Vincenzo Fiorillo
Viterbo – “Noi non siamo solo costruttori, ma anche custodi della macchina di Santa Rosa”. Vincenzo Fiorillo, la sua è l’impresa che dal 2015 si occupa dell’assemblaggio della macchina di Santa Rosa. Un trasporto che precede quello del 3 settembre. Dalla sede lungo la Tuscanese fino a piazza San Sisto. Poi, da lì, toccherà ai facchini, fino alla basilica di Santa Rosa. Una torre che da metà agosto, tutti gli anni, si va ad affiancare, lungo le mura di porta Romana, a quella longobarda e all’altra, cinquecentesca, dell’orologio. Un assemblaggio che, al tempo stesso, è anche la costruzione di un’opera architettonica, che si affianca alla macchina in quanto tale, destinata a scomparire dopo il 3 per poi manifestarsi di nuovo l’anno dopo. Un mondo a cavallo tra tradizione e immaginazione, sotteso da sapienza ed efficienza. Il 29 agosto, poi, la prova luci. Infine il nuovo bando per la costruzione della nuova macchina di Santa Rosa, il dopo Gloria. “Parteciperemo anche noi – ha detto Fiorillo -. E sarà anche l’occasione per dare spazio completo alla nuova generazione, a Mirko e Alessio”.
Viterbo – Santa Rosa – Gloria
L’ultimo trasporto di Gloria, l’ultimo trasporto dell’impresa Fiorillo. Come lo state vivendo?
“Lo stiamo vivendo con grande emozione. Da un lato con la consapevolezza del lavoro che c’è da fare in vista del 3 settembre. Dall’altro con la coscienza che si tratta dell’ultimo assemblaggio. Il tutto con lo sguardo rivolto al futuro”.
Cosa succederà a Gloria dopo il 3 settembre?
“La macchina è di proprietà del comune, ma a noi piacerebbe conservarla. Anche in vista del 2025, anno giubilare. E su questo siamo a disposizione. Dopodiché, le macchine, una volta attraversata la città per l’ultima volta, finiscono in un deposito. Un deposito che si trova lungo la Tuscanese”.
Quali sono le macchine custodite nel deposito lungo la Tuscanese?
“L’ultima è Fiore del cielo, assemblata di nuovo, qualche anno fa, a piazza del teatro. Poi c’è Ali di luce, sempre di Ascenzi, Sinfonia d’Archi di Battaglione Russo. C’è anche una parte di Armonia celeste di Sensi. Infine c’è Terzo millennio di Cappabianca e Cesarini”.
Ci sono state novità nell’assemblaggio di quest’anno?
“Nessuna novità. Il giorno dell’assemblaggio, quando abbiamo messo la statua di Santa Rosa in cima alla macchina, abbiamo anche testato sul campo la sicurezza dei mezzi che utilizziamo, a partire appunto dalla piattaforma. È bastato che il peso delle persone presenti sforasse di qualche chilo e il sensore si è messo subito in funzione. Ed era pronta un’altra piattaforma che ha permesso di chiudere il lavoro nei tempi previsti. Efficienza e sicurezza sono cose fondamentali in queste situazioni. Dobbiamo essere sempre pronti a rispondere a tutto ciò che si presenta. A tutte le problematiche che potremmo avere di fronte. Ed è un aspetto cui teniamo molto, soprattutto per quanto riguarda l’assemblaggio. Perché noi non siamo solo costruttori, ma siamo anche custodi della macchina di Santa Rosa. Oggi faremo gli ultimi ritocchi, dall’impianto a tutto il resto”.
Macchina di Santa Rosa – Gloria arriva a San Sisto
La prova luci quando ci sarà?
“Il 29 agosto alle ore 21. Per l’occasione offriremo anche la pasta alla amatriciana. In quell’occasione accenderemo anche le luci, nella speranza che il tempo ci assista”.
Qual è la storia dell’impresa Fiorillo in merito al trasporto della macchina di Santa Rosa?
“È una storia che parte da lontano. Abbiamo iniziato a collaborare alla costruzione di Armonia celeste i Sensi. Poi dal 2015 abbiamo preso in mano l’assemblaggio nella sua interezza, vincendo il bando comunale. Una storia che, nel corso del tempo, ha visto al lavoro tre generazioni di Fiorillo. La mia e quella dei miei figli Mirko e Alessio. Adesso c’è anche mio nipote Lorenzo”.
Che cosa significa per un’impresa viterbese partecipare al percorso che porta al trasporto del 3 settembre?
“È innanzitutto una cosa seria che va vissuta con grande disciplina e sentimento. Un servizio alla città e alla sua storia. Un qualcosa che, quando lo fai, non resta mai lì, ma guarda sempre al futuro. Il futuro del trasporto. Un trasporto che incarna l’identità profonda di una città e della comunità che la caratterizza. La disciplina, perché assemblare la macchina è un impegno importante per un’impresa che deve affrontare anche tante difficoltà, e quello che conta non è di certo il profitto. Un aspetto che caratterizza certo l’attività di impresa, ma di sicuro non in questo caso. Ed è giusto così, anzi, per certi aspetti è anche un valore aggiunto. Assemblare la macchina, costruirla pezzo dopo pezzo è un onore e al tempo stesso un omaggio alla città in cui si è nati e vissuti, di cui si è parte integrante e dove la propria famiglia affonda le sue radici”.
Cosa intende invece per “sentimento”?
“La macchina di Santa Rosa è parte della nostra stessa crescita personale. Un momento immancabile nella vita di ciascun viterbese. Mi ricordo che da bambino, avrò avuto 5 anni, mio padre mi metteva seduto sulle transenne di legno che venivano montate in piazza del teatro. E lì ci sono ancora i buchi dove venivano inseriti i pali. E lì aspettavo il passaggio della macchina con tutto ciò che lo caratterizza, dai facchini alla musica che l’accompagna. Momenti che poi vengono tramandati alle generazioni successive, trasmettendo loro il senso di appartenenza alla città. Quando sto insieme ai miei nipoti, capita spesso di sentirli cantare l’inno di Santa Rosa. E quando li sento, penso alla trasmissione di valori che tutto questo contiene e al tempo stesso al passaggio generazionale che la caratterizza. C’è infine un dato personale e religioso cui tengo molto. Il mio è stato uno degli ultimi matrimoni alla basilica di Santa Rosa, nel 1976. Una scelta motivata dalla fede, che va sempre al di là di tutto”.
Macchina di Santa Rosa – Gloria arriva a San Sisto
Il ricordo più bello del trasporto di Gloria e i momenti più difficili.
“Il momento più bello è quando vinci l’appalto, quello più difficile è il confronto con la realtà, il momento, appunto, della costruzione, quando devi essere il più possibile fedele al progetto proposto dall’architetto. Non è stato semplice, ma ci siamo riusciti. Dopodiché, un altro momento difficile è legato ai tempi di costruzione. Avevamo a disposizione 100 giorni, e abbiamo lavorato anche di notte, tenuto conto di una macchina che presenta tutta una serie di complessità stilistiche che vanno rispettate”.
Dopo Santa Rosa ci sarà il nuovo bando per la costruzione della nuova macchina. Parteciperà anche l’impresa Fiorillo?
“Sì, parteciperemo. E sarà anche l’occasione per dare spazio completo alla nuova generazione, a Mirko e Alessio. L’occasione per guardare al futuro. Comunque sia ci saremo, Poi, vinca il migliore”.
Daniele Camilli
Multimedia: Fotocronaca: Santa Rosa è in cima a Gloria – Video



