Il capofacchino Sandro Rossi
Viterbo – “Santa Rosa è madre di tutti i viterbesi e un bene dell’umanità”. Sandro Rossi è capofacchino dal 2007 e facchino da 44 anni. Punto di riferimento assoluto, quando dà il “sollevate e fermi”, la città resta immobile. Quando grida “evviva Santa Rosa” la sua voce fa tremare il peperino toccando le corde più profonde di ognuno.
“I ragazzi – ha sottolineato Rossi – cercano nel capofacchino una cosa su tutte: la sicurezza che tutto andrà bene e per il meglio. Ed io gli devo dare certezze e tranquillità, lavorando anche sul comportamento, sugli sguardi, sugli approcci. Dandogli una pacca sulla spalla, lo schiaffetto sul collo. Insomma, fargli vedere che nessuno passa inosservato, che tutti fanno parte della famiglia. Una tranquillità che fa bene a loro e fa bene a me”.
Macchina di Santa Rosa – Gloria
Sandro Rossi, tanti anni da facchino, ultimo anno di Gloria. Come sta vivendo questo 3 settembre?
“Lo sto vivendo con un po’ di tristezza proprio perché è l’ultimo anno di Gloria, la macchina che mi è piaciuta di più e che mi ha più coinvolto. Con la speranza che la nuova macchina mi dia le stesse sensazioni”.
Cosa rimpiange di più di Gloria? Anche dal punto di vista tecnico.
“Dal punto di vista tecnico non ci sono grosse differenze con le altre macchine. La cosa che fa la differenza è invece quello che suscita in me quando vedo Gloria, soprattutto di giorno, dandomi una sensazione particolare. Senza togliere nulla alle altre macchine del passato. Però la macchina di Ascenzi mi ha lasciato un profondo segno interiore”.
Come si costruisce il rapporto con i facchini in vita del trasporto?
“Si inizia con le prove, vedendoci dopo un anno. E si inizia con una stretta di mano, parlando con tutti. A chiedere della famiglia, dei genitori, se ci sono stati problemi durante i mesi che sono trascorsi. Poi si arriva alle cene, quando ci si siede tutti insieme e si comincia a sentire il profumo del trasporto, quella forza e quell’unione tra i facchini che poi porta alla sera del 3 settembre”.
Cosa succede invece dopo il 3 settembre? Qual è la vita del Sodalizio e quella dei facchini?
“La vita del Sodalizio prosegue per tutto l’anno con tutta una serie di impegni istituzionali. E in tal caso è soprattutto il presidente Massimo Mecarini che se ne fa carico. Per quanto riguarda i facchini, i giorni successivi sono quelli in cui ci si racconta passo per passo quello che è successo durante il trasporto, i problemi che ci sono stati e le emozioni che si sono provati. Poi piano piano la macchina si smonta e ci si rivede al pranzo sociale, quando il racconto riprende in vista del trasporto successivo. Il trasporto è infatti anche questo, una narrazione continua, in attesa del 3 settembre. In mezzo ci sono gli appuntamenti legati alle visite mediche e ad altri aspetti tecnici”.
Cosa differenzia un facchino da tutti gli altri?
“Ogni facchino ha la sua visione di Santa Rosa e la sua motivazione. Ognuno di noi la vive interiormente in maniera diversa. Quello che un facchino prova nel portare la macchina è un’emozione individuale, intima. Anche chi non è facchino vive lo stesso sentimento ma in un altro modo. Il trasporto è veramente un fatto, un momento che caratterizza un’intera comunità”.
Quali sono le qualità che deve avere un capofacchino?
“La qualità principale è quella di riuscire ad unire più di duecento persone, a pensarla tutti alla stessa maniera percependo la sofferenza e il dolore gli uni degli altri nel momento in cui il peso ce l’ha qualcun altro. Un peso che si sposta sotto la macchina sulle spalle di ciascun facchino e che fa capire a tutti che è sempre necessario dare qualcosa in più agli altri”.
Cosa rappresenta per lei la figura di Santa Rosa?
“Per un viterbese Santa Rosa è l’assoluto. Santa Rosa è madre di tutti i viterbesi e come tale viene vissuta. E viene in mente ogni volta che si incontrano difficoltà nel corso della vita. Lo stesso sentimento, appunto, che si prova per una madre”.
