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Viterbo – (sil.co.) – “Dacci 50mila euro o ti veniamo a cercare”, gli avrebbe intimato nove anni fa al telefono uno sconosciuto dal marcato accento calabrese.
Vittima un commercialista viterbese, ricattato da una coppia di Vetralla.
Era il 2014. A processo sono finiti due coniugi e i due presunti complici calabresi, parenti della donna, che avrebbero tentato di estorcere l’ingente somma al professionista, ritenuto colpevole dalla coppia delle cartelle esattoriali per migliaia di euro inviate loro dall’agenzia delle entrate, per le quali marito e moglie pretendevano di venire rimborsati.
Peccato che a distanza di quasi un decennio il processo si sia chiuso senza colpevoli, né innocenti. Tutto cancellato dal solito colpo di spugna dell’estinzione dei reati per intervenuta prescrizione. Una sconfitta per tutti, compresi gli imputati.
Il processo, che dopo varie vicissitudini si è chiuso oggi davanti al giudice Daniela Rispoli, ultimo magistrato ad averlo ereditato, si era aperto il 18 ottobre 2019. Le indagini, condotte dalla squadra mobile e avviate nel 2014, dopo la denuncia del professionista, si erano chiuse a giugno di quattro anni prima con la richiesta di rinvio a giudizio dei quattro imputati per tentata estorsione in concorso.
Marito e moglie, la donna d’origine calabrese, erano difesi dall’avvocato Giuseppe Picchiarelli. I due calabresi, parenti di lei, erano invece assistiti da Remigio Sicilia.
“Dacci 50mila euro o ti veniamo a cercare”. Oltre alla richiesta, sarebbero iniziate ad arrivare, sull’utenza dello studio della vittima, diverse telefonate in cui gli veniva intimato di elargire la somma. Altrimenti, detto con tono minaccioso, l’interlocutore sarebbe venuto a Viterbo con altre persone per risolvere la questione.
In una di queste conversazioni, l’interlocutore, per intimorire la vittima, avrebbe anche lasciato nella segreteria un messaggio, sempre con un marcato accento calabrese, in cui, secondo gli accertamenti, avrebbe detto: “Sono l’amico della Calabria, presto avrà mie notizie, ci vedremo, non si preoccupi”.
Si è scoperto così che gli autori delle minacce sarebbero stati due soggetti calabresi imparentati con la donna – uno residente in Calabria e uno nel Nord Italia – entrambi con precedenti penali per rapina e reati contro il patrimonio.
Articoli: “Dacci 50mila euro o ti veniamo a cercare…“, in quattro a processo per tentata estorsione – “Dacci 50mila euro o ti veniamo a cercare… “
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

