Viterbo – “L’impresa Fiorillo per il trasporto della macchina di Santa Rosa è stata sempre una garanzia di sicurezza e bellezza”. Lo ha detto Massimo Mecarini, il presidente del Sodalizio dei facchini, ieri sera, durante un evento, le penne sotto la macchina, che i Fiorillo hanno trasformato in tradizione o meglio, come lo stesso Vincenzo, Fiorillo, ha ben sottolineato, in una “festa di comunità”.
Lorenzo, Vincenzo e Mirko Fiorillo
“Una garanzia di sicurezza e bellezza”. E Mecarini lo ha detto cogliendo in pieno quello che l’impresa Fiorillo, in tutti questi anni di trasporto, ha rappresentato e rappresenta non solo per la macchina della santa patrona, ma per tutta Viterbo. Una garanzia, inoltre, di stile, cortesia e capacità di rapportarsi agli altri e a una manifestazione che incarna lo spirito, l’identità e l’orgoglio di una città intera. “L’augurio e l’auspicio – ha poi aggiunto il presidente dei facchini – è che possano costruire anche la prossima macchina di Santa Rosa”. Dies Natalis dell’architetto Raffaele Ascenzi. Perché, come ha già ribadito lo stesso capofacchino Sandro Rossi, “squadra che vince non si cambia”. E semmai dovesse cambiare, sarebbe sicuramente una perdita.
Ieri sera le pennette sotto la macchina. Oltre mille persone presenti, 120 chili di mezze maniche all’amatriciana, più vino, dolce e caffè. “Una festa di comunità – ha spiegato Vincenzo Fiorillo -. Lo facciamo per la festa. Una tradizione che speriamo possa andare avanti nel tempo, indipendentemente dalla nostra presenza. Perché per Viterbo serate come questa sono importanti”. Una serata che, assieme a tutto il percorso che porta al 3 settembre, consolida e rafforza lo spirito del trasporto. Che non è cosa astratta, ma cammina sulle gambe di uomini e donne. Un cammino che fa sentire sempre a casa.
Un impegno non da poco la cena di ieri sera. Un evento fatto di sinergia e collaborazione. “Dai facchini, una trentina in tutto – racconta Fiorillo – che stanno in cucina e servono piatti, vino, acqua e caffè alle persone. Passando per la spesa la mattina fino alle pulizie del dopo cena. Perché la piazza la dobbiamo lasciare come l’abbiamo trovata. Pulita. Per turisti e cittadini che il giorno dopo vengono a visitare Gloria e la santa”.
Massimo Mecarini e Vincenzo Fiorillo
Un esempio, l’impresa Fiorillo. Una famiglia, con Mirko, Alessio e il nipote Lorenzo al suo fianco. Fratelli cresciuti da Vincenzo, assieme alla moglie Luciana Bianchi, prima come figli, poi come lavoratori. Uniti, come i facchini sotto la macchina. Una famiglia che si è fatta le ossa da sola, tenendo bene a mente, trasmettendoli, i valori della disciplina, del lavoro e della serietà. Il valore dello studio. Ieri sera Mirko Fiorillo, parlando del nipote Lorenzo, figlio di Alessio, aveva un desiderio su tutti. Il desiderio che finisse le superiori e che si iscrivesse poi a ingegneria. La famiglia che investe sul futuro dei figli. L’impresa che guarda al futuro investendo sulle nuove generazioni. Un padre che dà merito ai figli. “Con loro ho condiviso tutto – ha ribadito più volte Vincenzo Fiorillo -. Impegno, sacrifici, difficoltà, chiedendo consiglio, dando consigli, trovando sempre il riscontro giusto. Il merito di tutti questi anni è anche loro. I figli danno forza e averli vicini è una ricchezza e una fortuna”.
Vincenzo Fiorillo
Perché costruire la macchina di Santa Rosa è veramente difficile. Un’impalcatura che è innanzitutto una torre. La terza torre sulle mura medievali di porta Romana, accanto quelle longobarda e del Cinquecento. Forse l’unica torre che appare e scompare ogni anno, per tornare di nuovo l’anno successivo. Un’opera ingegneristica e al tempo stesso artistica. Una macchina poi che non è mai immobile. Va custodita, necessita di manutenzione e modifiche. Una macchina che cammina e lo fa in mezzo a migliaia di persone, con sotto altre persone che la trasportano. Una macchina che non basta che sia bella, deve essere anche e soprattutto sicura, che va portata al punto di partenza, assemblata e smontata. Una macchina attorno alla quale ruotano relazioni e aspettative che vanno gestite. E saperlo fare è tutt’altro che semplice.
“Costruire la macchina di Santa Rosa – commenta Fiorillo – richiede non solo sapienza tecnica, ma, assieme ad essa, un sentimento profondo. La devi sentire scorretti dentro. Sentimento di devozione per la Santa e di servizio per la città”.
Penne sotto la macchina di Santa Rosa
Una macchina che i Fiorillo hanno costruito in 100 giorni. Un record. Lavorando giorno e notte, spesso senza ferie. Un impegno che, ogni anno, inizia a metà luglio per terminare, si fa per dire, a fine settembre. Il 18 lo smontaggio. Un’impresa che, durante l’anno, lavora anche su altri fronti.
Accanto a Vincenzo, Mirko e Alessio, le mogli: rispettivamente Luciana Bianchi, Daniela Bottoni e Michela Fiorentino. “A loro – dice Vincenzo Fiorillo – bisognerebbe dargli la medaglia d’oro, per tutto il tempo che gli abbiamo tolto. A loro siamo profondamente grati per tutto l’amore che ogni giorno ci dimostrano”.
Penne sotto la macchina di Santa Rosa
“Un’impresa fatta di persone eccezionali – ha proseguito infine Massimo Mecarini – sempre presenti, h24, per qualsiasi esigenza. Capaci di costruire macchine bellissime. Con tecnologie e know-how di altissimo livello. Da Fiore del cielo a Gloria. Con i Fiorillo il Sodalizio, i facchini, tutti noi abbiamo sempre avuto un rapporto di grande sintonia, amicizia e collaborazione. Un’impresa che è garanzia di sicurezza e bellezza. Senza se e senza ma”.
Daniele Camilli




