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Detenuto suicida in cella, rinviato il processo per omicidio colposo a un penitenziario e due sanitari

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Il carcere di Mammagialla

Il carcere di Viterbo in strada Mammagialla


Viterbo – Detenuto suicida in cella, rinviata alla prossima primavera la prima udienza del processo per omicidio colposo che avrebbe dovuto aprirsi questo mercoledì davanti al giudice monocratico del tribunale di Viterbo.

Imputati due sanitari e un agente della polizia penitenziaria, rinviati a giudizio nell’ottobre del 2022 per la morte di Andrea Di Nino, il detenuto romano di 36 anni trovato impiccato la sera del 21 maggio 2018 in una cella d’isolamento del carcere di Mammagialla. 

Lo scorso 6 ottobre è stato invece assolto l’ex direttore della casa circondariale sulla Teverina, difeso dall’avvocato Marco Russo, l’unico a scegliere il rito abbreviato, mentre hanno scelto il rito ordinario gli attuali imputati.

 Tredici le parti civili, gli otto fratelli e i cinque figli della vittima. 

Di Nino, al momento in cui fu rinvenuto cadavere, verso le 22 del 21 maggio di cinque anni fa, era in carcere da due anni per possesso di stupefacenti. Si è suicidato in in una cella di isolamento del penitenziario da dove sarebbe uscito di lì a un anno. 

I familiari sono convinti, da sempre, che non si sarebbe mai potuto suicidare. In primis perché gli mancava un anno alla fine della pena ed era convinto che sarebbe uscito anche prima. E poi perché dalle lettere che scriveva ai suoi cari, era evidente il desiderio di viversi appieno la famiglia una volta uscito dal carcere. “Ho voglia di spaccare il mondo” scriveva il 36enne.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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