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Viterbo – (sil.co.) – Richiedente asilo cucina nel centro di accoglienza nonostante il divieto, annullato il decreto di revoca delle misure di accoglienza disposto dalla prefettura.
Lo ha deciso il Tar del Lazio, dando ragione al ricorso di un migrante pakistano che lo scorso mese di aprile ha usato un fornello elettrico per cucinare, mentre a maggio è stato trovato nella sua stanza “materiale atto alla preparazione di cibi e cibi cucinati”.
I giudici amministrativi, nella motivazioni della sentenza, sottolineano come la corte di giustizia dell’Unione europea abbia stabilito che uno stato membro non possa prevedere, tra le sanzioni che possono essere inflitte ad un richiedente, anche quella consistente nel revocare, seppure temporaneamente, le condizioni materiali di accoglienza, relative all’alloggio, al vitto o al vestiario, dato che questo avrebbe l’effetto di privare il richiedente della possibilità di soddisfare le sue esigenze più elementari.
L’imposizione di altre sanzioni, secondo la corte di giustizia europea, devono rispettare il “principio di proporzionalità e della dignità umana”. Di conseguenza, in Italia, il legislatore ha previsto che non sia più consentita la revoca delle misure di accoglienza nel caso di “violazione grave o ripetuta delle regole della struttura in cui è accolto il richiedente”, per cui è possibile applicare solo conseguenze meno gravi, come “il trasferimento in altro centro, l’esclusione temporanea dalle attività del centro e da uno o più servizi e la sospensione o revoca dei benefici accessori”.
