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Viterbo – Morte di Hassan Sharaf, davanti al gup Savina Poli i sei indagati raggiunti a fine novembre dai 415 bis della procura generale di Roma per omissione di atti d’ufficio e omicidio colposo tra i quali l’ex direttore della casa circondariale di Viterbo, il responsabile e una dottoressa di medicina protetta, il comandante della penitenziaria e due agenti.
Si è chiusa nel primo pomeriggio di ieri l’udienza fiume cominciata alle 9 del mattino nell’aula 3 del palazzo di giustizia di Viterbo, che si è tenuta alla presenza del sostituto procuratore generale della repubblica Tonino Di Bona.
Come detto, sono stati ammessi i familiari, mentre è stata estromessa dalla costituzione di parte civile una Ong egiziana. Madre e sorella del 21enne sono assistite dall’avvocato Michele Andreano del foro di Roma, il cugino dall’avvocato viterbese Giacomo Barelli.
Indagati per omicidio colposo, è stato chiesto il rinvio a giudizio per l’ex direttore Pierpaolo D’Andria, il responsabile di medicina protetta Roberto Monarca, il responsabile della sezione d’isolamento Massimo Riccio e la dottoressa di medicina protetta Elena Niniashvili.
All’ex direttore del carcere di Mammagialla viene contestato anche il reato di omissione di atti d’ufficio per il mancato trasferimento d’ufficio in un carcere minorile, assieme al comandante della penitenziaria Daniele Bologna e all’agente capo matricola Luca Floris.
Uno dei poliziotti è già imputato, con un collega, nel procedimento per concorso in abuso dei mezzi di correzione tuttora in corso davanti al giudice Ilaria Inghilleri del tribunale di Viterbo.
Gli avvocati Marco Russo, Giuliano Migliorati e Luca Chiodi, che assistono D’Andria, Bologna e Floris, hanno anticipato per la prossima udienza la richiesta di procedere per i propri assistiti con il rito abbreviato. A ottobre saranno quindi ascoltati l’ex direttore, il comandante della penitenziaria e l’agente coordinatore.
Per i tre imputati che procedono col rito ordinario, è stata chiesta la citazione del ministero della giustizia e della Asl in qualità di responsabili civili.
Sono difesi dagli avvocati Giuliano Migliorati, Massimo Pistilli. Fausto Barili e Mario Brizi gli imputati Roberto Monarca, Massimo Riccio e Elena Niniashvili.
La procura generale, il 10 dicembre 2021, su richiesta degli avvocati Giacomo Barelli e Michele Andreano, aveva avocato a sè l’inchiesta per istigazione al suicidio di cui la procura di Viterbo aveva chiesto l’archiviazione, ad eccezione della vicenda dei due agenti finiti a processo per lo schiaffo.
Quando si è impiccato, nel primo pomeriggio del 23 luglio 2018, Hassan Sharaf si trovava da poche ore in cella d’isolamento, in seguito a una sanzione irrogata con provvedimento del consiglio di disciplina in data 9 aprile 2018 ed eseguita in epoca in cui il detenuto si trovava in espiazione di pena inflitta con sentenza di condanna, relativa a un reato commesso da minorenne. “Quindi da espiare presso un istituto penale minorile come peraltro precisato dal procuratore della repubblica presso il tribunale dei minorenni di Roma”, viene sottolineato nelle carte della procura generale.
Per la morte del giovane, deceduto dopo una settimana di agonia al reparto rianimazione dell’ospedale di Belcolle, come detto, è per l’appunto in corso a Viterbo un processo a due agenti della penitenziaria, imputati di abuso dei mezzi di correzione in concorso, in seguito a uno schiaffo, ripreso dalle telecamere interne al carcere, dato al 21enne, che si agitava, poco prima che si impiccasse.
Il 23 luglio, giorno della tragedia, secondo le conclusioni del sostituto procuratore generale della repubblica Tonino Di Bona, avrebbero dovuto essere segnalati adeguatamente “lo stato di agitazione, insofferenza e inquietudine del detenuto e gli atti di autolesionismo posti in essere dallo stesso”, che invece è stato colpito con uno schiaffo al volto che lo ha fatto urtare contro la parete, “omettendo di rispondere e di considerare le ripetute sollecitazioni e richieste” e “chiudendo a chiave la porta del blindo e dello spioncino di ispezione, richiudendo lo spioncino dopo che Sharaf lo aveva riaperto e assicurandone la completa e corretta chiusura”.
Silvana Cortignani
Articoli: Ventenne egiziano Hassan Sharaf suicida in cella, in sospeso i sei indagati per omicidio colposo – “Si è impiccato in cella d’isolamento, avrebbe dovuto stare in un carcere minorile” – Morte di Hassan Sharaf, sei indagati per omicidio colposo e omissione di atti d’ufficio
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

