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Spedì tre penitenziari a Belcolle per una videochiamata negata, condannato detenuto 25enne

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Il carcere di Mammagialla - nel riquadro Andrea Mancuso

Il carcere di Mammagialla – Nel riquadro Andrea Mancuso


Viterbo – (sil.co.) – È stato condannato in video collegamento dal carcere di Rovigo, dove nel frattempo è stato trasferito, in regime di alta sicurezza per vicende di mafia, il detenuto 25enne palermitano Andrea Mancuso, che il 29 settembre 2022 a Mammagialla ha aggredito tre agenti della polizia penitenziaria per una videochiamata negata ai familiari che non sarebbero venuti a Viterbo per il consueto colloquio mensile.

Imputato di resistenza e lesioni, il 25enne è comparso ieri davanti al giudice Jacopo Rocchi nell’aula di corte d’assise del tribunale di Viterbo, appositamente attrezzata. L’avvocato Dario Proietti del foro di Roma, che all’udienza di convalida aveva chiesto i termini a difesa, ha patteggiato sei mesi di reclusione, con lo sconto di un terzo della pena, come concordato col pm titolare del fascicolo.

Sarebbe bastato un “no” a scatenare la violenza del detenuto, costata fino a trenta giorni di prognosi ai tre agenti presi a calci e pugni, medicati al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle a causa di costole e nasi rotti e denti spezzati. A farlo “scattare” sarebbe stato, secondo le ricostruzioni, il diniego alla videochiamata che voleva fare ai familiari che non si sarebbero presentati in carcere per il colloquio.

Uno dei tre poliziotti è rimasto a lungo sotto osservazione, un sovrintendente ha avuto una prognosi di sette giorni, mentre un assistente capo coordinatore una prognosi di trenta giorni avendo riportato la rottura di due costole, la frattura del naso e varie ecchimosi.

Non era la prima volta che Mancuso dava in escandescenze in carcere. Il 5 ottobre dell’anno scorso, pochi giorni dopo i fatti di Mammagialla, la cassazione ha reso definitiva una precedente condanna per lesioni personali gravi, inflitte sempre in contesto carcerario, a causa delle quali la persona offesa ha riportato l’avulsione di un canino con indebolimento dell’organo della masticazione.

Sempre l’anno scorso, il 12 ottobre, Andrea Mancuso è stato condannato dal tribunale di Palermo a tredici anni di reclusione in primo grado nell’ambito del processo “Bivio” in abbreviato contro il clan palermitano di San Lorenzo, che ha fatto seguito al blitz del gennaio 2021, messo a segno dai carabinieri contro boss e gregari delle famiglie di Tommaso Natale, San Lorenzo, Partanna Mondello e Zen, sfociato in quindici condanne e due assoluzioni degli imputati, accusati di 19 estorsioni, tentate e consumate. Sedici anni al capo mandamento. Nel mirino ditte edili e di movimento terra, un’agenzia funebre, una friggitoria e una macelleria. 


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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