serata del 2 dicembre 2009, assieme a un 22enne, si rese protagonista di un grave episodio di violenza avvenuto a Viterbo, dove la coppia avrebbe bloccato un uomo con una cintura al collo, picchiandolo e rapinandolo del portafoglio, di un carnet di assegni e di una sim card. 

Gli aggressori, già noti nonostante la giovane età alle forze dell’ordine, furono intercettati nel giro di poche ore da carabinieri e polizia che, non appena scattato l’allarme, si sono precipitati in soccorso della vittima e messi sulle tracce dei rapinatori.

L’uomo, fornendo un dettagliato identikit, avrebbe spiegato di avere conosciuto i futuri rapinatori in un bar e di essersi intrattenuto con loro i quali, dopo averlo bloccato con una cintura al collo e pestato, gli avrebbero portato via il portafogli, all’interno del quale c’erano circa 200 euro, oltre a un carnet di assegni e alla sim card.

Secondo la difesa il portafoglio non sarebbe stato sottratto con violenza dai pantaloni della vittima, bensì sarebbe stato lui a dimenticarlo sul bancone del bar. 

I due ventenni furono poi condannati a diversi anni di reclusione in primo grado l’11 ottobre 2010 dal tribunale di Viterbo, per i delitti, unificati per continuazione, di rapina pluriaggravata in concorso e di lesioni personali aggravate. Sentenza parzialmente riformata in secondo grado dalla corte d’appello di Roma l’8 novembre 2018.

La difesa ha contestato la fondatezza del rigetto da parte del gup della richiesta di rito abbreviato condizionato all’ascolto di due testimoni per dimostrare che la violenza era stata conseguenza di un litigio precedente e come lo svolgimento del dibattimento avesse confermato la possibilità di decidere allo stato degli atti, con la sola integrazione probatoria dell’esame dei due testi poi effettivamente escussi.

Successivamente la cassazione, con sentenza del 3 luglio 2020, ha accolto l’ulteriore ricorso degli imputati relativamente alla richiesta di riduzione di pena per il mancato rito abbreviato, con conseguente annullamento della sentenza impugnata e rinvio ad altra sezione della corte di appello di Roma.

Per il 34enne la vicenda giudiziaria è giunta al capolinea con la condanna definitiva a 3 anni e 15 giorni per rapina aggravata e lesioni personali, in seguito alla quale per lui dopo 14 anni, si sono aperte le porte del carcere.


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