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Un revolver calibro 38 special o 367 magnum l’arma del delitto – Confermata aggravante premeditazione

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Costantin Dan Pomirleanu, Sabrina Bacchio e Antonio Bacci,

Costantin Dan Pomirleanu, Sabrina Bacchio e Antonio Bacci


Soriano nel Cimino – Bramucci è stato ucciso con una pistola del tipo revolver calibro “38 special” o calibro “357 magnum”. Come è noto l’arma del delitto non è stata mai ritrovata. Intanto con la chiusura delle indagini per i tre arrestati è stata confermata l’aggravante della premeditazione.

Nessuno di loro avrebbe gravitato prima nel Viterbese. Tutti e sette gli indagati per l’omicidio di Salvatore Bramucci vivono tra il comune di Guidonia Montecelio e il quartiere romano di Ponte di Nona, compresa la sorella della moglie, Sabrina Bacchio.

La donna, detenuta nella sezione femminile del carcere di Rebibbia, è stata arrestata lo scorso 22 ottobre, poco più di due mesi dopo l’agguato mortale del 7 agosto 2022 e poco più di un mese dopo l’arresto dei due sicari Antonio Bacci e Lucio La Pietra, detenuti presso la casa circondariale di Mammagialla a Viterbo, con cui la cognata della vittima avrebbe pianificato il colpo. Per loro il processo davanti alla corte d’assise del tribunale di Viterbo si aprirà il prossimo 23 ottobre.

La procura aveva chiesto l’arresto anche per il compagno della Bacchio, Dan Constantin Pomirleanu, conviventi a Guidonia Montecelio. Anche lui tra gli indagati della prima ora, assieme al pregiudicato romano Alessio Pizzuti, residente invece a Ponte di Nona, nella stessa abitazione degli ultimi due indagati, Fabio Buti e Ismail Memeti, i cui nomi si sono aggiunti strada facendo alla lista delle persone accusate di concorso in omicidio aggravato dalla premeditazione.


Le auto del commando armato - Nel riquadro: Salvatore Bramucci

Le auto del commando armato – Nel riquadro: Salvatore Bramucci


Arriva nel frattempo la conferma che la salma di Salvatore Branucci sarebbe rimasta sotto sequestro dopo l’autopsia, a disposizione degli inquirenti, che ne avrebbero quindi vietato la cremazione come chiesto dai familiari. I risultati dell’esame necroscopico, eseguito dalla dottoressa Benedetta Baldari, sono stati depositati lo scorso 21 agosto, a distanza di oltre un anno, presso la segreteria del pm Massimiliano Siddi, titolare dell’inchiesta, che, mettendo gli atti a disposizione delle difese, ha chiuso l’indagine con la richiesta di giudizio immediato cautelare per i tre arrestati, accolta i primi di settembre dal gip Rita Cialoni. 

Nel decreto che dispone il giudizio immediato, viene sottolineato, come Bacchio, Bacci e La Pietra “in concorso fra di loro e con altri soggetti per i quali si procede separatamente, avendo agito con premeditazione, cagionavano la morte di Bramucci Salvatore, avvenuta a seguito dell’esplosione di sei colpi di pistola alla testa, al collo ed al braccio sinistro, alla mano ed al braccio destri. In particolare, la Bacchio ed il Bacci concorrevano attivamente ad ideare ed organizzare l’azione criminosa, mentre il La Pietra, oltre a partecipare alla fase di pianificazione organizzativa, unitamente allo stesso Bacci e ad altri soggetti prendeva parte all’esecuzione materiale dell’omicidio”.

Bacci e La Pietra sono imputati anche di detenzione illegale di armi, “perché, in concorso fra di loro e con altri soggetti ed al fine di eseguire il reato detenevano e portavano in luogo pubblico o comunque aperto al pubblico, una pistola del tipo revolver calibro ’38 special’ o calibro ‘357 magnum'”.

Cinque le parti offese individuate dalla procura, che potrebbero costituirsi parte civile al processo. Sono la vedova Elisabetta Bacchio, assistita dall’avvocato Giuliano Migliorati, i tre figli e il fratello di Bramucci,

Sabrina Bacchio è assistita dall’avvocato Anna Rodinò Toscano. I legali Giancarlo Costa e Antonio Rucco, difendono rispettivamente Bacci e La Pietra.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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