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Viterbo – (sil.co.) – Ricorre in cassazione Daniele Nuomi, l’ex buttafuori 23enne condannato in primo e secondo grado a 16 anni di reclusione per avere stuprato a fine 2019 una 17enne del Viterbese intercettata in discoteca nonché per sequestro di persona, rapina e lesioni, con l’aggravante della crudeltà.
I fatti risalgono a dicembre 2019, quando la vittima 17enne e i genitori lo hanno denunciato ai carabinieri. L’imputato, difeso dall’avvocato Luigi Mancini – che ha depositato quesya settimana il ricorso – è stato poi arrestato a distanza di quattro mesi, nell’aprile 2020, nel pieno del lockdown, al termine delle indagini dei carabinieri, coordinati dalla sostituta Chiara Capezzuto per la procura della repubblica di Viterbo.
Si tratta dell’ex addetto alla sicurezza nei locali da ballo di Pomezia tornato in libertà pochi giorni prima della sentenza di primo grado dello scorso 28 settembre, quando è stata revocata la misura del ricovero in Rems in seguito alla perizia psichiatrica disposta dal collegio del tribunale di Viterbo, secondo cui si tratta di un manipolatore, ma capace di intendere e di volere e non socialmente pericoloso.
In carcere è tornato lo scorso 7 dicembre, a Regina Coeli, quando si è costituito spontaneamente alla polizia che lo stava cercando per eseguire la misura di custodia cautelare per avere violato le restrizioni della libertà vigilata. In primavera è stato trasferito a Teramo e ora sembra prossimo ad essere trasferito presso un’altra struttura. Nel frattempo non è ancora diventata definitiva la condanna a 16 anni di reclusione confermata in appello lo scorso 21 febbraio.
Dopo averla violentata le avrebbe detto:”Ti ho messa incinta e dovrai tenere il bambino”. Avrebbe inoltre ripreso la vittima col cellulare e poi diffuso le immagini carpite sui social.
Viene sottolineato nelle sedici pagine di motivazioni della corte d’appello di Roma relative alla sentenza del processo bis.
Parti civili la vittima e i genitori della ragazza, minorenne all’epoca dei fatti, che avrebbe “manipolato” facendo credere loro che la figlia avesse preso una brutta strada arrivando perfino a spacciare droga e che lui poteva metterla in salvo dalle cattive amicizie.
Sedici anni, per la corte d’appello di Roma, sono la pena giusta: “La gravità delle condotte attuate, l’entità delle sofferenze inflitte alla vittima ed ai suoi familiari, le ripercussioni emotive e psicologiche che l’intera famiglia della parte offesa ha subito dalle condotte del Nuomi giustificano lo scostamento dal minimo edittale attuato dal tribunale e l’entità degli aumenti applicati a titolo di continuazione”.
Nelle motivazioni viene ribadita la capacità di intendere e di volere dell’imputato, affetto secondo una delle perizie cui è stato sottoposto da parziale vizio di mente, valorizzando e condividendo la perizia collegiale disposta dal collegio del tribunale di Viterbo prima della sentenza di primo grado dello scorso 28 settembre.
Tra l’11 e il 17 dicembre del 2019, dopo avere violentato più volte la diciassettenne trascinandola in dei bed&breakfast, secondo l’accusa le avrebbe anche detto che sicuramente l’aveva messa incinta e che l’avrebbe costretta a tenere il bambino.
Sentita durante il lockdown del 2020 in sede di incidente probatorio, chiesto dalla pm Chiara Capezzuto, la minore ha anche descritto fotografie e video relativi alle violenze subite che l’imputato aveva pubblicato sui social ed i contatti che aveva cercato di instaurare con i suoi amici. Il 23enne avrebbe cercato di contattarla anche durante il ricovero in ospedale, minacciando di morte i genitori per avere chiamato i carabinieri.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

