Alessio Paternesi
Viterbo – “La sala mostre della provincia verrà dedicata ad Alessio Paternesi”. È il presidente di palazzo Gentili, Alessandro Romoli, ad aprire la cerimonia laica dedicata ieri pomeriggio, in via Saffi, a uno dei più grandi artisti della Tuscia, tra i più grandi anche a livello nazionale. “Parole per Alessio”, nella sala Benedetti di “un’istituzione, la provincia – come ha ricordato sempre Romoli – che Alessio ha amato tanto, e sarebbe stato ben felice di sapere che la cerimonia, voluta da familiari e amici, si stia svolgendo proprio qui”.
Ad Alessio Paternesi “verrà dedicata anche – come ha detto il direttore di Tusciaweb, Carlo Galeotti – la sala convegni della Galeotti editore e, assieme a don Lorenzo Milani, la prossima edizioni del festival i Pirati della bellezza”.
Alessandro Romoli
Una cerimonia laica, appunto, per ricordare l’uomo, l’intellettuale, l’artista che si è impegnato tutta la vita per la crescita culturale del territorio in cui è vissuto. Pensieri, ricordi, riflessioni, aneddoti. Un artista che ha lasciato un segno profondo, anche come uomo. All’ingresso e all’interno della sala le opere di Paternesi, alcune inedite.
Carlo Galeotti ricorda il maestro Alessio Paternesi
“Recupereremo la sala mostre al piano terra – ha aggiunto Romoli – e la dedicheremo ad Alessio Paternesi. A futura memoria, affinché le generazioni future ricordino questa straordinaria figura”.
Tra il pubblico, istituzioni, giornalisti, la società civile viterbese, la moglie Danca, la figlia Monica.
La cerimonia dedicata ad Alessio Paternesi
“L’artista è colui che ha mantenuto la capacità di essere bambino e non ha paura di giocare – ha sottolineato il vice sindaco di Viterbo, Alfonso Antoniozzi – fino all’ultimo giorno della sua esistenza. I bambini inventano mondi e diventano qualcosa d’altro. L’artista e’ una persona speciale, quella persona che tutte le volte che crea gioca. E ogni opera racconta una storia, la sua. L’artista ci apre l’anima”.
Alfonso Antoniozzi
“Paternesi – ha commentato poi Luca Giampieri, sindaco di Civita Castellana, città dove l’artista è nato nel 1937 -, la massima espressione artistica del nostro territorio. E il nostro impegno sarà totale e costante per poterlo ricordare a tutti e a chi verrà dopo di noi”.
La moglie Danca
Pittore e scultore viterbese Alessio Paternesi è stato tra i più importanti e significativi artisti italiani, le sue opere sono state paragonate dai critici a quelle di Piero della Francesca. Per le rarefatte e suggestive atmosfere. Tra le sculture il monumento al facchino di santa Rosa a piazza della Repubblica a Viterbo. Le opere di Paternesi sono state esposte in tutto il mondo e si trovano in molte piazze delle più importanti città del mondo, tra cui Roma. Nel 2005 gli è stato commissionato dal comune di Roma il “Monumento in ricordo della Liberazione di Roma”, che è stato inaugurato il 4 giugno 2006 a Roma in piazza Venezia, proprio di fronte all’Altare della patria.
La figlia Monica Paternesi
“Alessio Paternesi – ha ricordato Galeotti – era un creatore del bello, che partiva dalla bellezza. E riflettendo in questi giorni su questa assenza del maestro, la cosa più grave e più straziante mi è sembrata che le nuove generazioni, come la mia piccola nipote Noah, non potranno mai incontrare Alessio. Non potranno incontrare un maestro della bellezza come Alessio. Ma sarò io a raccontarglielo e a farle vedere le sue opere, sintesi potente che si colloca nella tradizione artistica italiana del Novecento. Opere tutte fatte di amore e di bellezza. Non si può piangere Alessio, ma festeggiarlo, perché Alessio è ancora tra noi. Ed è stato uno dei grandi artisti del Novecento. Le sue opere hanno la stessa atmosfera dei dipinti di Piero della Francesca, artisti che riescono a fissare il momento interlocutorio dell’uomo. Il momento in cui inizia qualcosa”.
