Mohammed Fall
Viterbo – “Era un ragazzo straordinario che sperava in un futuro migliore per tutta la sua famiglia”. Fatica, famiglia, speranza. I tre tratti distintivi della vita di Mohammed Fall. Bracciante, morto il giorno di Ferragosto, a vent’anni, nel lago di Bolsena.
A riva il 15 agosto, ad aspettarlo c’erano la madre Nabou Wade, gli zii Samba Wade, 60 anni, operaio a Brescia, e Papa Sidy Wade, anche lui operaio. Infine il nonno, Talla Bouya Setk, 69 anni, pensionato, e i cugini, convinti, quel giorno, a salire con lui sul pedalò affittato dalle parti di Capodimonte. Senegal, il paese di provenienza, da cui Mohammed Fall era partito meno di un anno fa, per raggiungere la madre in Italia, qui dal 2006, anche lei bracciante agricola, con una casa in affitto al Carmine, quartiere a sud della città di Viterbo dove la comunità musulmana, così come in centro storico, sta mettendo radici da anni.
Mohammed Fall assieme alla madre Nabou Wade
Fatica. Dolore fisico che si oppone alla prosecuzione del lavoro. “Mohammed – ricorda Samba Wade – era un bracciante agricolo. Ed è così che aiutava la sua famiglia, qui e in Senegal. Si alzava all’alba per andare nelle campagne di Viterbo. Faticava molto, poi d’estate è ancora peggio. Poi tornava a casa, per ricominciare la mattina dopo. Una vita di sacrifici”. Una condizione, quella del bracciante, fatta di ore ed ore passate sotto il sole o la pioggia, al freddo e al caldo che t’ustiona la pelle. per un salario che spesso è meno di quanto previsto dal contratto di lavoro. Per una giornata che, spesso, dura di più, di quanto dovrebbe.
Lo zio Samba Wade
Famiglia. Gruppo sociale in cui si nasce e si cresce. “Il giorno di Ferragosto – prosegue Samba Wade – eravamo partiti tutti insieme per il lago. La famiglia si era riunita. È difficile incontrarsi. Perché quando vai via dal tuo paese vai a lavorare ovunque, in Italia e in Europa. Ci si sente per telefono, videochiamata, ma di persona spesso è complicato. Prima di venire in Italia, Mohammed non vedeva la madre da anni. Quel giorno, al lago, dopo tanto eravamo di nuovo tutti insieme”.
Il nonno Talla Bouya Setk
Samba e Papa Sidy Wade ieri erano in moschea a Viterbo, assieme a loro anche Talla Bouya Setk. Per la preghiera pubblica del venerdì, la Jumuʿa. Tanti i fratelli. le sorelle che si sono stretti attorno. Questa mattina i rappresentanti del centro culturale islamico saranno a Capodimonte per rendere omaggio a Fall prima che inizi il viaggio in Senegal, insieme alla madre, a Dakar dove era nato.
Martedì e a Capodimonte tante persone stavano festeggiando il ferragosto tra una nuotata e una chiacchierata. Mohamed Fall si trovava sul pedalò con i cugini quando si è tuffato nel lago per un bagno. Prima un paio di video con il cellulare, per segnare il ricordo della giornata.
“Mohammed sapeva nuotare – spiegano Papa Sidy Wade e Talla Bouya Setk -. Aveva noleggiato il pedalò e chiesto ai suoi cugini di andare con lui. Erano in tre. Mohammed si è tuffato due volte, la seconda non è più risalito. I suoi cugini hanno aspettato qualche minuto e poi, quando hanno visto che non risaliva più, sono corsi a chiedere aiuto”.
Dopo ore e ore di ricerche, il corpo è stato trovato nella mattinata del 16 agosto a circa 4 metri di profondità e a 200 dal punto in cui si era tuffato. Decisivi all’individuazione i droni dei vigili del fuoco che hanno scandagliato lo specchio d’acqua. Non verrà svolta nessuna autopsia. La dinamica, per gli inquirenti, sembra essere chiara: Mohamed si sarebbe tuffato senza trovare più il modo di risalire. Il corpo è stato restituito alla madre e poi verrà trasferito in Senegal.
Lo zio Papa Sidy Wade
Speranza. Attesa fiduciosa di un evento favorevole. “Mohammed – raccontano infine Samba e Papa Sidy Wade e Talla Bouya Setk – aveva trovato un altro lavoro, sempre da bracciante, in Trentino. Dove avrebbe guadagnato di più e messo basi più solide, per sé e per tutta la sua famiglia. Questi, per lui, erano giorni di vacanza, i primi. Per riposarsi. Perché chissà quando gli sarebbe capitato di nuovo. Per sperare in una vita migliore”.
Daniele Camilli
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