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Alla chiesa della Trinità la messa per ricordare la figura di San Nicola da Tolentino

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Il polittico di San Nicola da Tolentino

Il polittico di San Nicola da Tolentino

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Domani, 10 settembre, alle 11,30 nella chiesa della Trinità in Viterbo, sarà presieduta dal parroco, Giuseppe Cacciotti Osa, una solenne liturgia con memoria di San Nicola da Tolentino, il taumaturgo agostiniano al quale viene attribuita una speciale intercessione in favore delle anime del Purgatorio.

Il singolare carisma del grande santo agostiniano è interpretato egregiamente dal pittore viterbese Giovan Francesco Bonifazi (XVII sec.) nella grande tela “San Nicola e le anime purganti”, che si può ammirare nel transetto sinistro della stesso tempio della Trinità.

In ossequio ad un’antica tradizione, al termine del rito Messa, verranno distribuiti a cura dei padri Agostiniani i panini benedetti. Il servizio d’onore verrà prestato dai cavalieri del sacro militare ordine costantiniano di San Giorgio.

Cenni biografici. Nicola nacque nel 1245 a Sant’Angelo in Pontano, vicino Fermo. La leggenda della sua vita, rappresentata da un ignoto pittore giottesco detto maestro della Cappella di San Nicola, narra come i suoi genitori, ormai anziani, si fossero recati a Bari su consiglio di un angelo in pellegrinaggio alla tomba di San Nicola di Mira per ottenere la grazia di un figlio. Ritornati a Sant’Angelo ebbero il figlio desiderato e, ritenendo di aver ricevuto la grazia richiesta, lo chiamarono Nicola.

Il giovane si distinse subito per viva intelligenza e impegno nello studio. Ascoltando, un giorno, la predica di un frate agostiniano sulla frase latina Nolite diligere mundum, nec ea quae sunt in mundo, quia mundus transit et concupiscenzia ejus (“non amate il mondo, né le cose che sono del mondo, perché il mondo passa e passa la sua concupiscenza”), avvertì la chiamata alla vita religiosa. Chiese, allora di essere ammesso nell’ordine degli eremitani di Sant’Agostino e i suoi genitori acconsentirono con gioia. Fece i voti solenni a meno di diciannove anni e nel 1269 fu ordinato sacerdote.

Dopo la sua ordinazione, predicò soprattutto a Tolentino, dove fu trasferito intorno al 1275. Nel convento di Sant’Agostino della cittadina marchigiana sarebbe rimasto fino alla morte, avvenuta nel 1305. Trascorse gli ultimi 30 anni della sua vita, predicando quasi ogni giorno. Dagli agiografi vengono soprattutto evidenziate la mitezza, la semplicità e la scrupolosa osservanza dei voti religiosi.

Il processo di canonizzazione di Nicola iniziò nel 1325 sotto Giovanni XXII, ma si concluse soltanto nel 1446 sotto Eugenio IV. Tuttavia già fin dalla metà del ‘300 veniva gà raffigurato con l’aureola (vedi ad esempio il cappellone della Basilica di Tolentino). Bonifacio IX concesse l’indulgenza plenaria a chi visitasse la tomba di Nicola con la Bolla Papale Splendor paternae gloriae del primo gennaio 1390, com’è riportato dalle cronache di Gaetano Moroni: È considerato un Santo mariano poiché sostenne di avere la visione degli angeli che trasportavano la Santa Casa di Loreto nella città marchigiana il 10 dicembre del 1294. La sua protezione è invocata dai devoti in particolare per le anime del Purgatorio.

San Nicola fu anche un famoso esorcista, uno dei pannelli della sua vita affrescati nel cappellone di Tolentino lo mostra proprio nell’atto di liberare una donna posseduta dal demonio; questa sua facoltà rimase integra anche dopo la sua morte visto che numerosi ex voto lo indicano come guaritore di indemoniati. San Nicola Viene ricordato dalla liturgia il 10 settembre. Il suo corpo, dopo il fortunato ritrovamento nel 1926, è esposto alla venerazione dei fedeli nella cripta sotterranea, edificata nel 1932, esattamente sotto il pavimento del Cappellone della Basilica di Tolentino.

I “panini di San Nicola”. Celebri sin dal medioevo sono i cosiddetti “panini miracolosi di San Nicola”, legati ad un episodio della sua vita. San Nicola, gravemente malato, ottenne la grazia della guarigione per intervento della vergine Maria, che, apparsa in visione, gli aveva assicurato: “Chiedi in carità, in nome di mio Figlio, un pane. Quando lo avrai ricevuto, tu lo mangerai dopo averlo intinto nell’acqua, e grazie alla mia intercessione riacquisterai la salute”. Il santo non esitò a mangiare il pane ricevuto in carità da una donna di Tolentino, riacquistando così la salute. Da quel giorno San Nicola prese a distribuire il pane benedetto ai malati che visitava, esortandoli a confidare nella protezione della vergine Maria per ottenere la guarigione dalla malattia e la liberazione dal peccato.

I panini di San Nicola sono confezionati con farina di grano ed acqua, senza lievito, cotti al forno. Sono un segno sacramentale della chiesa, come lo è per esempio l’acqua santa, ed operano grazie nella nostra vita in misura della fede nel Signore.

Roberto Saccarello


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