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“San Faustino, come San Pellegrino e viale Trento è frutto di scelte politiche”

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Viterbo - Piazza San Faustino

Viterbo – Piazza San Faustino


Viterbo –  Riceviamo e pubblichiamo – San Faustino, così come San Pellegrino e viale Trento sono il frutto di scelte istituzionali e politiche di svuotamento della città dai residenti per privatizzarla e metterla a profitto.

All’indomani della passerella politica “per denunciare il degrado” nel quartiere San Faustino, fioccano gli annunci di controlli e chiusure, ma dimenticare come siamo arrivati a questo punto ci impedisce di risolvere le problematiche di questo quartiere e di tutti quelli affini.

In vent’anni, politica e sigle varie hanno accentrato locali e bar in poche strade, rendendo di fatto impossibile ai residenti viverci. Non è stata una scelta casuale, si punta a vuotare i quartieri da chi li vive, per trasformare gli alloggi in b&b  e case vacanze con locali, bar e dehors.

Le ultime delibere sul decoro, con la multa  e il daspo sfiorato a due ragazzi, ne sono la prova.

La città deve essere accessibile solo se la puoi pagare, siedi al tavolo, dormi a pagamento, spendi; birra e panino su una panchina degrada, va abolito. Gli spazi di socialità libera e non controllabile vengono messi al bando, così è oggi San Pellegrino e molto del centro storico, così vogliono far diventare San Faustino e viale Trento.

Tutti gli annunci pubblici di riqualificazione di quartieri e strade vengono, solo proclamati, come favore alla comunità tutta, l’obiettivo è aumentare il costo della vita e far lievitare i prezzi di affitti e vendite degli immobili. Non possiamo dimenticare come la maggior parte di questi, che siano case o negozi, è in mano a poche famiglie e, ad oggi, nonostante le centinaia di denunce, vengono affittati a prezzi altissimi, quando spesso non hanno neanche l’abitabilità.

Ma questo è il libero mercato, poco importa che poi, chi ha uno stipendio normale, da lavoratore, di qualsiasi colore sia, non è in grado di sostenere simili prezzi e l’affitto allora si divide, in due o cinque, per sopravvivere.

Lavori in corso, prezzi inaccessibili, pochissimi servizi e nessuna risposta istituzionale. E si attende.

Poi basta un po’ di musica, magari davvero troppo alta, che non riusciamo più a vedere chi ci ha messo in questa situazione, ma solo chi abbiamo di fronte, con cui possiamo discutere e il nemico diventa il viterbese o il nigeriano.

Non cadiamo in questo giogo, dobbiamo tornare a vedere chi è il vero nemico, che ha blindato la città per fare profitto, senza alcun interesse a migliorare le condizioni generali ma solo le proprie

Torniamo ad essere persone, tutte le con la stessa dignità, non consumatori, visti solo se in grado di spendere; altrimenti rilegati al silenzio nelle proprie case, dopo una giornata di lavoro che sia nei campi, nei centri commerciali, nei propri uffici o nella consegna delle merci.

Confederazione Cobas Viterbo Elisa Bianchini
 


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