Gloria
Viterbo – “Facchino significa avere santa Rosa nel sangue”. È soltanto una delle testimonianze – la testimonianza di un facchino – del documentario realizzato da Fiorillo, l’impresa che ha costruito la macchina di Santa Rosa, proiettato ieri sera sul sagrato della chiesa.
Viterbo – Lorenzo Celestini, Sandro Rossi, Vincenzo Fiorillo e Massimo Mecarini
“Un modo per salutare Gloria – ha detto Vincenzo Fiorillo -, un arrivederci, con la speranza di poterla rivedere in un altro contesto. Un modo per dare onore a chi c’è stato prima di noi, mettendosi al servizio della città, della patrona e del Sodalizio”.
Un documentario che per la prima volta racconta la storia dei trasporti degli ultimi 25 anni, un quarto di secolo, e soprattutto la storia di chi l’ha costruita, da Contaldo Cesarini fino all’impresa di Vincenzo, Mirko e Alessio Fiorillo. Da Ali di luce a Gloria, passando per Fiore del cielo e Terzo millennio. Un archivio audiovisivo prezioso.
Viterbo – Il trasporto di Ali di luci
Un lavoro filologico che evidenzia l’intreccio, profondo, che porta al trasporto, tra costruttore, ideatore, Sodalizio e citta’. Tante le persone sedute sui gradini del Santuario in cima alla salita di Santa Rosa. Con loro anche il presidente del Sodalizio Massimo Mecarini, il presidente onorario Lorenzo Celestini e il capofacchino Sandro Rossi. Assieme a Vincenzo Fiorillo, seduti sulla svalinata anche i figli Mirko e Alessio, hanno aperto la serata.
Viterbo – Contaldo Cesarini
“Vedremo immagini che conosciamo – ha esordito Mecarini – e altre inedite. La testimonianza preziosa di una storia che ogni anno attraversa la città. La storia del trasporto raccontata per la prima volta”. Una storia che nell’agosto del 2007 tocca il suo punto più alto, a partire da un fatto drammatico. Il 23 agosto una tromba d’aria spinge Ali di luce di Raffaele Ascenzi sul campanile cinquecentesco della chiesa di San Sisto. A pochi giorni dal trasporto. Sembrava tutto perduto. Ma Sodalizio, costruttori e città uniscono le forze, lavorando giorno e notte. E il trasporto si fa, il 3 settembre, la macchina viene rimessa in piedi. In sette giorni. “Il miracolo di una comunità”, come racconta la voce narrante del documentario dei Fiorillo. Il tutto attraverso un intervento sul traliccio che ha fatto scuola. La macchina viene smontata e rimontata fuori dall’impalcatura. E averlo raccontato passo dopo passo, come ha fatto il documentario di ieri sera, è una testimonianza preziosa, un vero e proprio omaggio a Viterbo, città fiera e caparbia.
Non solo, ma alla fine il traliccio stesso viene trasformato in una scenografia che ha fatto da sfondo, splendido, alla mossa di San Sisto. “Gloria è ferma qui – ha sottolineato Celestini – e già si va verso la prossima macchina di Santa Rosa. Spero che Raffaele Ascenzi e Fiorillo continuino a lavorare insieme, perché entrambi hanno dimostrato quello che sanno fare. E sanno fare bene”.
Viterbo – Raffaele Ascenzi
“Parteciperemo al prossimo bando per la costruzione di Dies Natalis – ha concluso infine Fiorillo – e lo faremo con lealtà e le forze che abbiamo a disposizione. Consapevoli che sarà una sfida difficile, ma pronti e determinati ad affrontarla come facciamo per tutte le sfide che ci si presentano di fronte”.
Viterbo – Sandro Rossi
Un documentario appassionante, che tiene incollati allo schermo fino alla fine. Un documentario importante che per la prima volta si pone il problema della memoria del trasporto al di là della sua costante attualità e presenza nel quotidiano di ogni viterbese e non solo. Un documento prezioso che permette di scoprire tanto del trasporto, ma soprattutto di capire fino in fondo che chi immagina, costruisce e porta la macchina di Santa Rosa, e chi la sostiene lungo il percorso che compie invitano a fare una cosa su tutte: guardare in alto.
Daniele Camilli
Fotocronaca: Il documentario dedicato al trasporto della macchina di Santa Rosa





