Salvatore Bramucci e la moglie Elisabetta Bacchio
Soriano nel Cimino – Le sorelle diaboliche pianificando l’omicidio di Salvatore Bramucci: “Il dottore costa 30mila euro”. Dicevano riferendosi al delitto e al suo esecutore.
La vittima e la moglie avrebbero vissuto da separati in casa e lei lo avrebbe ucciso perché lui voleva andarsene alle Canarie lasciandola senza un soldo.
A tradire il movente economico e la grave crisi coniugale della coppia, che avrebbe spinto le sorelle diaboliche a ordire un piano per ucciderlo, è stato uno dei sicari in carcere, Tonino Bacci. Che, per ridimensionare il suo ruolo, l’avrebbe buttata sul “dovevamo dargli una lezione”. Del “tesoretto” della vittima avrebbero invece saputo tutti in famiglia, suoceri compresi. Anzi proprio il suocero avrebbe aiutato Bramucci a scavare una buca per terra dove sotterrare i soldi nei pressi del canile.
Nessun dubbio per gli inquirenti che la mente del delitto sia stata la moglie Elisabetta Bacchio, la 46enne arrestata per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione in concorso con altre sette persone dai carabinieri dopo un anno, la mattina del 26 settembre, su richiesta del pm Massimiliano Siddi e disposizione della misura cautelare nel carcere di Civitavecchia del gip Rita Cialoni. Ieri per rogatoria l’interrogatorio di garanzia, cui la vedova si è avvalsa della facoltà di non rispondere, assistita dall’avvocato Giuliano Migliorati.
La volontà di ucciderlo emerge già due mesi prima dell’agguato del 7 agosto 2022, da una conversazione intercorsa tra le sorelle Bacchio il 4 giugno 2022, dopo che Sabrina aveva incontrato proprio Bacci, chiamato il “professore”, la cui visita “costicchia”, aggiungendo che per eseguire l’intervento chirurgico – verosimilmente riferendosi all’omicidio – lo specialista ha chiesto la somma di 30mila euro: “Ele il professore che ti vorrebbe operare in clinica vuole 30”.
Omicidio Bramucci – Moglie e cognata della vittima, Elisabetta e Sabrina Bacchio
“Mia figlia Elisabetta si lamentava che non ce lo faceva più a vivere con lui e che dentro casa lo convivenza era difficile”, ha confermato agli investigatori il padre delle Bacchio, che il 20 e 21 dicembre 2021 è andato con la moglie a confidare le sue preoccupazioni ai carabinieri di Soriano nel Cimino.
Il 29 gennaio, e un’altra decina di volte fino al 22 luglio, è stata invece la stessa Elisabetta a recarsi dai carabinieri di Soriano nel Cimino, senza sporgere denunce, ma riferendo che il marito continuava a delinquere praticando spaccio, estorsioni e usura, tramando alle spalle della famiglia.
“Notizie sempre generiche, frammentarie e prive di attualità – si legge nell’ordinanza – così da non consentire l’avvio di alcuna attività investigativa nei confronti di Bramucci Salvatore, personaggio di spessore della malavita locale noto all’ufficio”.
Il coinvolgimento attivo della sorella Sabrina nella organizzazione e pianificazione dell’omicidio ha trovato, come è noto, un solido riscontro nei messaggi di testo e vocali contenuti nel telefono cellulare dell’indagata, in carcere dal 22 ottobre dell’anno scorso, un mese dopo i due sicari Tonino Bacci e Lucio La Pietra.
Omicidio Bramucci – Lucio La Pietra e Tonino Bacci
A tradire la partecipazione della moglie al delitto una conversazione intercetta a Mammagialla tra Bacci e sua sorella, in cui l’indagato, dichiarando di essere lui alla guida della Smart, sosteneva di essere stato “incastrato”, lasciandosi sfuggire considerazioni in merito a consistenti somme di denaro (oltre a quanto già percepito evidentemente a titolo di anticipo) che pretendeva dalle sorelle Bacchio per mantenere il silenzio.
“Le sorelle però mi devono pagare, le sorelle mi devono dare ancora tre quattro piotte per stare zitto, capito? E quella che sta a palle all’aria, quella mi deve far ridere, mi deve far ridere tanto … ma sai come ride! Mi deve compra’ tutta Trevi, me deve compra’. Mo sto bono, sto calmo … faccio vede io le sorelle come vengono con me. così guarda ‘una di qua e una di là’, poi dicono e fanno quello che dico io, dicono va bene”.
Il successivo il 20 ottobre, facendo ancora una volta riferimento alle sorelle Bacchio, Bacci ribadisce la pretesa di una non meglio precisata somma di denaro a titolo di “indennità” per la sua detenzione, visto che si trova ristretto a causa delle due sorelle: “Sì, ma a me devono dare i soldi, oh io sto qua, a me devono dare incominciare a darmi i soldi liquidi. Forse non hai capito … a me mi hanno messo in mezzo ad una cosa … capito? Omicidio m’hanno dato oh”.
È sempre Bacci, in una memoria difensiva del 15 novembre, a rilevare il possibile movente, dando conto del sentimento di rabbia nutrito da Elisabetta a causa dei maltrattamenti che le avrebbe riservato il coniuge, in procinto di trasferirsi a Tenerife.
“Bramucci – si legge nella memoria – dopo avere trascinato la moglie Elisabetta in uno stile di vita caratterizzato dagli agi tratti dalla sua fiorente attività usuraria e dalle conseguenti ripercussioni giudiziarie, si apprestava a lasciare la moglie ed i figli senza una lira, risultando egli, in via ufficiale, completamente privo di mezzi”. E ancora: “Bramucci aveva diligentemente ‘strozzato’ anche i genitori della moglie (…) aveva obbligato gli stessi a cedergli la proprietà della loro casa”.
In conclusione: “Emerge con chiarezza che Elisabetta Bacchio, nella fredda preordinazione delle conseguenze, ero forse l’unica ad avere una chiara visuale del quadra. Era certamente l’unica che sapeva bene dove il Bramucci nascondesse il suo tesoretto, rastrellato alla bisogna per finanziare la vita esotica che si stava apprestando. Era certamente l’unica contro la quale il Bramucci avrebbe scatenato le sue ire, dopo l’eventuale scoperta dell’ammanco. Era certamente l’unica che, dopo tanti anni di contiguità con l’ambiente malavitoso del marito, sapesse con certezza come e quando muoversi per sistemare debitori inadempienti e infami vari”.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


