Roma il carcere di Rebibbia
Roma – Rebibbia, detenuto scavalca il passeggio e sale su una gru.
Questa mattina un detenuto ha scavalcato il passeggio mentre si svolgeva l’ora d’aria e è riuscito a salire su una gru che stava svolgendo dei lavori interni del carcere. È accaduto nel carcere romano di Rebibbia. È immediatamente scattato l’allarme. Sul posto anche i vigili del fuoco.
Ne danno notizia il segretario regionale Uspp Daniele Nicastrini e il egretario generale della Uilpa polizia penitenziaria Gennarino De Fazio.
“La situazione si è fortunatamente risolta: il detenuto in questione è sceso dalla gru, grazie all’interlocuzione con la polizia penitenziaria presente”, ha spiegato Maurizio Somma, segretario nazionale per il Lazio del sindacato autonomo polizia penitenziaria.
“Come sindacato, – è intervenuto Nicastrini – ogni giorno registriamo fatti incresciosi, aggressioni, ritrovamenti di stupefacenti, eppure al Dap l’unica cosa che interessa e inviare agenti appena usciti dai corsi alle squadre di calcio e bande musicali mentre le carceri sono diventate terra di nessuno, con oltre 6000 unità e 850 agenti in meno”.
Il presidente dell’Uspp Giuseppe Moretti è intervenuto ribadendo che l’Uspp da tempo ha chiesto di proclamare lo stato di emergenza affinché il vertice politico possa assumere quei necessari provvedimenti per integrare le circa 6000 unità che mancano nella pianta organica della polizia penitenziaria e superare quelle difficoltà operative sulle quali si attendono atti più volte annunciati dal governo per aumentare il livello di sicurezza all’interno delle carceri.
“Siamo alle prese con un ennesimo gesto di protesta estremo di un detenuto nelle nostre prigioni che, da un lato è indice del disagio in cui versa l’utenza, specie quella affetta da patologie psichiatriche e che rimane pressoché abbandonata a se stessa – ha detto il segretario della Uilpa polizia penitenziaria -, dall’altro conclama la vulnerabilità del sistema penitenziario le cui sorti si reggono per quel che è possibile esclusivamente sul diuturno sacrificio degli operatori, primi fra tutti quelli del corpo di polizia penitenziaria in sottorganico di 18mila unità. Sperando che l’episodio in questione si risolva senza conseguenze particolari, evidenziamo che non sempre va così e che, anche per un semplice dato statistico, non potrà sempre essere così. Per questo il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, farebbe bene a interessarsi compiutamente alle questioni carcerarie al di là degli aneddoti che ama raccontare, i quali probabilmente non a caso ricordano soprattutto momenti di torpore, e, unitamente a tutto il governo Meloni, dovrebbe prendere compiutamente atto della strisciante emergenza penitenziaria varando un decreto legge per metterle in sicurezza, cominciando dal rafforzamento della polizia penitenziaria. Parallelamente, inoltre, il parlamento dovrebbe approvare una legge delega per riforme strutturali che reingegnerizzino il sistema d’esecuzione penale, rifondino il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e riorganizzino il corpo di polizia penitenziaria”.
“Istituto che è bene ricordare ha una carenza di personale di polizia penitenziaria di circa 200 unità – ha scritto Fns Cisl Lazio -. Attualmente il sovraffollamento dei dtenuti è di circa 347 detenuti in più mentre quello regionale risulta in aumento rispetto al mese precedente ed ora è di 922 detenuti considerato che n. 6.209 risultano essere i detenuti reclusi nei 14 Istituti del Lazio, rispetto ad una capienza regolamentare di detenuti prevista di n. 5.287. Per la Fns Cisl Lazio occorrono urgenti e radicali interventi perchè il personale è stremato e così non si può continuare- chi opera nei penitenziari deve poter lavorare in serenità e questo non risulta ad oggi ed purtroppo non compreso da chi, invece, dovrebbe intervenire e risolvere la problematica”.
