|
|
Capranica – (sil.co.) – “Non ricordo di averla accoltellata”. Si era difeso così l’autore del tentato femminicidio di Capranica, lo scorso 11 aprile, senza chiedere scusa, né perdono.
Oggi sarebbe dovuto essere il giorno della sentenza, rinviata a prima di Natale in seguito a una temporanea diversa composizione del collegio.
È l’ex poliziotto sessantenne Alberto Aniello, che nel primo pomeriggio del 29 gennaio 2021 ha colpito con cinque coltellate – tre all’addome e due alla schiena – la compagna 56enne d’origine polacca mentre stava facendo le valigie per andarsene.
“La pena più severa è il dolore che mi porterà sempre dentro”, si era limitato a dire, spiegando di avere amato moltissimo la vittima, durante i quattro anni della loro relazione, iniziata il 18 dicembre 2016, dopo la fine di un matrimonio durato 22 anni e 30 giorni dopo un tentativo di suicidio.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
