Viterbo – Operazione “Big Family”, è comparsa ieri davanti al gip Giacomo Autizi la coppia di Vitorchiano, lei italiana e lui d’origine marocchina, raggiunta da misura cautelare assieme ad altri quattro indagati, residenti a Soriano nel Cimino, nell’ambito del blitz dei carabinieri del nucleo investigativo coadiuvati dai militari della compagnia di Viterbo che avrebbe sgominato una organizzazione su più livelli dedita allo spaccio.
Le basi sarebbero state a Vitorchiano e Soriano nel Cimino, mentre un canale di approvvigionamento, sempre gestito da nordafricani, sarebbe stato scoperto addirittura in provincia di Brescia.
La coppia, assistita dall’avvocato Remigio Sicilia, si è difesa, sottoponendosi alle domande del magistrato durante l’interrogatorio di garanzia, ammettendo alcuni fatti ma ridimensionando le accuse, tanto che la difesa ha chiesto la revoca della custodia cautelare. Lui è stato interrogato a Mammagialla, la donna invece in tribunale.
Sei, come detto, le misure cautelari accordate al pm Massimiliano Siddi dal gip Savina Poli, che ha emesso una corposa ordinanza di circa 200 pagine. In carcere è finito l’uomo della coppia, un 36enne di origine marocchina residente a Vitorchiano con la compagna italiana trentenne, per la quale sono stati invece disposti i domiciliari. Ai domiciliari è finito anche un altro indagato, mentre per altri tre è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Cinque gli indagati a piede libero.
Spaccio tra Vitorchiano e Soriano nel Cimino – Le indagini dei carabinieri
A Vitorchiano delivery, spaccio al dettaglio e rete di pusher
La coppia di Vitorchiano sarebbe stata il primo livello di spaccio, garantendo sia la vendita al dettaglio che il rifornimento all’ingrosso per altri pusher della provincia. In particolare, avrebbero mantenuto attivo un fiorente mercato fatto di spaccio al dettaglio sia direttamente sotto casa che mediante consegne a domicilio, grazie ad un vero e proprio servizio di delivery per gli acquirenti sprovvisti di mezzi di trasporto.
La loro rete si sarebbe inoltre estesa sia sul capoluogo che in diversi comuni della provincia, dove avrebbero garantito rifornimenti anche ad altri spacciatori locali, riforniti in taluni casi più volte al giorno.
Seconda base logistica in un casolare tra i Cimini
Sopra la coppia ci sarebbe stato un livello superiore, che a sua volta avrebbe garantito i rifornimenti dello stupefacente, tramite una seconda base logistica a Soriano nel Cimino, configurando una vera e propria capillare rete di spaccio e smistamento di droga.
“Con una vera e propria organizzazione degna di una compagine militare – si legge nel comunicato dei carabinieri relativo all’operazione – un’intera famiglia di origine marocchina aveva costituito la propria base operativa all’interno di un’abitazione sita nelle campagne del comune di Soriano nel Cimino, adibendola a vero e proprio fortino della droga. Da qui, tutti i componenti della famiglia, anche alla presenza di figli minori, tutti in tenera età, a quanto finora risulta spacciavano a ogni ora del giorno e della notte sia, soprattutto, davanti ed all’interno dell’abitazione, ma anche con consegne a domicilio agli acquirenti”.
Carabinieri – Piazza di spaccio tra Vitorchiano e Soriano
A Soriano il “drive in” nel fortino sorvegliato dalle telecamere
A Soriano nel Cimino, in particolare, dove si trovava il “fortino”, nei giorni di maggiore affluenza, la via di accesso all’abitazione avrebbe addirittura assunto le sembianze di un vero e proprio “drive-in della droga”, in cui le auto degli acquirenti si incolonnavano lungo la via d’accesso in attesa del proprio turno.
Un luogo sorvegliato da un articolato impianto di videosorveglianza grazie al quale, i presunti spacciatori di origine marocchina avevano il controllo totale del perimetro e dell’unica via d’accesso.
Sequestrati 800 grammi di cocaina e 60mila euro in contanti
Diversi sono stati i riscontri effettuati nel corso dei mesi d’indagine da parte dei militari che hanno portato all’arresto in flagranza ed al fermo di indiziato di delitto di quattro persone, al deferimento in stato di libertà di diversi soggetti ed al sequestro di circa 800 grammi di cocaina.
Allo stesso modo, il volume d’affari è testimoniato anche dal sequestro di un’ingente somma di denaro pari a 60 mila euro circa, provento dell’attività di spaccio, che uno dei compartecipi dell’attività illecita, vistosi scoperto, stava per portare all’estero.
Droga da Brescia su auto con vani-nascondiglio
Un ulteriore gradino organizzativo avrebbe infine garantito la fornitura dei carichi di droga da destinare allo spaccio al dettaglio ed al rifornimento degli spacciatori ai vari livelli, a cominciare dalla coppia vitorchianese.
Un canale di approvvigionamento proveniente dalla provincia di Brescia, infatti, assicurava rifornimenti periodici organizzati accuratamente sfruttando veicoli appositamente predisposti con vani-nascondiglio ricavati artigianalmente. La droga trasportata veniva poi rapidamente sezionata in porzioni più piccole, che ne consentivano un migliore occultamento, e nascosta nelle campagne circostanti così da scongiurare il rinvenimento all’interno dell’abitazione nell’ipotesi di un controllo delle forze dell’ordine.
Oltre alla droga, i terreni limitrofi fungevano da nascondiglio anche per gli ingenti capitali in denaro contante che il traffico di droga fruttava e che gli spacciatori, dopo un accurato confezionamento, con un vero e proprio metodo da narcos sudamericani, nascondevano sottoterra.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

