Il centro storico tra via Romanelli e piazza Padella
Viterbo – “Qui è un casino e dico poco, qui c’è il delivery della droga e nessuno fa niente”. A parlare sono i residenti di uno spicchio del centro storico di Viterbo, tra via Romanelli e via Crochi, passando per Zelli Pazzaglia e piazza Padella. Strade su cui si affacciano case e palazzi medievali. Strette, buie e attufate, che sbucano poi sulla città turistica, tra via Cavour e via San Lorenzo, a pochi passi da palazzo dei Priori, sede dell’amministrazione comunale, e la cattedrale con il palazzo dei papi dove invece c’è la curia vescovile e da dove ogni anno, il due settembre, muove i suoi passi il cuore di Santa Rosa per raggiungere il santuario dall’altra parte delle mura. In vista del trasporto del 3.
Viterbo – Il centro storico tra via Romanelli e piazza Padella
In quest’angolo di centro, in uno dei suoi anfratti, ieri mattina è stato trovato morto un uomo di 53 anni. Sul posto, 118, Polizia e carro funebre. Spetterà alla magistratura fare luce sui suoi ultimi istanti di vita, chiarendo dinamiche e cause del decesso.
Una tragedia che, meno di ventiquattrore fa, ha investito una zona dove, appunto, “la vita è un casino, e dico poco”, come ha confidato uno dei suoi residenti, Antonio, nome di fantasia per garantirne l’anonimato. E il casino sarebbe dovuto allo spaccio di droga. “Un via vai continuo”, ha aggiunto Antonio, incalzato da Maria, altro nome di fantasia, che appena lo ha visto parlare gli si è avvicinata per aggiungere del suo. “Un via vai continuo – ha infatti ribadito -, arrivano a tutte le ore, anche alle due, le tre di notte. E chi viene a prendere la droga si mette a chiamare gli spacciatori per nome, chiedendogli di aprire la porta… ‘apri, apri, amore, apri'”.
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Le vie si infilano tra le case tracciando un vero e proprio labirinto di strade dove è difficile avere la percezione dell’insieme. Sui muri un paio di edicole votive, entrambe dedicate alla Madonna. Poco distanti alcune scritte sui muri. La prima: “Impossibile vivere senza di te. Ti amo”. con “Chi te s’incula”, come aggiunta. La seconda, più politica: “A morte Putin, figlio di troia”.
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“Le droghe che circolano da queste parti – fa presente Antonio – sono di tutti i tipi. Dall’hashish alle pasticche, fino all’eroina. Il tutto con un giro di soldi rilevanti. Un vero e proprio delivery. Una volta un tizio è arrivato con uno zaino, ha chiamato il suo complice che è sceso di casa. Quando si sono incontrati il tipo con lo zaino gli ha dato la roba, quello venuto già dalla propria abitazione i soldi. Tanti soldi. In piena notte”.
Pare inoltre che qui, come in buona parte dei vicoli del centro storico, la droga venga nascosta dentro piccoli sacchetti, a dosi, e nascosta – “appizzata” – in vari punti lungo le vie, utilizzando le cavità di palazzi abbandonati o scantinati dove non va più nessuno da anni.
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Una zona dove negli anni ’50 si venivano a caricare le galline chiuse negli scantinati con carretto, cavalli e somari. “Adesso – sottolinea Maria – ci sono solo i tossici che vengono a prendere la loro dose. E tutt’attorno una quindicina di famiglie che hanno paura di uscire di casa e di mandare in giro i figli. Alcuni hanno comprato lo spray al peperoncino per difendersi, altri hanno smesso di mettere orecchini o altro oro addosso. Da queste parti ormai ci si viene solo a dormire, con l’ansia che ti divora”.
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Qualcuno ha anche appeso sul muro un paio di cartelli della videosorveglianza, ma sembrano solo dei deterrenti. Perché qui, stando ai racconti di Antonio e Maria, gli episodi legati allo spaccio non sarebbero mancati. “Una volta è uscita una persona con una sacchetta di siringhe – spiega Antonio – e ha cominciato a tirarle addosso a un ragazzo delle forze dell’ordine, che poi l’ha preso e l’ha appiccicato al muro”.
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“Un’altra volta – ha rilanciato Maria – sono arrivate le forze dell’ordine con il giubbotto antiproiettile, perché sembrava di aver sentito degli spari. Ma non erano colpi d’arma da fuoco. Erano solo dei petardi lanciati dentro l’appartamento di uno spacciatore, probabilmente per intimidirlo. E la mattina non manca mai di trovare per terra spinelli e bottiglie vuote, così come ragazzini che durante il giorno passano sotto le finestre di qualcuno gridandogli ‘tossico, tossico!”.
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Infine, un ultimo racconto, sempre di Maria. “Qualche tempo fa ho visto anche una famiglia con un bambino piccolo. I genitori si bucavano sulle scalette di piazza Padella e il bambino piangeva disperato sul passeggino. Li avrei ammazzati. Prima o poi a qualcuno gli tiro un secchio di acqua bollita. Prima o poi vado in galera, perché queste cose non le sopporto e nessuno fa niente. Non possiamo andare in giro e avere paura. Non possiamo andare in giro in queste condizioni”.
Daniele Camilli
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