Viterbo – “Naceur è morto perché è stato sfruttato e non sono state rispettate le regole”. Così Davide Fiatti, segretario nazionale Flai Cgil, ieri alla manifestazione in ricordo di Naceur Messaoudi. Era il 19 luglio quando Naceur, 50enne di origine tunisina, ha accusato un malore mentre stava raccogliendo cocomeri in un campo a Montalto di Castro. Un malore nelle ore più calde della giornata, probabilmente un infarto, che non gli ha lasciato scampo. Trasferito immediatamente in ospedale, per lui non c’è stato nulla da fare.
Viterbo – La manifestazione in ricordo di Naceur Messaoudi
Sono passati diversi giorni dal tragico evento e ieri in tanti si sono ritrovati in piazza della Repubblica in segno di solidarietà ai famigliari. Ma non solo. Si è sollevata infatti un’unica voce di chi chiede maggiori sicurezze sul lavoro, specie nei settori particolarmente a rischio. Come la condizione in cui si trovava a lavorare Naceur Messaoudi, tante ore all’aperto sotto il sole in un periodo dell’estate particolarmente caldo.
Davide Fiatti, segretario nazionale Flai Cgil
La manifestazione è stata indetta dai sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil. A moderare il giornalista Daniele Camilli.
“I lavoratori agricoli sono quelli che ci permettono di andare a fare la spesa e comprare i prodotti che ci servono per mangiare – ha detto Davide Fiatti, segretario nazionale Flai Cgil -. Non producono cose di lusso ma cose indispensabili. Oggi siamo qui per ricordare Naceur che è morto di fatica e di caldo. È morto perché non sono state rispettate le regole. Vi ricordo che nel settore agricolo bisogna lavorare al massimo sei ore e mezza al giorno. Quel lavoratore è morto non casualmente, è morto perché è stato sfruttato e non sono state rispettate le regole esistenti”.
Sara De Luca, segretaria generale Fai Cisl Viterbo
“Ci sono già leggi – ha proseguito – che non permettono di lavorare a certe temperature. Oggi si celebrano i 67 anni dalla strage di Marcinelle, dove sono morti circa 130 italiani, perché nel ‘56 noi andavamo negli altri paesi a lavorare. Le regole ci sono e devono essere rispettate”.
Viterbo – La manifestazione in ricordo di Naceur Messaoudi
Accanto ai sindacati diverse sigle. Tra loro c’era l’Anpi di Viterbo e la sezione di Tarquinia, l’Associazione universitaria per la cooperazione e lo sviluppo (Aucs onlus), Arci Viterbo, la Rete degli studenti medi e Percorso – Sindacato studentesco universitario, la Rete nobavaglio e Rnb Viterbo, la Rete antitratta, il centro culturale islamico di Viterbo, l’associazione Semi di pace.

Antonio Biagioli segretario generale Uil
Marco Nati (Flai Cgil), Sara De Luca (Fai Cisl) e Antonio Biagioli (Uila Uil), avevano invitato la cittadinanza a partecipare in piazza per accendere un faro sulle condizione in cui i braccianti sono costretti a vivere e lavorare. E in tanti hanno risposto all’appello.
Viterbo – La manifestazione in ricordo di Naceur Messaoudi
C’era anche la consigliera regionale del Lazio Marta Bonafoni, il segretario generale Flai Cgil Stefano Morea, Antonio Mattei segretario generale Uil, il vicesindaco di Viterbo Alfonso Antoniozzi, il segretario generale della Uil di Viterbo Giancarlo Turchetti, Enrico Mezzetti dell’Anpi, Francesco Boscheri membro della direzione regionale del Pd e Alessandro Mazzoli presidente dell’assemblea provinciale del Pd.
In tanti in piazza per parlare di norme, misure e strumenti a tutela dei lavoratori. Per permettergli di lavorare in piena sicurezza. Per evitare che episodi del genere possano nuovamente ripetersi. Per dare loro delle garanzie.
Viterbo – La manifestazione in ricordo di Naceur Messaoudi
“Quel 19 luglio era una giornata caldissima, forse la più calda di tutto il mese. Naceur è rimasto in un campo di lavoro, stroncato da un malore perché il suo cuore non ha retto la fatica”, ha detto Sara De Luca, segretaria generale Fai Cisl Viterbo. Per poi aggiungere: “Naceur è morto da solo, lontano dal suo paese e dalla sua famiglia. Era arrivato per avere un futuro migliore. Noi oggi siamo qui perché non vogliamo che ci siano persone invisibili. Ogni persona ha diritto ad avere una casa, la famiglia con se e un documento. Perché chi non ha un documento è un invisibile”.
