Corchiano – “Dopo un primo operaio ferito, i lavori sono continuati e c’è scappato il morto”. A dirlo una signora che abita di fronte alla palazzina dell’Ater dove si stavano effettuando i lavori che hanno portato alla morte dell’operaio Alfonso Gisini travolto da una controparete. Una testimonianza raccolta dal Tg Lazio e andata in onda ieri su Rai tre durante l’edizione del telegiornale delle 14.
“Io abito qui – racconta la signora intervistata dal Tg Lazio -, gli operai stavano togliendo i mattoni per fare il cappotto. Prima c’è stato un incidente e si è fatto male uno e poi i lavori sono continuati. È successo il secondo incidente e lì c’è stato il morto”.
Operaio morto a Corchiano – La signora intervistata dal Tg Lazio
Erano le 11,30 di lunedì 4 settembre quando la controparete di una palazzina Ater in via donatori di sangue a Corchiano è crollata travolgendo Alfonso Gisini, 54 anni, e un collega. L’altro operaio non avrebbe riportato lesioni gravi e sarebbe stato dimesso dall’ospedale Andosilla di Civita Castellana dopo avere effettuato tutti gli esami del caso. Mentre per Gisini, originario di Giugliano nel Napoletano e residente a Villaricca, elitrasportato d’urgenza all’ospedale Gemelli di Roma a causa delle gravi ferite riportate, non c’è stato nulla da fare. È morto qualche momento dopo. Ora spetta agli ispettori della Asl fare tutte le verifiche e le indagini del caso.
Nel frattempo, stando a quanto trapelato, i due titolari della ditta edile che stava effettuando i lavori sulle palazzine Ater, sono stati iscritti nel registro degli indagati. Un atto dovuto. La procura di Viterbo nei giorni scorsi ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. A coordinare le indagini è la Pm Paola Conti. In questi giorni verrà anche effettuata l’autopsia sul corpo di Alfonso Gisini.
Alfonso Gisini
Sotto sequestro l’area della palazzina in cui è crollata la parete. Il cantiere coinvolgerebbe in tutto tre palazzine da quattro appartamenti ciascuna, ma a finire sotto sequestro è stata solo la zona interessata dal crollo. Le famiglie che abitavano negli appartamenti Ater sono state tutte evacuate in attesa della messa in sicurezza.
“Ho sentito il botto – ha proseguito la signora intervistata dal Tg Lazio – e sono uscita fuori. C’è il trabattello che si vede e sta sopra la casetta. E il signore che è morto stava sotto le finestre dei bagni miei”.
Corchiano – La parete crollata
Nel Lazio tra gennaio e giugno di quest’anno si contano già 47 morti sul lavoro. L’anno scorso, nello stesso periodo, erano 45.
“Nella Tuscia – ha sottolineato poi al Tg Lazio il segretario della Uil di Viterbo, Giancarlo Turchetti – è il terzo morto sul lavoro e occorre che si faccia più formazione e che ci siano più ispezioni. Nella provincia di Viterbo, su un organico di 15 ispettori, ne mancano 10. Il mancato rispetto delle norme di sicurezza va considerato un omicidio”.
Daniele Camilli
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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