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Riempie di botte il figlio e lo prende a morsi, per l’uomo si aprono le porte del carcere

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Il carcere di Mammagialla

Il carcere di Mammagialla

Viterbo – Riempie di botte il figlio e lo prende a morsi, per l’uomo si aprono le porte del carcere. La lite in casa alcuni giorni fa.

“Nel pomeriggio di ieri, personale della polizia di stato della squadra mobile della questura di Viterbo ha dato esecuzione al decreto del magistrato di sorveglianza di Viterbo che ha ripristinato la pena in carcere per un soggetto italiano in detenzione domiciliare, resosi responsabile di lesioni ai danni del figlio – fa sapere la questura con una nota.

Nei giorni scorsi, infatti, la squadra volante della questura era intervenuta presso la stessa abitazione per via di una lite familiare fra padre e figlio, quest’ultimo recentemente sottoposto dalla divisione anticrimine della questura di Viterbo al cosiddetto Daspo “Willy” per ricorrenti reati contro il patrimonio e la persona commessi in una specifica zona cittadina.

Mentre il padre presentava esclusivamente qualche livido sul volto, il figlio finiva in ospedale con prognosi di 40 giorni per trauma cranico, mostrando anche morsi alla mano e all’orecchio.

A seguito della segnalazione della questura, nei confronti del padre, già in regime di detenzione domiciliare come forma alternativa della pena, il magistrato di sorveglianza ripristinava la detenzione in carcere – spiega la nota della questura.

Il provvedimento è stato eseguito immediatamente nel pomeriggio di ieri e l’uomo è stato tradotto dalla squadra mobile presso la casa circondariale di Viterbo”.


– Massacra di botte il figlio e lo spedisce in ospedale


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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