|
|
Viterbo – Avrebbe barato per avere il reddito di cittadinanza, condannata a un anno e quattro mesi di reclusione per truffa aggravata allo stato.
L’Inps si è costituito parte civile al processo con l’avvocato Andrea Botta.
Presunta furbetta una cinquantenne residente in un centro della Bassa Tuscia sorpresa, grazie ai controlli incrociati effettuati sulle banche dati, a percepire in maniera illegittima il sussidio che dal primo agosto viene erogato solo alle famiglie con minori o disabili a carico e alle persone con un’età pari o superiore ai 60 anni e dal primo gennaio 2024 non sarà più erogato.
Secondo l’accusa la donna, italiana e incensurata, avrebbe “barato” consapevolmente, “truccando” i documenti per accedere al beneficio che in realtà non le sarebbe spettato.
Per la difesa, la cinquantenne avrebbe agito in buona fede.
Il pubblico ministero, ritenendo provata la responsabilità dell’imputata, che non era presente in aula e non è stata quindi interrogata, ha chiesto una condanna a un anno e due mesi di reclusione.
Il giudice penale Ilaria Inghilleri, dopo una breve camera di consiglio, ha chiuso il processo condannandola alla più severa pena di un anno e quattro mesi di reclusione.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
