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Viterbo – “Solo quest’anno nelle carceri di Torino, Milano e Viterbo 17 tra medici e psicologi hanno dato le dimissioni perché i ritmi di lavoro erano insostenibili”. A lanciare l’allarme è Aldo Di Giacomo, segretario generale del sindacato della polizia penitenziaria commentando l’indagine dell’osservatorio nazionale sulle condizioni di detenzione dell’associazione Antigone.
Tra le varie emergenze quelle di autolesionismo e suicidio: “Con persone così fragili, dovrebbe esserci un agente per ogni sezione. Nella realtà ne abbiamo una ogni tre” continua di Giacomo.
In più il sovraffollamento che continua a crescere e che, in un mese come agosto, può divetare insopportabile. “A fine luglio di quest’anno – riporta l’indagine di Antigone – le persone detenute nelle nostre carceri erano 57.749, 6.464 in più della capienza regolamentare, che era di 51.285 posti. Le donne erano 2.510, il 4,3% dei presenti, e gli stranieri 18.044, il 31,2%.
Continua dunque la crescita della popolazione detenuta, che a fine luglio del 2022 era di 54.979 persone. Le presenze sono dunque aumentate in un anno di 2.770 unità, un incremento del 5%. Una tendenza alla crescita che riguarda i detenuti italiani in misura leggermente maggiore rispetto agli stranieri, essendo i primi aumentati del 5,2%, e soprattutto le donne più che gli uomini, essendo il loro numero cresciuto dell’8,8%. Tutto questo fa sì che il tasso di affollamento ufficiale oggi sia del 112,6%, mentre era del 108,0% un anno fa”.
Ma oltre al sovraffollamento, il problema è che manca il personale per riuscire a gestire tutto.
“Ogni risorsa del carcere, risorse che raramente sono abbondanti, va “divisa” per un numero crescente di detenuti – fanno sapere da Antigone -. A partire dal personale. Nelle 38 visite fatte da Antigone nel primo semestre del 2022 abbiamo registrato una presenza media di 1,7 persone detenute per ogni agente di polizia penitenziaria. Nelle 42 visite fatte dall’inizio del 2023 ad oggi, questo valore è salito ad 1,8, ovviamente a causa della crescita delle presenze.
Di segno opposto la variazione nel numero degli educatori, grazie alle immissioni degli ultimi anni, lungamente attese. Erano in media 88,6 persone detenute per ciascun educatore negli istituti da noi visitati nel primo semestre del 2022, sono in media 70,8 in quelli visitati quest’anno.
Si attende con ansia l’immissione in servizio dei nuovi direttori, dato che solo il 50% degli istituti da noi visitati quest’anno aveva un direttore tutto proprio. In tutti gli altri casi il direttore era impegnato in più di un istituto, non potendo dunque garantire la presenza costante di cui una comunità complessa e delicata come un carcere ha bisogno.
E come si può immaginare d’estate tutte queste criticità si aggravano. A causa delle ferie negli istituti c’è meno personale e rispondere ai bisogni delle persone detenute si fa più difficile e tutto rallenta”.
In più aumentano suicidi e autolesionismo, specialmente d’estate che si conferma essere il periodo peggiore. “Nei mesi di giugno, luglio e agosto del 2022, 31 persone si sono tolte la vita in carcere (16 solo ad agosto) sugli 85 contati a fine anno. E se nel 2021 i casi nei tre mesi estivi erano stati “solo” 9 sui 58 registrati a fine anno, nel 2020 si erano tolte la vita 19 persone delle 61 conteggiate al 31 dicembre. Nel 2019 i suicidi estivi erano stati, invece, 16 sui 53 totali. Quest’anno, a giugno, luglio e i primi giorni di agosto si contano già 15 suicidi” si legge nell’indagine di Antigone.
Il tutto viene reso ancora più complicato dalla mancanza delle docce. “Negli istituti visitati dall’osservatorio di Antigone quest’anno, nel 50% dei casi c’erano celle senza doccia, nonostante il regolamento penitenziario del 2000 preveda la loro presenza obbligatoria a partire dal 2005. Questo significa non poter cercare refrigerio in questo modo. I frigoriferi nelle celle sono presenti solo in pochissimi casi, molti istituti non hanno nemmeno il frigorifero di sezione, quindi anche l’acqua fresca non è sempre a disposizione”.
Da non sottovalutare anche lo stato delle strutture penitenziarie. “L’aria che filtra dalle finestre è poca per via delle schermature che – stando alle rilevazioni dell’osservatorio di Antigone – sono presenti nel 50 per cento dei casi. A questo si può aggiungere che, durante la notte, in diversi istituti viene chiuso anche il blindo, una pesante porta di ferro all’ingresso della cella, che di fatto costituisce un muro per l’aria”.
