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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Gentile direttore, mercoledì 12 luglio è apparso, rimanendo peraltro visibile per giorni sulla “home page” della testata da lei diretta, all’interno della rubrica “Anche tu redattore”, un breve testo che, seppur anonimo, è stato proposto quale “segnalazione firmata”, con riferimento alle condizioni di lavoro di questi ultimi giorni in tribunale.
A proposito del contenuto del testo pubblicato, si ritiene doveroso precisare quanto segue:
– Con riferimento alle elevate temperature pur registratesi all’interno del palazzo, a causa del sopravvenuto blocco dell’impianto di climatizzazione, l’informazione fornita secondo la quale “l’aria condizionata non funziona dallo scorso anno” risulta totalmente destituita di fondamento. Se è vero, infatti, che l’impianto di condizionamento ha gradualmente registrato negli anni un crescente depotenziamento nella sua capacità performante, non è altrettanto vero che non funzionasse l’anno addietro.
– La presunta invasione delle formiche si riferisce invece a un problema che talvolta si presenta, venendo costantemente risolto mediante interventi di bonifica e disinfestazione degli ambienti, secondo tempistiche celeri e comunque compatibili con i tempi delle relative procedure di affidamento.
Si sottolinea, a questo proposito, che l’autore anonimo ha diffuso la notizia quando la criticità era stata già superata.
Detto dell’aderenza alla realtà del testo pubblicato, riteniamo doveroso svolgere alcune considerazioni, non proprio di contorno, che investono il suo ignoto estensore.
Questi, probabilmente conscio che l’art. 12 punto 4 del codice di comportamento dei dipendenti pubblici sancisce che “salvo il diritto di esprimere valutazioni e diffondere informazioni a tutela dei diritti sindacali, il dipendente si astiene da dichiarazioni pubbliche offensive nei confronti dell’amministrazione”, si è ben guardato dal qualificarsi con nome e cognome ma addirittura, e questo la dice lunga sulla lealtà del suo operato, si è recato nella stanza di una collega a riprendere l’immagine poi diffusa, collega della quale risulta certa la totale estraneità ai fatti occorsi.
Riteniamo di dover puntualizzare quanto accaduto sia per stigmatizzare la condotta sleale del dipendente anonimo, sia per evidenziare, dall’altro lato, l’operato di quei dipendenti che, in questi ultimi e torridi giorni, si sono prodigati alacremente per risolvere un problema complesso, anche alla luce della pluralità dei soggetti chiamati ad intervenire nelle procedure, le cui cause hanno radici lontane.
In ciò dimostrando ben altro amor proprio, spirito di servizio e dedizione verso la tutela di un bene pubblico nell’interesse di tutti i lavoratori e degli utenti del palazzo di Giustizia di Viterbo.
Paolo Stavagna e Eugenio Maria Turco
Il dirigente e il presidente vicario
– “In tribunale lavoriamo con 31 gradi, l’aria condizionata non funziona dallo scorso anno”
