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“Basta morti sul lavoro, vanno potenziati i controlli”

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Corchiano - Crollo parete - Nel riquadro: Alfonso Gisini

Corchiano – Crollo parete – Nel riquadro: Alfonso Gisini


Corchiano – “Basta morti sul lavoro, è necessario potenziare i controlli”. Il messaggio di Fortunato Mannino, segretario generale Ust Cisl Viterbo, è forte e chiaro: non si può ancora morire sul posto di lavoro. Il commento arriva a poche ore dalla morte di Alfonso Gisini, l’operaio che è stato travolto dai mattoni di una controparete crollati durante dei lavori ad una palazzina a Corchiano. Si tratta di un palazzo dell’Ater in via Donatori di Sangue.


Fortunato Mannino

Fortunato Mannino


Con lui c’era un collega che è rimasto ferito.

“In Italia non si smette mai di morire sul lavoro – commenta Mannino – c’è bisogno di prendere provvedimenti. La magistratura dovrà chiarire cosa è successo però la cosa mi lascia scioccato. Parliamo di case dell’Ater che si presume siano state costruite a norma. È ora di dire basta morti sul lavoro. Come Cisl siamo in prima linea per contrastare questo tipo di eventi, ma è necessario fare una task force, è necessario potenziare i controlli perché non ci sono abbastanza ispettori sul lavoro. A Viterbo ne mancano oltre 10. Serve poi formazione per la sicurezza sul lavoro, formazione che non deve essere un costo ma un investimento. Non si può morire di lavoro. La gente va a lavorare per vivere non per morire”.


Francesco Agostini

Francesco Agostini


Alle parole di Mannino fanno eco quelle di Francesco Agostini della Filca Cisl.

“Nell’arco di vita di un cantiere almeno una volta una verifica degli organi ispettivi ci deve essere perché così diventa sempre più difficile la gestione e si verificano queste problematiche con i gravi risultati che abbiamo visto il 4 settembre. Nell’edilizia ci sono corsi che vanno fatti in entrata dai lavoratori, ci sono delle verifiche, delle certificazioni necessarie, ci sono aggiornamenti annuali per le imprese ed è un onere per l’impresa a livello di costo. Non vorremo, che nel caso specifico, a discapito di questo sborso economico, si sia lasciato il campo a una formazione non adeguata a quel tipo di lavori. Da quello che ho letto, se una cantiere fosse stato messo in sicurezza non sarebbe successo nulla, perché il crollo di un muro è un po’ particolare. Ci sono delle verifiche strutturali che fanno gli ingegneri ma poi, una volta comunicato il rischio, è l’impresa che deve mettere in sicurezza prima di cominciare i lavori”.


Il segretario generale della Uil Viterbo Giancarlo Turchetti

Il segretario generale della Uil Viterbo Giancarlo Turchetti


La parola d’ordine è quindi controlli. Ma anche sicurezza e formazione. E un necessario cambio di cultura rispetto al tema in questione, un messaggio da far passare già nelle scuole.

“Abbiamo fatto la battaglia Zero morti sul lavoro ormai da due anni e mezzo: si va a lavorare per vivere, non per morire – afferma Giancarlo Turchetti -. È opportuno che tutti facciano la loro parte a partire dalle istituzioni e da chi è preposto a fare i controlli. Devono aumentare le ispezioni, ci deve essere la formazione, deve esserci una cultura diversa a cominciare dalle scuole.

Le aziende – prosegue Turchetti – devono applicare le norme di sicurezza perché non è possibile che ci sia questo menefreghismo sulla questione. Se il lavoratore non ha tutti i dispositivi di sicurezza del caso, l’azienda non lo deve far salire sul ponteggio. La formazione e la sicurezza costano, ma spesso le aziende risparmiano proprio sulla sicurezza a costo della vita di un lavoratore. Anche perché per la formazione ci sono dei fondi europei. Lo stato deve imporre alle aziende di applicare le norme e fare delle sanzioni molto forti a chi non le applica e andare sul penale”.


Gaetano Russo

Gaetano Russo


I sindacati, da parte loro, continuano a spronare le aziende, ma del rispetto delle norme di sicurezza è un qualcosa che dipende molto anche dai controlli, così come sostenuto anche da Gaetano Russo di Fillea Cgil Viterbo.

“Non si può morire di lavoro – ribadisce Russo -. Noi facciamo il nostro andando nei cantieri per attenzionare il problema perché sta diventando un bollettino di guerra. Però servono maggiori controlli. Se da una parte ci sono imprese sane e in regola, dall’altra ce ne sono altre che fanno pagare l’abbattimento dei costi sulla sicurezza ai lavoratori. Quello edile è un settore in ripresa, ma non si possono spremere i lavoratori che fanno, tra l’altro turni di lavoro massacranti. Noi continueremo ad andare sui cantieri per porre attenzione al problema della sicurezza, ma i controlli devono aumentare, altrimenti non se ne esce”.

Elisa Cappelli


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