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Viterbo – (sil.co.) – Metodo mafioso, saranno giudicati dal nuovo collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi i due imprenditori viterbesi Manuel Pecci e Emanuele Erasmi e l’operaio romeno Ionel Pavel per i quali il 4 febbraio 2022 il pm Fabrizio Tucci della Dda di Roma ha chiesto due condanne e a 7 anni e mezzo e una a 9 anni e nove mesi.
Ieri udienza interlocutoria, per ribadire la fine istruttoria e stabilire se il pm Tucci e le parti civili dovessero replicare le rispettive discussioni a distanza di oltre un anno e mezzo oppure procedere con le difese.
Alla fine sono state confermate le due udienze straordinarie di ottobre già calendarizzate, cui se ne è aggiunta un’altra prima di Natale. Tre udienze fiume, dalla mattina fino alle cinque del pomeriggio, se necessario, come ha sottolineato il presidente Rocchi, dando la disponibilità del collegio a proseguire a oltranza.
Il 6 e 13 ottobre appuntamento con un breve riepilogo delle richieste dell’accusa e poi a seguire le discussioni delle difese, mentre, salvo ulteriori imprevisti, è stata fissata per il 19 dicembre la fine del processo.
Pecci, Erasmi e Pavel sono tra i tredici arrestati dai carabinieri nel blitz dell’operazione Erostrato che il 25 gennaio 2019 ha sgominato il sodalizio criminale italo-albanese ai cui vertici c’erano i boss Ismail Dervishi e Giuseppe Trovato, responsabili nel biennio precedente, tra il 2017 e il 2018, di una serie di attentati e intimidazioni che hanno messo letteralmente a ferro e fuoco Viterbo.
Ai tre imputati viene contestata la sola aggravante del metodo mafioso, ma non l’associazione come ai 9 componenti del sodalizio le cui pene sono diventate definitive lo scorso 31 gennaio davanti alla cassazione. Per chiudere il processo mancano ancora le arringhe dei difensori Carlo Taormina e Fausto Barili per Pecci, Giuliano Migliorati per Erasmi e Michele Ranucci per Pavel.
Sei le parti civili, rappresentate, tra gli altri, dagli avvocati Roberto Alabiso e Marco Russo. Sono il comune di Viterbo, l’associazione antimafia Caponnetto e Sos impresa. Ma anche il carabiniere Massimiliano Pizzi a cui è stata incendiata l’auto per vendetta, l’imprenditore Fabio Chiovelli, titolare della discoteca Theatrò, sul cui ingresso sono state appese teste mozzate di agnello e di maiale a mo’ di avvertimento, e l’imprenditore romeno Ion Lazar che proprio al Theatrò organizzava serate di ballo per stranieri bruscamente interrotte dalla banda di Trovato e Rebeshi perché il secondo voleva il controllo esclusivo del settore.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