Viterbo – La manifestazione in ricordo di Naceur Messaoudi
A prendere la parola anche Antonio Biagioli, segretario generale Uila Ull Viterbo: “Io sono con voi, io sono come voi. E insieme dobbiamo iniziare a dire basta. Dobbiamo imparare a dire che sotto il sole a quell’ora non andiamo a lavorare. Dobbiamo dire che sulle impalcature senza protezione non ci saliamo”.
“Oggi siamo qua non perché è una fine ma perché è un inizio. Noi adesso andiamo a rinnovare il contratto – ha poi aggiunto -. Io voglio fare le assemblee con tutti i lavoratori. Perché io andrò a decidere il vostro futuro per i prossimi quattro anni. Devo decidere quanto dovete lavorare e quanto dovete guadagnare. Ma chi sono io per decidere se non mi confronto con voi? Siete voi che ci dovete dare una mano”.
Daniele Camilli
In piazza anche Nedir Hachemi del Centro culturale islamico: “Sono qui per dire che non si può morire lavorando. Per dire ‘basta’”.
“L’’80% della nostra comunità sono tutti braccianti agricoli – ha aggiunto Nedir Hachemi -. Anche io sono arrivato come bracciante, iscritto alla Cisl. Noi iniziavamo a lavorare alle otto del mattino e andavamo via alle quattro. Avevamo solo un’ora di riposo e eravamo nei campi anche a giugno, luglio, agosto con temperature che possono arrivare fino a 40 gradi. Quello che è successo a Naceur è un’ingiustizia. La gente non può lasciare il proprio paese e venire qui per morire”.
Nedir Hachemi del Centro culturale islamico
“Si muore sul lavoro perché c’è lo sfruttamento capitalistico. Perché viviamo in un mondo che prevede che ci sia qualcuno che al mattino si alza, va al lavoro e non fa ritorno a casa. Soltanto se riusciamo a sovvertire questa realtà dei fatti potremo dire che non ci sono più morti sul lavoro”, ha invece affermato Enzo Morleschi di Tuscia in Lotta.
Per poi rivolgersi ai sindacati, sollevando qualche polemica: “Cari compagni c’è un sindacalismo conflittuale che pratica la lotta di classe, fa i picchetti e gli scioperi. E poi c’è il sindacalismo tricolore confederale che fa la concertazione. Ma se si fa la concertazione abbiamo già perso in partenza”.
Viterbo – La manifestazione in ricordo di Naceur Messaoudi
Nel corso della manifestazione anche tante storie. Quelle dei braccianti. Come quella di Sal Mussà e del cugino di Naceur.
“Quando sono arrivato qui in Italia – ha spiegato Sal Mussà – per fortuna ho trovato un lavoro come pastore. Ogni giorno iniziavo a lavorare la mattina alle 6 o alle otto, quasi dodici ore al giorno. Al mese il capo mi pagava 800 euro, circa 26 euro al giorno. Lui mi strillava, mi trattava male. L’ultima volta che ho litigato con lui, mi ha cacciato. Ha preso il mio zaino con il cibo e l’ha buttato via. E mi diceva che sarei dovuto tornare a casa a piedi, invece che in macchina. Questo mese non ho ancora avuto la paga, fino ad ora non mi ha mai pagato”.
Enzo Morleschi di Tuscia in Lotta
Particolarmente commosso il cugino di Naceur: “Mi dispiace tanto. Lui era arrivato qui per lavorare. Lascia una moglie, due figli e una sorella. Tutti che facevano affidamento su di lui. Anche dopo morto il suo capo ha detto che l’ha trovato in strada, ma c’erano dei testimoni che lavoravano con lui”.
Testimonianze che hanno toccato l’intera piazza. Che hanno unito tutti, per dare vita a quella che è stata la prima manifestazione organizzata dai sindacati per i braccianti agricoli nella Tuscia.
Maurizia Marcoaldi
Multimedia – Fotocronaca: Manifestazione per Naceur Messaoudi – Video: Sindacati in piazza per Naceur Messaoudi