Il capofacchino Sandro Rossi
Le minimacchine rappresentano un vivaio molto importante e consistente. Quando, questo vivaio, conta per il trasporto del 3 settembre?
“Per il Sodalizio è una grande soddisfazione sapere che tutti questi bambini vogliono fare qualcosa per Santa Rosa. E molti facchini sono passati prima per le minimacchine che rappresentano un inizio per arrivare alla macchina grande. Noi puntiamo parecchio sui bambini, un investimento fondamentale. Per il futuro della macchina e al tempo stesso per quello della città”.
Come nasce la sua passione per il trasporto?
“Io abitavo in una parallela di via Garibaldi e la vedevo tutti gli anni, appresso ai facchini più grandi che la assemblavano a porta Romana. Non ho fatto il minifacchino ma appena sono diventato maggiorenne sono andato subito a fare la prova di portata per entrare nel Sodalizio”.
Dieci anni dal riconoscimento Unesco, 45 dalla nascita del Sodalizio. Come è cambiata la figura del capofacchino rispetto al passato?
“Non è cambiata molto. Il capofacchino deve essere una persona di fiducia dei facchini che gli affidano la propria sicurezza. E il capofacchino, per avere la loro fiducia, deve avere sulle spalle diversi anni di trasporto, conoscendolo fino in fondo. Quando si sta sotto la macchina non si vede quello che succede fuori, ma ogni facchino sa che deve eseguire ogni ordine che gli viene dato, senza discutere. E questo è un fatto di fiducia decisivo. Il capofacchino è gli occhi del trasporto”.
Come si sta preparando al 3 settembre?
“Più si va avanti e più si inizia a percepire il peso di una responsabilità che per me è fondamentale. I 12 ragazzi che quest’anno sono entrati a far parte del Sodalizio hanno meno dell’età di mio figlio, che fa parte anch’esso del trasporto. Ragazzi che cercano nel capofacchino una cosa su tutte: la sicurezza che tutto andrà bene e per il meglio. Ed io gli devo dare certezze e tranquillità, lavorando anche sul comportamento, sugli sguardi, sugli approcci. Dandogli una pacca sulla spalla, lo schiaffetto sul collo. Insomma, fargli vedere che nessuno passa inosservato, che tutti fanno parte della famiglia. Una tranquillità che fa bene a loro e fa bene a me”.
Santa Rosa – La minimacchina del centro storico con Sandro Rossi al primo “sollevate e fermi”
Che ne pensa della scelta del comitato del centro storico di aprire il trasporto della minimacchina del primo settembre anche alle bambine?
“Siamo stati molto favorevoli alla scelta fatta dal comitato del centro storico. Ed è stata una grande soddisfazione vedere i sorrisi sui volti delle bambine. Una scelta felice, perché anche le bambine hanno tutto il diritto di avere un sorriso in più per Santa Rosa. E noi abbiamo tutto il dover di fare in modo che ciò avvenga”.
Quando ci sarà la prima donna facchino sotto la macchina di Santa Rosa?
“La prova di portata è molto difficile. In passato abbiamo anche incoraggiato alcune ragazze a sostenerla, ma resta uno sforzo comunque notevole, anche se non impossibile. Detto questo, siamo in attesa. Il Sodalizio è aperto a tutti, perché Santa Rosa è di tutti, nessuno escluso senza alcuna distinzione di colore, nazionalità e pensiero. Santa Rosa è un bene dell’umanità”.
Che ne pensa delle parole del prefetto che ha definito il comportamento dei facchini “indecoroso” in merito al trasporto dell’anno scorso?
“Nulla da dire, né da replicare. Lo scorso anno c’erano alcune cose che non andavano bene e noi abbiamo espresso il nostro punto di vista. Poi, quest’anno, abbiamo trovato il contesto giusto per procedere tutti quanti insieme lungo lo stesso percorso, trovando la soluzione per tutto”.
Daniele Camilli
Articoli: Raffaele Ascenzi (ideatore di Gloria): “Una cittadella di Santa Rosa per valorizzare la macchina e i quartieri della città” – Massimo Mecarini (Sodalizio facchini): “Fare il facchino è vocazione, chi decide di esserlo sente una chiamata” – Vincenzo Fiorillo (costruttore): “Noi non siamo solo costruttori, ma anche custodi della macchina di Santa Rosa”



