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Il prefetto: “Trasporto della macchina 2022 senza autorizzazione e indecoroso comportamento del Sodalizio dei facchini…”

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Viterbo – “Trasporto 2022 senza autorizzazione del comune e indecoroso comportamento del Sodalizio dei facchini”.  Una vera requisitoria quella fatta dal prefetto Antonio Cananà nel corso dell’inquietante Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica di maggio. Nel mirino la sindaca Chiara Frontini ma anche il Sodalizio dei facchini.

Il prefetto di Viterbo Antonio Cananà

Il prefetto di Viterbo Antonio Cananà


“Lo scorso anno l’amministrazione comunale non aveva emesso alcuna autorizzazione all’effettuazione della manifestazione del trasporto della macchina di Santa Rosa”, ha detto, recriminando, il prefetto.

Ma poi non ha potuto fare a meno stigmatizzare il comportamento del Sodalizio dei facchini, che, va detto, si trovò di fronte una situazione per molti versi inaspettata e inedita, con piazze e vie semivuote per ragioni di sicurezza, tanto che il capofacchino Sandro Rossi sbottò alla riunione che precede il trasporto all’Unione, con la sindaca Frontini annichilita e livida.

Viterbo - Santa Rosa - Chiara Frontini e Sandro Rossi

Viterbo – Santa Rosa – Chiara Frontini e Sandro Rossi


“Ricordo l’indecoroso comportamento del Sodalizio dei facchini – afferma, secondo il resoconto dello stesso ufficio di governo, il prefetto Cananà nella riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica – che, senza avere alcuna competenza tecnica al riguardo, in un primo tempo ha messo in discussione, senza valide motivazioni, l’operato delle pubbliche autorità e in particolare il dispositivo di sicurezza predisposto dal comune per l’occasione, previ pareri dcl Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica e della Commissione tecnica di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo. 

E successivamente, ha tenuto un atteggiamento irresponsabile, ritardando lo svolgimento della manifestazione per circa un’ora, fino a quando non ha ottenuto, in contrasto con preminenti esigenze di sicurezza, di occupare parzialmente con il pubblico una via di fuga in via della Sapienza. Detto questo, è importante che la manifestazione 2023 si svolga senza problematiche”. Una vera e propria reprimenda. Senza che la sindaca silente, che appare come un marziano in terra incognita, abbia battuto ciglio. O abbia spiegato quale è il ruolo del Sodalizio e dei facchini. O quale sono le caratteristiche di una tradizione centenaria. Questo almeno emerge dal resoconto prefettizio. Non proprio una bella figura.

Il prefetto non si ferma qui e delinea anche i rapporti col Sodalizio dei facchini in prospettiva.

“In sede istruttoria, le istituzioni interessate applicheranno tutte le normative e le circolari ministeriali in materia di safety e security, così che l’importante manifestazione si svolga senza rischi per gli operatori e per il massiccio pubblico che sarà presente in città”, sottolinea il prefetto. E questo per un prefetto è, diciamo, il minimo sindacale. Se non fa applicare lui le regole chi le fa applicare? La sindaca?

Ecco a cosa si limita secondo il prefetto il ruolo del Sodalizio.

“Le ragioni della festa e della tradizione, di cui il Sodalizio dei facchini e qualunque altro soggetto pubblico e privato si faranno eventualmente portatori, saranno prese in debito esame – afferma Cananà -. Resta inteso che esse saranno recepite solo se compatibili con quelle della sicurezza, che rimangono assolutamente prioritarie.

L’opera di contemperamento non potrà avvenire nell’ambito del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, in quanto í facchini non ne sono membri e, d’altra parte non hanno alcuna competenza in tema di security”.

Come dire che non potrà più accadere ciò che è accaduto l’anno scorso in corso d’opera. Ciò che è accaduto però, va detto, è potuto succedere, perché il prefetto era appena arrivato. Ma anche e soprattutto perché, di tutta evidenza, la sindaca Frontini non si era peritata da un lato di rispettare lei le regole, dall’altro di illustrare la festa in tutti i suoi aspetti. E magari far presente che una festa popolare senza popolo è quanto meno una cosa strana e si dovevano trovare altre soluzioni. E che magari il Sodalizio dei facchini andava più pienamente coinvolto.

Non per rispetto o altro, ma perché, anche questo va detto, simpatici o meno che siano i suoi membri, tutti gli aspetti tecnici della manifestazione sono ben conosciuti solo dai vertici del Sodalizio, e in particolare dal capofacchino in carica.

Non prenderne atto – pure il prefetto ne dovrebbe essere conscio – metterebbe proprio a rischio la sicurezza. Certo è difficile riuscire a contemperare secoli di tradizioni sedimentate con le normative, ma questo è il lavoro che deve fare un prefetto. Per questo viene pagato dallo stato e quindi dai cittadini.

Ma la cosa che emerge in maniera più preoccupante dal resoconto della riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica di maggio è come la sindaca Frontini, silente e non ciarliera come di consueto, da un lato non si sia alzata per spiegare, se non difendere, le ragioni del capofacchino che pure c’erano, e dall’altro lato non si è peritata di spiegare al prefetto le ragioni di una festa che affonda le sue radici nei secoli passati e che va trattata con delicatezza e molta attenzione. Sì attenzione pure per il Sodalizio che della festa, al di là di chi lo guida al momento, è un pezzo significativo e che non può essere ignorato neppure un po’. Poi evidentemente chi deve far applicare le leggi lo deve fare. Ma con conoscenza dei fatti, oculatezza e logica.

Nello Celestini

Nello Celestini


Va infatti ricordato che il Sodalizio e il suo capofacchino Nello Celestini, un grandissimo personaggio, evitò per abilità, prontezza di riflessi, capacità tecniche, autorevolezza una vera tragedia. Chi scrive c’era nel 1986 ed era lì a pochi metri. E ricorda chiaramente che un amico mentre s’era sul sagrato del santuario di Santa Rosa mi disse: “Guarda! La macchina sta per cadere!”. Ed era vero. Cosa era successo, me lo spiegarono anni dopo in una lunga intervista lo stesso Nello Celestini, Massimo Mecarini, mi pare quinta fila ciuffi al tempo dei fatti, e Sandro Rossi, una prima fila ciuffi.



Era successo che l’allora costruttore, anche lui grande, Socrate Sensi, ritardò a staccare le corde alla fine della salita di Santa Rosa e la macchina si inclinò. E fu Nello a prendere in mano il microfono e il comando, e a risolvere la situazione gravissima. Questo per dire che il prefetto si trova davanti a una potente e poderosa tradizione, con mille sfaccettature, le quali nell’applicare la legge, che pure va fatto, non si possono ignorare. 



La tragedia sfiorata nel 1986 in un video di Provideo


Il pericolo infatti potrebbe essere proprio di rendere la festa più pericolosa di quello che effettivamente è. Certo: una patata bollente, ma a ognuno il suo ruolo. Ecco: forse da Nello Celestini ci sarebbe ancora molto da imparare. E questo vale per tutti.

Carlo Galeotti


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