|
|
Castiglione in Teverina – (sil.co.) – Invalido il trentenne schiaffeggiato dal maresciallo, un post su Facebook rivela il suo drammatico passato.
Mentre proseguono le indagini della procura per chiarire se esistano profili di natura penale nell’episodio, sul quale sarebbe stato aperto anche un accertamento interno all’arma, è comparso ieri sulla pagina Facebook di un gruppo di Castiglione in Teverina un”documento” attribuito a un carabiniere nelle sue vesti di sindacalista, pubblicato da un utente che nel post spiega “così da implementare il sostegno al comandante Fabio Ceccarelli”.
Riguardo al “querelante”, ovvero il 32 enne Michael Abatecola che ha sporto due denunce, una per lesioni personali e l’altra per stalking, il documento esordisce “pare non illumini la strada di notte con la sua aureola”. Per poi proseguire “si dice aver provocato un sinistro stradale in stato di alterazione psicofisica in cui hanno perso la vita due suoi coetanei”.
Nel passato di Abatecola c’è in effetti un drammatico incidente sulla Grottana, avvenuto dieci anni fa, la sera di domenica 25 agosto 2013, in cui sono morti i due coetanei che viaggiavano in macchina con lui.
Il giovane, che era alla guida, si disse in stato di alterazione, fu ricoverato in coma farmacologico in ospedale e indagato per omicidio colposo.
Sopravvissuto alla tragedia, non si sarebbe mai del tutto ripreso, rimanendone segnato nel fisico e nella mente. Tanto che, oltre al video dello schiaffo, avrebbe allegato alla denuncia anche il certificato della invalidità parziale che gli è stata riconosciuta. “È un ragazzo fragile, segnato dal suo vissuto, che infatti di fronte allo schiaffo improvviso. come si vede nel filmato della videosorveglianza, resta fermo, non ha alcuna reazione”, conferma l’avvocato Franco Taurchini, sottolineando, per quanto possa valere nel contesto della vicenda, che “Abatecola è incensurato”.
Tornando al documento, si legge ancora: “si dice che da oltre un anno terrorizza, minaccia ed impreca i vicini”, “si dice aver condotto una vita (sopra le righe) un eufemismo per gli abitanti del luogo”, “si dice aver vissuto in completo stato di abbandono familiare“, “si dice aver eluso ogni tipo di provvedimento medico sanitario correlato con il suo attuale stato di salute”, “si dice non essere stato preso in considerazione dalle istituzioni competenti in materia nonostante le reiterate segnalazioni da parte dei cittadini e dei carabinieri del posto”, “si dice aver trovato nella vicinanza del comandante della locale stazione, da anni, un suo vero ed unico punto di riferimento”.
“Certo che il collega ha assunto un atteggiamento biasimevole nella circostanza immortalata dalla telecamera che, non è da escludere, possa essere stata installata originariamente dall’interessato per altri scopi – prosegue il documento – il resto, le reali circostanze nella loro interezza, per quello che è possibile sapere, emergeranno sicuramente in fase di indagini”.
Quindi conclude: “Io, dal mio canto, pur censurando il singolo gesto, che riconduco allo stress correlato, resto comunque al fianco del collega“.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


