Viterbo – “La gestione e il contenimento dei cinghiali all’interno dei centri urbani non spettano alla provincia ma ai sindaci”. Alessandro Romoli, presidente della provincia di Viterbo, sottolinea come “i primi cittadini possono e devono adottare misure straordinarie attraverso ordinanze specifiche” per gestire il problema degli ungulati. Romoli spiega infatti che la provincia può intervenire solo all’interno delle tre riserve naturali di Viterbo, Tuscania e Bomarzo di cui è ente gestore. Ma al di fuori, la palla passa ai comuni. E di cinghiali nei centri abitati, soprattutto in quello di Viterbo, ce ne sono davvero tanti. E non c’è nessuna giustificazione del mancato intervento della sindaca Chiara Frontini.
Alessandro Romoli
Presidente Romoli, crede che la presenza dei cinghiali nella Tuscia sia un’emergenza?
“Non penso si possa parlare ancora di emergenza, però certamente è una criticità molto importante. I cinghiali si stanno infatti avvicinando sempre più ai centri urbani, creando problemi per l’incolumità dei cittadini: si pensi per esempio alla frequenza con cui gli utenti della strada trovano i cinghiali in mezzo alla carreggiata, magari di notte e dietro una curva, con il rischio concreto di fare un incidente. Oppure i campi coltivati che vengono rovistati costantemente dai cinghiali, molto spesso con danni economici importanti per contadini e agricoltori diretti”.
Lei è presidente da un anno e mezzo, come si è mossa la provincia in questo periodo per arginare il problema dei cinghiali?
“La provincia non ha competenze nei centri abitati della Tuscia, che sono in capo ai comuni. Noi possiamo intervenire solo sulle tre riserve naturali di cui la provincia è ente gestore: parliamo della riserva naturale regionale Valle dell’Arcionello a Viterbo, la riserva naturale regionale di Tuscania e la riserva naturale provinciale Monte Casoli a Bomarzo. Già nel maggio dell’anno scorso, a pochi mesi dall’inizio del mio mandato da presidente, la provincia di Viterbo ha redatto e inviato alla regione Lazio un piano di gestione e controllo dei cinghiali per queste tre riserve naturali: questo piano prevede, tra le varie misure, anche la cattura con trappole mobili, la caccia di selezione e il trasferimento dei cinghiali in altre aree d’Italia meno popolate dagli ungulati”.
Come sta procedendo?
“La provincia sta facendo la propria parte. Grazie alla collaborazione tra il nostro personale e la polizia provinciale, abbiamo già avviato le attività per la realizzazione dei prelievi dei cinghiali previsti dal Priu (Piano regionale interventi urgenti per la gestione, il controllo e l’eradicazione della peste suina africana nella specie cinghiale, ndr). Nella riserva naturale regionale di Tuscania sono poi iniziate le attività di abbattimento dei cinghiali da postazione fissa, mentre sono in corso dei sopralluoghi in quella di Monte Casoli a Bomarzo per procedere anche lì. Solo nel 2022 il personale della polizia provinciale ha abbattuto più di 300 esemplari di cinghiali”.
E per quanto riguarda l’Arcionello?
“La situazione dell’Arcionello a Viterbo è più complessa, perché le attività di abbattimento sono rese complicate dalla presenza di abitazioni private all’interno dell’area. Come provincia stiamo quindi optando soprattutto per le operazioni di cattura: è proprio per questo motivo che stiamo portando avanti un dialogo con i privati che possiedono campi nelle vicinanze e all’interno della riserva, per ottenere il permesso di installare le gabbie all’interno dei loro terreni. Ma allo stesso tempo è nostra intenzione irrobustire le misure di contenimento dei cinghiali. Ecco perché ho deciso di convocare per la prossima settimana un incontro con l’Ambito territoriale di caccia Vt1, competente nell’area, per procedere anche con gli abbattimenti”.
Per quanto riguarda invece i centri abitati dove la presenza di cinghiali preoccupa di più, come provincia potete fare qualcosa?
“Assolutamente no, La provincia non può fare nulla al di fuori delle tre riserve naturali di Viterbo, Tuscania e Bomarzo. La gestione della situazione all’interno dei centri urbani è di competenza dei comuni e, di conseguenza, dei sindaci che possono e debbono intervenire se è il caso”.
Ma cosa possono fare i sindaci?
“Innanzitutto, possono svolgere operazioni di gestione e controllo all’interno dei centri urbani di propria competenza. Va poi ricordato che il sindaco è sempre la massima autorità competente sia in materia sanitaria, che di pubblica sicurezza e protezione civile. Questo significa che i primi cittadini possono adottare misure straordinarie per contenere i cinghiali attraverso ordinanze specifiche”.
Viterbo – Cinghiali in piazza del teatro
Anche la sindaca Frontini?
“Certamente, nessun sindaco della repubblica italiana fa eccezione”.
Che cos’è che non funziona allora secondo lei?
“I cinghiali si spostano verso i centri abitati in cerca di cibo. Il problema degli ungulati a Viterbo ha dunque a che fare in primis con la gestione e la raccolta dei rifiuti. C’è poi anche la questione dei terreni che confinano con la rotatoria di via Genova che non sono curati abbastanza e che ospitano al loro interno sia covi di rovi che vegetazione infestante. È chiaro quindi che i cinghiali si vanno a riparare in quei campi, e da lì si spingono fino al centro urbano. Il comune potrebbe per esempio fare delle ordinanze per far ripulire quei terreni, non solo per il problema cinghiali ma anche per rispetto delle norme antincendio. Noi come provincia non possiamo farlo, ma il comune sì”.

