L’assemblea diocesana
Viterbo – “Dobbiamo riportare il Vangelo nei nostri cuori e metterlo al centro del vissuto ecclesiale e quotidiano. E dobbiamo farlo tutti. Con una priorità, la questione sociale e umana”. Il vescovo Orazio Francesco Piazza detta la linea e lo fa in assemblea, quella diocesana di venerdì scorso. La prima del nuovo vescovo. Nella cattedrale, in piazza San Lorenzo, patrono della città. Davanti a lui, oltre 500 persone. Seduti e in piedi, laici ed ecclesiastici. La chiesa di Viterbo che si guarda negli occhi e guarda il vescovo nei suoi. La carovana umana, di cui Piazza ha parlato quasi un anno fa quando si è insediato, dall’altro ieri si è messa in cammino per riallacciare fili e maglie del tessuto sociale che guerra, Covid e crisi hanno sfibrato al punto d’essere su quello di rottura. Accanto al vescovo il suo vicario, don Luigi Fabbri. In prima fila l’ex vescovo, Lino Fumagalli.
Viterbo – Orazio Francesco Piazza
Nove mesi fa, nella stessa cattedrale affacciata sul palazzo che fu del primo conclave della storia, Piazza entrava e faceva capire subito cosa sarebbe successo da lì in avanti. Prima l’ascolto, con i suoi colloqui costanti – istituzioni, forze armate, dell’ordine e associazioni – poi il rapporto diretto con il territorio, le parrocchie, dopodiché la presenza in tutti gli eventi, vissuto e snodo di comunità. Nel frattempo la nuova curia, il governo della diocesi, con il rilancio dei vari settori che caratterizzano. Infine il discernimento. Adesso l’azione. Venerdì la chiamata a raccolta, l’assemblea diocesana. Nel giorno della settimana che a sua volta richiama supplizio e digiuno. In vista dei tre giorni successivi che aprono alla resurrezione. Un’assemblea che ha portato l’attenzione non sui contenuti ma sulle forme, ovverosia sulla forma come contenuto. Corpo in movimento.
“Dobbiamo metterci in cammino – ha detto Piazza -. La realtà dei nostri contesti chiama a una rinnovata coscienza ecclesiale in ogni ruolo e compito. Per il ministero ordinato, per la vita religiosa, per il laicato. E richiede alcune scelte decisive e necessarie”.
Viterbo – Don Luigi Fabbri e Orazio Francesco Piazza
La Chiesa come testimone di comunione. La Chiesa dei martiri e dei padri, la Chiesa dei santi. La Chiesa che critica, cioè trasforma, se stessa per trasformare il mondo. La Chiesa del Vangelo. “Evangelizzazione dei contesti vitali. Strutture al servizio dell’evangelizzazione”, l’incipit dell’assemblea. Due le fondamenta da cui muovere: Parola ed Eucaristia.
Parola. Incarnazione del Verbo. Il messaggio che attua la comunione dei fedeli con il Redentore.
Eucaristia. La volontà di offrirsi al Padre, al suo messaggio, donandosi agli uomini come pane che nutre in vista della vita eterna.
Infine l’assemblea come cena pasquale.
Viterbo – Don Luigi Fabbri
Le indicazioni del vescovo sono chiare: “Prendere innanzitutto l’iniziativa. Decidersi ed essere convinti del cammino da fare senza la tentazione di infruttuose nostalgie. Perché i contesti sono cambiati. Coinvolgersi con un impegno qualificato e al tempo stesso coinvolgere, tutti, a partire dai laici. L’impegno è la migliore testimonianza che può suscitare in altri il desiderio di collaborare. Bisogna avvicinare, non allontanare o escludere. Bisogna poi accompagnare e sostenersi reciprocamente, nella diversità di ruoli e responsabilità. Con amorevole pazienza. Bisogna anche fruttificare, cioè rilevare il positivo per renderlo efficace e non fermarsi solo sulle difficoltà. Se si sta solo a piangere poi non si ha più la forza di fare niente. Infine, occorre festeggiare, ossia condividere con entusiasmo. Con senso d’accoglienza, disponibilità e amicalità, il che significa guardare dritto al messaggio di Cristo mettendo il proprio carattere in secondo piano”.
“Una Chiesa in cammino – ha proseguito Piazza – che in questo tempo ha sempre il suo fondamento nella Parola e nell’Eucarestia. Che in questo tempo richiede la testimonianza di una comunione affettiva ed effettiva. Una realtà ecclesiale che con cuore nuovo, radicato appunto nella Parola e nell’Eucarestia, si incarna nel vissuto per trasformare l’ordinarietà della vita e generare uno stile comunitario per superare egoismi e autoreferenzialità”.
“Spesso – ha aggiunto il vescovo – si nota infatti che il negativo di molti contesti esistenziali ha trasformato le persone e le nostre comunità. Più che portare il senso della fede nella vita, e creare condizioni per affrontarla, le questioni del vivere e i modelli che si scelgono hanno inaridito la fede personale e sminuito il suo ecclesiale, condizione necessaria per continuare l’opera salvifica di Cristo”.
Viterbo – Lino Fumagalli
Ma per mettersi in cammino è fondamentale “una conversione personale e pastorale, centrata sull’evangelizzazione e la vita sacramentale. Bisogna annunciare il Vangelo e innestarlo nella vita, con una consapevole testimonianza nel tessuto ecclesiale e nei vari contesti ordinari. Ma per essere Chiesa di Cristo è fondamentale ritrovare la familiarità con la sua Parola, riscoprendo il valore e la centralità dell’Eucarestia per suscitare, formare e promuovere la coscienza ecclesiale”.
Per generare i necessari cambiamenti in un contesto profondamente cambiato servono tuttavia strutture adeguate alla missione. “Tutti si devono liberare dei difetti ecclesiali – ha sottolineato Orazio Francesco Piazza – per guardare a Cristo e accogliere la sua Parola. Ciascuno di noi e le strutture che governiamo si devono misurare sul Vangelo. E lo dobbiamo fare nel testo sociale, così come nel nostro stile di vita. Per essere testimonianza effettiva nei contesti di vita, mostrando fedeltà alla propria vocazione”.
Viterbo – L’assemblea diocesana
Un cammino, i cui punti decisivi sono il “ritorno all’essenziale dell’annuncio cristiano, la cura della comunione ecclesiale e del suo valore testimoniale, la priorità della questione sociale e umana, la testimonianza ecclesiale come ‘esercizio del vissuto cristiano’, le responsabilità specifiche di sacerdoti, laici e religiosi, e la rilevanza della formazione”. Il tutto accompagnato da “un radicamento concreto nel territorio mosso da effettiva presenza e condivisione. Senza isolarsi in alcun modo”.
Una pastorale coinvolgente e attenta ai bisogni umani. “Una pastorale convergente”, ha ribadito più volte il vescovo, caratterizzata da un solo corpo le cui parti sono in continuo dialogo tra essi e dove il messaggio del Vangelo scorre come sangue e corpo di Cristo “nella relazione tra le parrocchie, con mutualità nel sostegno e nei servizi ecclesiali, le foranie, con funzione di discernimento e sintesi, e la diocesi, con il suo Consiglio pastorale diocesano e i servizi di Curia per valutare scelte e percorsi da condividere nella Chiesa locale. Un discernimento comunitario, con le sue situazioni ordinarie su cui concentrare l’attenzione e l’impegno di tutti”. Una rivoluzione.
Daniele Camilli





