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“Ci lascia uno straordinario protagonista dell’Italia democratica e repubblicana”

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Alessandro Mazzoli

Alessandro Mazzoli

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo la dichiarazione di Alessandro Mazzoli sulla scomparsa di Giorgio Napolitano – Domani mattina, nell’aula di Montecitorio, le istituzioni italiane daranno l’ultimo saluto al Presidente Emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, che si è spento venerdì scorso all’età di 98 anni.

Ci lascia una delle figure più influenti e prestigiose dell’Italia democratica, la cui vita ha attraversato un secolo di storia nazionale ed europea. E’ un periodo talmente lungo e denso di avvenimenti, spesso epocali, che non è possibile alcuna semplificazione e sarà invece importante una riflessione attenta in grado di ricostruire momenti non banali della storia italiana su cui pesa ancora un eccesso di propaganda politica.

Giorgio Napolitano è stato certamente uomo di parte, dirigente autorevole e parlamentare del Partito Comunista Italiano, del PDS e dei DS, ma nel corso di tutta la sua esperienza sono emerse pienamente la sua statura e la sua funzione di uomo delle istituzioni, interprete scrupoloso della Costituzione repubblicana.

In fondo, se si vuole cercare un filo capace di legare il corso della sua vicenda culturale e politica lo si può trovare certamente nel lavoro costante e incessante per applicare e calare nella realtà del Paese la Carta costituzionale. E’ stato così nel 1953, quando per la prima volta fu eletto in Parlamento e l’Italia era alle prese con la ricostruzione successiva alla Seconda Guerra Mondiale; è stato così nei decenni a seguire di fronte alle grandi trasformazioni che hanno investito l’Italia e l’Europa. Anche perché, per la sua generazione (ma dovrebbe essere così per tutte le generazioni di italiani) la Costituzione era (ed è) un programma da attuare.

Napolitano è stato un grande europeista che ha dato un contributo essenziale alla sua parte politica e al Paese affinchè scegliessero con convinzione la collocazione europea. In questi giorni pochi hanno fatto riferimento alla sua esperienza di parlamentare europeo fra il 1999 e il 2004, periodo in cui venne eletto Presidente della Commissione per gli Affari Costituzionali, uno dei ruoli più prestigiosi all’interno delle istituzioni europee. Ricordo questo fatto perché tutta la credibilità che Napolitano conquistò nella dimensione europea tornò indispensabile quando da Presidente della Repubblica dovette gestire passaggi delicatissimi in momenti tempestosi in cui era indispensabile difendere l’autonomia e il prestigio dell’Italia.

Sono stato eletto deputato nella XVII Legislatura durante la quale, per ben due volte, si è votato per eleggere il Presidente della Repubblica: nel 2013 venne rieletto Napolitano (2° mandato, prima volta nella storia) e nel 2015 venne eletto Sergio Mattarella. Il discorso di Giorgio Napolitano fu molto duro ma non fu affatto un discorso demagogico contro la politica. Semmai fu il tentativo di scuotere la classe politica affinché superasse il male che ha caratterizzato tutta la seconda repubblica cioè l’incapacità di fare le riforme.

Fu un appello accorato per un sussulto di maturità della politica in cui le diversità di vedute tra gli schieramenti e le forze politiche non fossero un ostacolo alla necessità storica di condividere scelte fondamentali per il futuro del Paese. E quell’appello, rimasto inevaso, era ed è uno straordinario richiamo allo spirito costituzionale e all’unità del Paese.

Giorgio Napolitano è stato un uomo politico, nel senso vero di questa espressione dove per “uomo politico” si intende uomo colto, appassionato, capace di leggere i problemi del suo tempo e costruire risposte, uomo affamato di conoscenza per mettere il suo sapere a disposizione della collettività, uomo capace di ascoltare per dialogare e per costruire un Paese e una società più giusti.

Se Papa Francesco ha avvertito il bisogno di un gesto inusuale per testimoniare con la sua presenza il cordoglio per la scomparsa di Napolitano non credo che sia soltanto per un solido rapporto personale costruito nel tempo, ma anche e soprattutto perché, in epoca di guerre e di muri, quello del Presidente Emerito è stato l’esempio del dialogo che costruisce ponti, tra storie diverse, culture diverse, mondi diversi.

Alla nostra comunità politica, al Partito Democratico, Giorgio Napolitano mancherà tantissimo. Ci mancherà il suo rigore intellettuale e la sua spinta a guardare avanti senza smarrire mai la complessità delle cose che accadono nella vita delle persone, in particolare di quelle più fragili.


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