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Viterbo – Mafia viterbese, rinviata a dopo la pausa estiva la discussione del processo agli imprenditori Manuel Pecci e Emanuele Erasmi e all’operaio Ionel Pavel.
Ai tre imputati viene contestata la sola aggravante del metodo mafioso, ma non l’associazione come ai 9 componenti del sodalizio italo-albanese con cui furono arrestati il 25 gennaio 2019 nel blitz dell’operazione Erostrato, per cui le pene sono diventate definitive in terzo grado lo scorso 31 gennaio davanti alla corte di cassazione.
Se ne riparla tra settembre e ottobre quando, salvo ulteriori imprevisti. dovrebbe arrivare anche la sospirata sentenza di primo grado. Nel frattempo hanno trascorso un’altra estate col fiato sospeso Pecci e Erasmi per i quali il 4 febbraio 2022 il pm dell’antimafia capitolina Fabrizio Tucci ha chiesto 7 anni e mezzo, chiedendo invece 9 anni e nove mesi per Ionel Pavel.
Accusati di estorsione con l’aggravante del metodo mafioso, i tre imputati sono finiti nei guai per avere avuto rapporti con i boss Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi nel fatidico biennio 2017-2018, sfociato, dopo una escalation impressionante di attentati incendiari e intimidatori a Viterbo, nei 13 arresti dell’operazione Erostrato, targata Dda di Roma, del 25 gennaio 2019.
Il 19 settembre parola alle difese, è la quinta data. Per chiudere il processo mancano ancora le arringhe dei difensori, ovvero gli avvocati Carlo Taormina e Fausto Barili per Pecci, Giuliano Migliorati per Erasmi e Michele Ranucci per Pavel. Dopo di che il pm Tucci potrà ancora replicare, prima che la terna giudicante che verrà si ritiri in camera di consiglio per la sentenza. Pecci e Erasmi, in particolare, rivolgendosi secondo l’accusa alla banda di mafia viterbese, avrebbero attuato “soluzione creative” per risolvere contenziosi civilistici. Non davanti al giudice, ma davanti al boss che minaccia e incute timore. Pavel sarebbe stato il tuttofare della banda, l’unico romeno del sodalizio per il resto composto da italiani e albanesi.
Tra le sei parti civili, il comune di Viterbo. Sei le parti civili, rappresentate, tra gli altri, dagli avvocati Roberto Alabiso e Marco Russo. Sono il comune di Viterbo, l’associazione antimafia Caponnetto e Sos impresa. Ma anche il carabiniere Massimiliano Pizzi a cui è stata incendiata l’auto per vendetta, l’imprenditore Fabio Chiovelli, titolare della discoteca Theatrò, sul cui ingresso sono state appese teste mozzate di agnello e di maiale a mo’ di avvertimento, e l’imprenditore romeno Ion Lazar che proprio al Theatrò organizzava serate di ballo per stranieri bruscamente interrotte dalla banda di Trovato e Rebeshi perché il secondo voleva il controllo esclusivo del settore.
Processo al via il 9 marzo 2020, giorno dell’annuncio del lockdown. Il processo si è aperto il 9 marzo 2020 a Mammagialla, in videoconferenza per lo stop alla traduzione di detenuti a causa della pandemia. La prima udienza alla vigilia del lockdown. Quella sera, l’allora premier Giuseppe Conte annunciò agli italiani il “restiamo a casa”. La discussione, tanto per rendere l’idea, sarebbe dovuta cominciare il 25 giugno 2021, oltre due anni fa. La richiesta pene è del 4 febbraio 2022, oltre un anno e mezzo fa.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
