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Funerali di Alessio Paternesi: lo sgarbo politico, istituzionale e amministrativo della sindaca Chiara Frontini

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Alessio Paternesi

Alessio Paternesi


Viterbo – Uno sgarbo politico, istituzionale e amministrativo, quello della sindaca Chiara Frontini, che non solo non va al funerale di Alessio Paternesi, il più importante tra gli artisti della città e tra i più significativi a livello nazionale, ma non manda nemmeno il gonfalone. Al suo posto, neanche il vicesindaco e assessore alla Cultura Alfonso Antoniozzi, poteva chiedere almeno a lui. A rappresentare l’amministrazione soltanto la silente assessora alle Politiche sociali, Patrizia Notaristefano, che poco c’entrava con l’omaggio che Viterbo sicuramente gli doveva. Un omaggio che soltanto la figura del sindaco avrebbe evidenziato, con la sua presenza. Vista l’importanza del personaggio.

Invece la sindaca non c’era. Chissà, questa volta, in quale Martinica stava… Fatto sta che al funerale del più grande pittore e scultore viterbese, le cui opere stanno ovunque nel mondo e a Roma, la sindaca Chiara Frontini non c’era. Opere, quelle di Paternesi, una delle quali sta anche di fronte alla via che passa sotto al Campidoglio, dedicata a un altro grande di Viterbo, il sindaco della capitale, fra l’altro il più amato, Luigi Petroselli, da cui, magari, Frontini avrebbe potuto trarre esempio.


Viterbo - Chiara Frontini

Chiara Frontini


Invece, l’assenza, di lei e del gonfalone, dovrebbe invece spingere qualcuno a tirare le somme. E a sperare, Dio non voglia, che, se ha rappresentato qualcosa di importante per questa città, il padreterno lo chiami a sé quando questa giunta non ci sarà più. Perché questa sindaca la riconoscenza istituzionale, atto dovuto per Paternesi, proprio non sa dove sta di casa. Di istituzionale, oltre al lavoro che svolge e allo stipendio che si porta a casa, gli appartiene solo una cosa: lo sgarbo istituzionale.

In chiesa c’erano i gonfaloni della provincia, che per Paternesi ha allestito la camera ardente nella sala del consiglio, e del comune di Civita Castellana, dove il maestro è nato più di 80 anni fa. C’era anche lo stendardo del Sodalizio dei facchini, gli unici e i soli, come spesso accade, che hanno permesso alla città di difendere la sua dignità, civile e culturale innanzitutto. 


Viterbo - La camera ardente per Alessio Paternesi

La camera ardente per Alessio Paternesi a palazzo Gentili


Ci sono poi stati, accanto a quello di Monica Paternesi, gli interventi pubblici dall’altare della chiesa di Sant’Angelo in piazza del Plebiscito, davanti a palazzo dei Priori, il presidente della provincia Alessandro Romoli e il primo cittadino di Civita Castellana Luca Giampieri. Il comune di Viterbo non ha spiccicato parola. Neanche la silente Notaristefano ha proferito parola. Eppure di chiacchiere, da parte di amministratori che convocano conferenze stampa a raffica e inaugurano la qualunque ovunque, pure i sensi unici, in quest’ultimo anno ne abbiamo sentite a bizzeffe. Dalla sala d’Ercole al teatro dell’Unione fino agli immancabili social. Compreso lo sproloquio di Ferragosto e il disinibito vanto per la strage di multe ai cittadini. Ma per Alessio Paternesi neanche un cenno di saluto al suo funerale.

Cara sindaca, l’altro ieri, non essere stata al funerale di Alessio Paternesi, qualunque impegno ci fosse stato, e soprattutto per quello che lei rappresenta, la città intera e non solo la parte che l’ha votata, è stato un gesto di maleducazione politica, amministrativa e istituzionale, una mancanza di rispetto, un incomprensibile sgarbo istituzionale amministrativo. Perché quando muore una persona importante sul piano culturale, in questo caso, per la storia della città, al funerale ci si va. Magari in abito rosa, ma ci si va.

Viterbo - Il funerale di Alessio Paternesi

Viterbo – Il funerale di Alessio Paternesi, i gonfaloni della provincia e del comune di Civita Castellana


Quando muore un artista del livello di Alessio Paternesi, un pittore e scultore che ha segnato il Novecento a livello nazionale e locale, al funerale ci si va. Magari in abito rosa, ma ci si va.

Lei rappresenta, se lo ricordi, tutti i cittadini ora e non la minoranza che l’ha votata e regolarmente eletta. In ogni dove, chi viene eletto sa di dover rappresentare tutti, pur essendo spesso, come prevedono le regole democratiche, eletto da una minoranza dei cittadini che votano o che hanno diritto al voto.

Daniele Camilli


Multimedia: Fotocronaca: Il funerale di Alessio Paternesi – Video

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