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Morte di Sestina Arcuri, Landolfi innocente o colpevole? Alla cassazione l’ultima parola

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Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Ronciglione – Morte di Maria Sestina Arcuri, il 9 novembre Andrea Landolfi comparirà davanti alla cassazione.

Spetterà alla suprema corte l’ultima parola sul futuro del pugile romano 33enne, assolto in primo grado il 19 luglio 2021 e condannato a 22 anni di reclusione il 21 dicembre 2022 in appello per l’omicidio della fidanzata 26enne.

Sono passati quattro anni e mezzo. La giovane, con cui conviveva da tre mesi, è morta a Belcolle due giorni dopo essere caduta dalle scale di casa della nonna Mirella Iezzi, in via Papirio Serangeli a Ronciglione, la notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019.

Per i giudici della corte d’assise del tribunale di Viterbo, che ha dato ragione ai difensori Daniele Fabrizi e Serena Gasperini, la coppia è rotolata per le scale in seguito a un malaugurato incidente.

Un omicidio volontario commesso da Landolfi alla presenza del figlioletto, che all’epoca aveva 5 anni, con la copertura della nonna per la corte di assise di appello di Roma, che lo ha condannato a 22 anni lo scirso 21 dicembre, condividendo appieno la tesi  del pm Franco Pacifici e del difensore di parte civile Vincenzo Luccisano, secondo cui avrebbe volutamente lanciato di sotto Maria Sestina con l’intento di ucciderla.

Ai familiari della vittima, parte civile con l’avvocato Vincenzo Luccisano, sono stati assegnati in secondo grado 300mila euro di provvisionali: 100mila euro per ciascuno dei genitori, 50mila euro per ciascuno dei due fratelli.

Femminicidio. Un delitto efferato per la corte d’assise d’appello di Roma, secondo cui Andrea avrebbe lanciato Maria Sestina dalle scale per ucciderla, facendola schiantare vicino al camino e chiamando apposta i soccorsi solo quando era ormai troppo tardi perché non potesse raccontarlo. Avrebbe “volutamente omesso qualsiasi iniziativa, completando la condotta omicidiaria…”.

Pesantissimi i giudici della corte d’assise d’appello di Roma nelle motivazioni della sentenza di secondo grado che, chiudendo in due udienze il processo bis, ha ribaltato l’assoluzione “perché il fatto non sussiste” del 19 luglio 2021 del tribunale di Viterbo nei confronti di Landolfi.

E ancora: “L’imputato, nelle quattro ore intercorse tra la caduta e la chiamata del pronto intervento sanitario, ha visto la situazione precipitare e ha volutamente omesso qualsiasi iniziativa, completando la condotta omicidiaria”.

“E non è il caso di scomodare aggettivi di forte impronta morale (meschino, diabolico, degenerato) per decifrare il comportamento della Iezzi” , viene sottolineato con durezza straordinaria nelle motivazioni della sentenza di secondo grado, contro cui hanno presentato ricorso i legali Gasperini e Fabrizi, i quali, in terzo grado, non potranno più confutare il nuovo giudizio nel merito, se non nei limiti del vizio motivazionale.

Di parere opposto i due giudici togati e i sei giudici popolari della corte d’assise di Viterbo. “Landolfi, lungi dall’abbandonare la compagna, ha prestato alla stessa l’assistenza che appariva congrua sulla base di quella che nel corso della notte è stata la percezione della natura e della gravità del suo malessere”. “Un tragico incidente che ha visto Andrea e Sestina cadere rovinosamente giù per le scale, con conseguenze rivelatesi fatali per uno di loro”, per i due togati e i sei giudici popolari di via Falcone e Borsellino.

Silvana Cortignani 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.




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