Luca Giampieri
“Come continuare a vivere con Alessio? – si è poi domandato il direttore di Tusciaweb Galeotti -. Abbiamo lanciato una campagna in onore di Alessio affinché continui a essere ricordato in maniera adeguata dandoci quelle sensazioni di bellezza che ci ha dato per tutta la vita. Dedicheremo a lui e a don Lorenzo Milani la prossima edizione dei Pirati della bellezza, così come la sala convegni della nostra casa editrice. Alessio Paternesi è stato infine maestro di libertà. A Viterbo ha portato il poeta Rafael Alberti, uomo che rappresentava la libertà in assoluto, e il pittore Sebastian Matta che per l’occasione coniò il termine ‘leonardare’ per indicare chi e cos’è un’intellettuale: un uomo che sa guardare oltre e dentro le cose”.
Massimo Mecarini
“Mi mancherà tanto il suo rammarico – ha ben evidenziato il giornalista Fausto Pace -, il rammarico per la scultura il Risveglio d’Europa, rubata in piazza Unità d’Italia a Viterbo. Dove è andata a finire? Quel giorno che è stata portata via dalla piazza è venuto un camion a prenderla, dove l’ha portata? Alessio se lo chiedeva ogni volta che ci vedevamo. Qualcuno deve dare una risposta. Perché è arrivato il momento di rendere giustizia ad Alessio e alla cultura viterbese”.
Un intervento, quello di Pace, cui si è riallacciato l’ispettore di polizia Felice Orlandini. “Io ero il suo ispettore, come diceva Alessio. Sulla scomparsa del Risveglio d’Europa in piazza unità d’Italia ho fatto tutto quello che potevo. Chi ha quel bene lo riconsegni alla collettività”.
Le opere di Alessio Paternesi esposte in provincia
Lo stesso Paternesi nel 2011 inviava ai giornali una lettera aperta all’allora sindaco di Viterbo Giulio Marini chiedendogli che fine avesse fatto la statua. “Il motivo della presente lettera – scriveva infatti lo scultore – risiede nelle continue richieste a me rivolte da privati cittadini di ogni parte d’Italia, da giornalisti di qualunque orientamento, da critici d’arte e appassionati in genere, circa la sorte capitata alla scultura in occasione della sua temporanea rimozione dovuta ai lavori eseguiti in piazza del Sacrario. Le chiedo quindi, in modo da poter a mia volta riferire se sono stati raccolti indizi circa gli autori del furto e se l’amministrazione da lei presieduta sia stata informata al riguardo”.
“Inoltre – continuava Paternesi – le chiedo se il furto è avvenuto in luogo protetto e assicurato, o in pubblica via o in locale non vigilato. Naturalmente queste notizie riguardano sopratutto l’autorità giudiziaria inquirente, ma non posso credere che al sindaco della città e agli amministratori in genere, sia ignota la sorte dell’opera e la modalità del furto stesso. Non le sfuggirà certo che l’evento si è potuto verificare anche grazie a comportamenti non corretti di vari soggetti, di cui anzi l’amministrazione avrà certamente individuato specifiche responsabilità che andrebbero, però, fatte conoscere alla cittadinanza e all’opinione pubblica”.
Fausto Pace
Ad intervenire anche il presidente del Sodalizio dei facchini di santa Rosa, Massimo Mecarini. Facchini che, durante il giro delle sette chiese del 3 settembre, in piazza della Repubblica, dove c’è la scultura di Paternesi dedicata al trasporto, hanno dedicato al maestro un lungo applauso, un tributo, facendo salire sulla scalinata del monumento bambini e bambine in rappresentanza delle minimacchine dei quartiere che per la prima volta hanno partecipato al percorso.
“Del maestro – ha commentato Mecarini – ricordo in particolar modo il sorriso, l’affabilità e la cortesia quando era in preparazione il monumento ai facchini. Ed è a nome di tutti loro, di tutti noi, che lo ringrazio per l’opera che ci ha dedicato. Un’opera che riporta le nostre firme, anche le firme di facchini che non ci sono più. Un’opera in cui Paternesi ha espresso tutta l’essenza del trasporto”.
Beniamino Mechelli
Infine Beniamino Mechelli, l’amico di sempre. È lui a concludere la cerimonia nella sala Benedetti. “Di Alessio vorrei ricordare anche l’impegno nel sociale, a volte dimenticato. Quando venne Sebastian Matta a visitare la mostra di Balthus, passando per via Genova, vide le cave Anselmi e propose che il museo delle macchine di santa Rosa poteva sorgere proprio lì. E Alessio iniziò a lavorarci. Alessio era infine un uomo libero. Un uomo libero perché era innanzitutto un uomo onesto”.
Daniele Camilli











