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Viterbo – (sil.co.) – Era stato già arrestato dalla polizia attorno a mezzanotte dello scorso 18 dicembre in via dei Mille, in pieno centro storico di Viterbo, per avere dato in escandescenze, scagliandosi contro un uomo, tre donne e una bambina di appena quattro anni e avere spedito in ospedale un poliziotto.
All’epoca se l’era cavata col divieto di avvicinamento, adesso è finito dietro le sbarre.
La scorsa settimana, la sera di giovedì 29 giugno, a distanza di sei mesi, per l’uomo, un 43enne d’origine georgiana, è scattato l’aggravamento ed è stato condotto presso la casa circondariale di Mammagialla dalla polizia, che gli ha notificato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dal gip del tribunale di Viterbo su richiesta della procura.
L’uomo non avrebbe rispettato le prescrizioni, avvicinando nuovamente la ex nel parcheggio condominiale, costringendola a sporgere una nuova denuncia che si è tradotta nell’aggravamento del provvedimento con la custodia in carcere.
Il 43enne, indagato per il reato di lesioni aggravate in danno della ex compagna, il 18 dicembre era finito in manette per avere aggredito la donna e un’amica, sfondando la porta della casa dove si erano rifugiate. Non si sarebbe arreso alla fine della relazione, durata cinque anni, cui la ex avrebbe posto fine in via definitiva pochi giorni prima di Natale. Quando la ex lo ha lasciato, avrebbe cominciato a tempestarla di telefonate, appostandosi infine sotto casa e aggredendo fisicamente lei e l’amica che aveva tentato di proteggerla.
Il violento episodio si è verificato per l’appunto attorno alla mezzanotte dello scorso 18 dicembre in un appartamento al secondo piano di uno dei palazzi in via dei Mille, a Viterbo. Stando a quanto ricostruito, in casa sarebbero stati presenti quattro donne, due uomini e una bimba piccola. Il 43enne originario della Georgia, al culmine di una lite furibonda, avrebbe perso il controllo scagliandosi contro i presenti, scagliandosi anche contro la bambina di appena quattro anni.
Sul posto, allertati dai vicini svegliati dagli schiamazzi e dalle urla, intervennero due ambulanze del 118 e gli agenti della polizia di stato che hanno immediatamente bloccato l’uomo. Per immobilizzarlo, data la continua violenza e la poca collaborazione, sarebbe stato necessario l’uso del taser. Una volta bloccato, il 43enne fu portato in questura, dove avrebbe di nuovo dato in escandescenze aggredendo uno degli agenti e prendendo a testate il muro dell’ufficio volanti.
Sia il poliziotto che l’arrestato furono trasportati al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle. Per l’agente è scattata una prognosi di sei giorni, mentre per il 43enne, finito in manette, la mattina successiva fu convalidato l’arresto e applicato il divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla parte offesa con l’obbligo di mantenere comunque una distanza minima di 200 metri in caso di incontri e di non comunicare con qualsiasi mezzo con la stessa. Prescrizioni che per l’appunto non avrebbe rispettato, finendo a Mammagialla.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
