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Canino – (sil.co.) – Rapina alla Doganella, saranno sentite dopo la pausa estiva le tre parti offese, due uomini e una donna della cooperativa di Canino che attorno alle sei e mezza del pomeriggio del 6 novembre 2020 furono minacciati con una pistola e legati dalla coppia di banditi traditi dal Dna per cui il processo è entrato nel vivo con la testimonianza di un carabiniere lo scorso 13 giugno davanti al collegio del tribunale di Viterbo.
Imputati due pluripregiudicati, il 48enne siciliano D.G. e il 44enne viterbese A.N.S., difesi dagli avvocati Luigi Mancini del foro di Viterbo e dal collega Antonio Ficarra di Termini Imerese.
Erano circa le 18,30 quando la coppia di malviventi è entrata in azione, tendendo un agguato nel piazzale a due delle tre vittime, un uomo e una donna, dipendenti della cooperativa agricola, che stavano salendo in macchina all’orario di chiusura.
Gli hanno puntato una pistola semiautomatica in faccia, intimandogli di tenere la testa bassa e non guardare. Hanno sottratto loro portafoglio, cellulare e documenti, quindi li hanno costretti a rientrare, arraffando i circa 1600 euro che erano in cassa e legandoli assieme a un terzo dipendente con le fascette autobloccanti prima di scappare. In totale un bottino attorno ai duemila euro.
Il 48enne è recluso presso il carcere di Caltanissetta, da dove ha preso parte all’udienza di giugno in videoconferenza. Il 44enne viterbese, invece, che era ristretto ai domiciliari, è finito nuovamente in carcere due settimane dopo, lo scorso 30 giugno, per la tentata rapina messa a segno il 7 aprile 2021 in una farmacia di Grosseto, per cui è stato condannato a 3 anni e 3 mesi e 500 euro di multa il 3 novembre 2021 dal collegio del tribunale di Grosseto. Tre anni e 2 mesi al complice.
Per la rapina a Canino, messa a segno cinque mesi prima, il 44enne e il complice sono stati identificati e arrestati a distanza di due anni, nella primavera del 2022, traditi dalle tracce di Dna rilevato dai carabinieri del Ris sulla scena del crimine. Il viterbese era la “talpa”, avendo lavorato in precedenza per la cooperativa agricola.
Il 14 aprile 2022, sempre assieme a un complice, il 44enne, attualmente detenuto a Mammagialla, è stato condannato in primo grado dal tribunale di Terni a 4 anni e 8 mesi con lo sconto di un terzo dell’abbreviato scelto dal difensore Luigi Mancini per due rapine a mano armata messe a segno in un sol giorno, il 29 marzo 2021, a distanza di poche ore l’una dall’altra, in Umbria. La prima a Terni, la seconda a Ponte San Giovanni, in provincia di Perugia.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
