Salvatore Bramucci e la moglie Elisabetta Bacchio
Soriano nel Cimino – Ha trascorso la seconda notte in carcere la vedova di Salvatore Bramucci, arrestata all’alba del 26 settembre nella sua abitazione di Soriano nel Cimino dai carabinieri su disposizione del gip Rita Cialoni, che ha accolto la richiesta di custodia cautelare giunta un anno dopo l’omicidio del marito su richiesta del pm Massimiliano Siddi.
In una corposa ordinanza di ben 174 pagine le motivazioni che hanno convinto il giudice per le indagini preliminari ad accogliere la richiesta della misura del carcere per la moglie 46enne della vittima, che avrebbe ordito l’uccisione del marito con la sorella Sabrina, Bacchio, di 48 anni, assoldando tre sicari nella periferia est della capitale, tra Ponte di Nona e Guidonia Montecelio, dove quest’ultima viveva col compagno, indagato a piede libero.
Oggi pomeriggio Elisabetta Bacchio, assistita finora dallo storico avvocate di famiglia Giuliano Migliorati, sarà sottoposta all’interrogatorio di garanzia, presumibilmente per rogatoria presso il carcere femminile di Civitavecchia, dove è ristretta. Potrà rispondere alle domande, rilasciare spontanee dichiarazioni o avvalersi della facoltà di non rispondere.
Il legale si è ritrovato dall’assistere una delle parti offese, al dover assistere la principale indagata: presunta mente, deus ex machina, mandante del delitto pianificato dalla sorella.
Non è stata Elisabetta Bacchio a inviare il messaggio. Ma solo la moglie del caro estinto, ad esempio, il 19 luglio 2022 poteva avere rivelato alla sorella Sabrina, la quale lo ha detto a uno dei sicari, che il giorno prima Bramucci era stato autorizzato dal magistrato di sorveglianza ad anticipare dalle ore 9 alle 8 l’uscita dal domicilio coatto.
Non lascia adito a dubbi il messaggio inviato non dalla vedova ma da Sabrina Bacchio a Antonio Bacci, uno dei killer del cognato: “Nino, mi fai sapere per il motore per mia suocera, calcola che non esce più alle 9 ma alle 8. Capito? Per organizzarmi”.
Omicidio Bramucci – Moglie e cognata della vittima, Elisabetta e Sabrina Bacchio
A proposito dei presunti soprusi e vessazioni da parte di Bramucci nei confronti della moglie, non si escludono tentativi di depistaggio, considerando i “cuori” lasciati dal profilo della vedova sui social in risposta al cordoglio di amici e parenti lo scorso 7 agosto, in occasione del primo anniversario della morte del marito.
Nell’immediatezza del delitto, è stata la stessa moglie a far ipotizzare un movente di natura economica dietro il delitto, consegnando ai carabinieri un’agendina rossa in cui Bramucci aveva annotato presunte iniziali di debitori con accanto le cifre da riscuotere, per circa 50mila euro. Secondo alcune ricostruzioni, la vittima avrebbe inoltre tenuto nascosto un “tesoretto” in contanti e preziosi, tra cui una collezione di orologi Rolex e di altre marche, provento della sua attività di usura.
Sempre Elisabetta Bacchio avrebbe trovato l’agendina rossa con le due pagine manoscritte dal marito nascosta in un mobile della sala.”Anche se non mi ha mai precisato i dettagli dei prestiti – avrebbe spiegato agli investigatori – ritengo che mio marito fosse un usuraio. Mi ha sempre detto che non faceva niente di male prestando i soldi a chi ne aveva bisogno”.
Ed è stata sempre la vedova a riferire che Salvatore Bramucci sarebbe voluto andare a vivere a Tenerife con la figlia avuta dal primo matrimonio. Elisabetta Bacchio avrebbe letto una chat in cui il marito le scriveva “noi qui siamo bruciati”, riferendosi secondo la donna anche al compagno della figlia, in carcere da circa un anno perché coinvolto in un traffico di cocaina.
Sempre la moglie di Bramucci avrebbe rivelato agli investigatori che poteva controllare il marito a distanza grazie all’app di geolocalizzazione “Life 360”, installata su sua richiesta per motivi di sicurezza, monitorando “da remoto” il marito tramite lo smartphone.
La donna ha inoltre raccontato agli investigatori che il marito, una sera di luglio, sarebbe tornato a casa nervosissimo, dicendole di avere incontrato una persona di Soriano che vive a Viterbo, il quale si era presentato senza portargli i soldi che gli doveva e lui lo aveva malmenato. “Mi ha detto ‘sto pezzo di merda non mi ha portato niente’”, ha riferito la vedova di Bramucci. “Se me vuoi ammazza’ fallo pure tanto i soldi non ce l’ho”, avrebbe detto il debitore al marito. “Quindi Salvatore lo aveva colpito”, ha concluso Elisabetta, sentita dagli inquirenti sui possibili mandante e movente del brutale assassinio del marito.
Omicidio Bramucci – Lucio La Pietra e Tonino Bacci
Otto i presunti complici del delitto. Quattro a piede libero e quattro in carcere dove, oltre alle sorelle Bacchio, sono ristretti due dei tre componenti del commando armato, venuto apposta da Roma a Soriano nel Cimino con due macchine, una a noleggio e una rubata, la mattina del 7 agosto 2023 per uccidere.
Dietro le sbarre Elisabetta e Sabrina Bacchio, Tonino Bacci e Lucio la Pietra. Il 23 ottobre, per gli arrestati, dopo l’accoglimento della richiesta di giudizio immediato della procura, prenderà il via il processo per omicidio volontario in concorso con l’aggravante della premeditazione davanti alla corte d’assise del tribunale di Viterbo.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


