Viterbo – “Fare il facchino è vocazione. Chi decide di esserlo è perché sente una vera e propria chiamata”. Massimo Mecarini è facchino dal 1979. Ha iniziato con Spirale di fede, “la macchina che ho nel cuore”, ha detto Mecarini. Invece “Gloria è dirompente, una macchina che ha superato in bellezza il bozzetto”.
Passato in appena tre anni dalle corde alle file dei ciuffi, Mecarini dal 2008 è presidente dei facchini. Fondamentale il suo ruolo lungo il percorso del riconoscimento Unesco. Una laurea in Scienze politiche alla Sapienza con una tesi in diritto agrario discussa in tedesco. 46 i trasporti. Un record, e al tempo stesso un punto di riferimento assoluto. Un volto da centurione romano. Impeccabile per stile e costanza. Il Beckenbauer del Sodalizio.
Viterbo – Massimo Mecarini
Presidente Massimo Mecarini, ultimo trasporto di Gloria, quali sono le sensazioni che prova?
“Grande emozione e un po’ di magone. Ci congediamo infatti da Gloria che è una macchina che è piaciuta tantissimo e sarà difficile separarsene. C’è un pizzico di malinconia nell’entusiasmo generale del trasporto. La cosa che dispiace è che Gloria verrà poi messa in un magazzino in attesa di vedere il museo delle macchina che chissà se si farà. Quindi la tristezza è non poterla rivederla assemblata, salvo occasioni particolari”.
Che cosa ha avuto Gloria di speciale, visto che sono già in tanti a rimpiangerla?
“È stata una macchina dirompente, soprattutto dopo Fiore del cielo che è piaciuta e non è piaciuta. Una macchina fortunata perché è andata ad Expo e durante il suo corso c’è stato il riconoscimento Unesco. Tuttavia è andata incontro a pareri contrastanti. Gloria invece è stata accolta con entusiasmo, all’unanimità. È stata la macchina che ha superato in bellezza il bozzetto. E di solito non era mai accaduto”.
Se dovesse fare una classifica delle macchine, quale sarebbe?
“Nel cuore ho una macchina, perché abbiamo esordito insieme. Ed è Spirale di fede. Poi le macchine belle sono state tante: Sinfonia d’archi, Gloria, Armonia celeste, che se fosse stata realizzata come da bozzetto sarebbe stata bellissima. Dopodiché c’è stata anche Volo d’angeli su cui è stato detto di tutto, una macchina spartiacque, una rivoluzione copernicana, una macchina fondamentale. Tuttavia, la mia macchina del cuore, ripeto, è stata Spirale di fede, anch’essa fortunatissima, con due trasporti straordinari e l’arrivo a Viterbo di papa Giovanni Paolo II”.
Per quale motivo è nato il Sodalizio dei facchini?
“Perché prima della nascita del Sodalizio il costruttore era il dominus incontrastato del trasporto. Decideva tutto, anche la formazione dei facchini. Facchini che poi decisero di riunirsi in un’associazione che li tutelasse e al tempo stesso li affrancasse da tutta questa situazione. Ed è quello che è successo”.
Quest’anno è il 45esimo anniversario del Sodalizio. Quale cambiamento ha prodotto nel trasporto in tutti questi anni?
“Quando nel 1986, con Armonia celeste, abbiamo sfiorato la tragedia, da allora sono state stabilite le misure della macchina, altezza e peso, con l’obbligo di pesata e l’affidamento del trasporto al Sodalizio. Una vera e propria svolta”.
In che termini?
“Da quel momento in poi chi stava alla guida del trasporto doveva essere una persona competente, con almeno 20 anni di trasporto sulle spalle”.
Che cosa significa essere facchino a Viterbo?
“Significa essere un punto di riferimento. Al tempo stesso fare il facchino è vocazione. Chi decide di esserlo è perché sente una vera e propria chiamata”.
Macchina di Santa Rosa – Trasporto 2022 – Gloria
Il trasporto della macchina è una festa laica o una festa religiosa?
“Per me è una festa religiosa. Quello che anima i facchini è infatti la fede, la forza e la volontà. E la forza è anche quella interiore perché si crede in qualcosa di importante, ossia Santa Rosa. Poi ci sono le tradizioni, ma per me è e rimane una festa religiosa, con degli aspetti laici. Ma in cima alla macchina c’è la nostra santa patrona”.
Come vi state preparando al trasporto del 3 settembre?
“Intanto stiamo facendo le cene in piazza, un momento di forte aggregazione per le famiglie e di appartenenza al Sodalizio. Poi stiamo procedendo a Grenada passi verso il trasporto. Il 29 abbiamo la messa con il vescovo, il 30 la prova generale di sera, il 31 la cena tecnica, poi il primo la mini macchina del centro storico, preceduta dalle minimacchine del Pilastro il 26 e di Santa Barbara il 27, il corteo storico del 2 settembre e, sempre il 2 settembre, la sera, andiamo a tracciare il percorso”.
Come si svolge la tracciatura del percorso?
“La sera del 2 settembre, dopo cena, con tanto di pennello tutti i facchini fanno a piedi il percorso del trasporto segnando i punti cruciali che serviranno al capofacchino su come manovrare la macchina”.
La prova generale invece in che consiste?
“La prova generale punta a rivedere tutte le file, rivedere bene le misure e fare eventuale degli spostamenti. Poi è anche l’occasione per consegnare ciuffi e spallette e salutare i nuovi. Durante la cena tecnica, che facciamo da 15 anni, il capofacchino e il presidente chiamano gruppo per gruppo, reparto per reparto, dando le raccomandazioni finali. In modo tale che ognuno sappia cosa fare”.
Il momento più bello e quello più difficile del trasporto?
“Sono tutti momenti belli e tutti momenti difficili. Bella la mossa, belle le girate, il percorso, l’arrivo. È tutto bello e tutto difficile. Niente deve essere lasciato al caso e bisogna essere sempre molto cauti in quello che si fa”.
Dopo 46 anni di esperienza ha qualche rimpianto?
“No, anche perché sono stato un privilegiato. Nel mio percorso, ho fatto solo due anni di corda e sono andato subito al ciuffo. Sono stato fortunato, diventando alla fine presidente. Un onore, un vero e proprio privilegio”.
Le girate a chi le dedicherete?
“Lo diremo in conferenza stampa”.
Viterbo – Massimo Mecarini
Dieci anni fa il riconoscimento Unesco. Cosa è cambiato?
“È cambiato che il trasporto è stato inserito nel circuito Unesco e la macchina di Santa Rosa è più conosciuta a livello internazionale. Poi, l’interscambio con le altre comunità significa per noi imparare sempre qualcosa di nuovo e viceversa nei confronti delle altre macchine a spalla”.
Se dovesse prime un desiderio in merito al prossimo trasporto, quale sarebbe?
“Mi piacerebbe che ci fosse un trasporto straordinario per far provare a tutti quelli che sono in formazione quanto è bello poterlo fare, l’emozione che si prova”.
Dopo il Covid, dopo due anni di assenza del trasporto, cosa è cambiato?
“Praticamente niente. L’anno scorso è stato meraviglioso vedere sulle facce delle persone una luce particolare. Cosa che accadrà anche quest’anno. Una luce particolare negli occhi che dà appunto la sensazione che non solo non è cambiato niente, ma c’è qualcosa in più”.
Invece, cosa vi hanno insegnato due anni di pandemia?
“Ci hanno insegnato che non bisogna mollare mai”.
Daniele Camilli


