Alessio Paternesi
Viterbo – Da una quindicina d’anni, ci parlavamo al telefono, rigorosamente quello fisso, la vigilia di natale. L’anno scorso no, per colpa mia e gliene chiedo scusa ora. Parlavamo. Non di auguri, ma di Viterbo, dell’arte, della cultura di cui nella Roma che cominciava a guardare oltre il Cupolone era stato protagonista e poi maestro da studiare. Mi era rimasto nella mente ed anche nella parte intima in cui si fa spazio all’amicizia, il suo essere artista ed insieme uomo per e con gli altri, tutti. Portatore di creatività per e nella natura, nella vita reale.
Come fece in una mostra di dieci anni fa a palazzo degli Alessandri, unendo “forma e terra” perché la creatività si concreta nella forma, sicché, diceva Proust di un’opera “non si riuscirebbe a dire se è fatta di rubino, di bronzo, di sole”. Di quella mostra ordinata, didattica e insieme piacevole mi resta il suo monito di Artista e di Uomo a ripercorrere la storia attraverso le forme create con la materia, non da soggetto di consumo ma da homo faber che immagina e realizza il prodotto del suo genio nell’arte, la quale reinventa e plasma le cose che vede e che sente per indicare a tutti che si può e si deve essere liberi.
Dare agli altri, immergendosi e vivendo il proprio tempo e i propri luoghi con la disponibilità, l’amabilità, la gentilezza di chi osserva, ama la natura, le cose, i sentimenti, andando, nelle forme, all’essenziale. Sempre, però, slanciandole per trascendere le “parentesi” (ironico calembour del cognome Paternesi cui con l’indimenticabile Carlo Cardoni pensammo) della vita, ma ben piantate nelle radici della nostra terra. Come scrissero di lui Renato Guttuso: “ti è naturale e istintivo il pensiero dell’Etruria nel quale immetti un sentimento di oggi” e Franco Zeffirelli per il quale la sua “pittura parte dalle classiche basi e ci comunica il travaglio del sentimento quotidiano”.
Per tutto questo, col presidente Alessandro Mazzoli nel 2007, decidemmo di aprire la celebrazione degli ottanta anni della provincia di Viterbo con la mostra delle sue opere intitolata “Parentesi Paternesi”.
Lui allora ci disse con la modestia affettuosa e l’ironia che erano nel suo essere Maestro e Uomo: “Sono solo un buon artigiano, il resto poi non so spiegarlo. So parlare solo di emozioni” e aggiunse, alludendo alle potenzialità non a pieno comprese di questa terra: “È importante riflettere, capire e farsi aiutare dall’arte”.
Grazie maestro dell’aiuto che con il tuo genio, attraverso la tua arte, continuerà. Per noi e per la tua terra.
Renzo Trappolini
Alessio Paternesi è morto ieri all’ospedale di Belcolle. La camera ardente di Alessio Paternesi verrà allestita a palazzo Gentili dalle 8 alle 15 di questa mattina, su proposta del presidente della provincia Alessandro Romoli subito accolta dai familiari. Il funerale verrà celebrato oggi alle 15,30 nella chiesa di Sant’Angelo in Spatha a Viterbo a piazza del Comune, poi il feretro verrà portato a Civita Castellana.
