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“Uva, nel 2023 forse il peggior raccolto degli ultimi decenni”

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Remo Parenti di Confagricoltura

Remo Parenti di Confagricoltura

Viterbo – “Uva, non credo che negli ultimi decenni ci sia mai stato un anno catastrofico come il 2023”. Il presidente di Confagricoltura Viterbo Remo Parenti fa il punto della situazione del settore primario nella provincia e traccia un quadro a tinte fosche: “Cerchiamo di restare ottimisti, ma le congiunture, sia climatiche che economiche, sono tutte negative”.

È il periodo dell’uva e nelle campagne si sentono grandi lamentele sulla scarsità del raccolto. Lei che riscontri ha?
“Riconosco che l’agricoltore tende sempre a lamentarsi un po’ troppo, ma quest’anno è innegabile che la situazione sia disastrosa. Io non ricordo un anno in cui da aprile a giugno inoltrato ci siano state piogge tutti i giorni com’è successo nel 2023. Hanno prosperato le fitopatie, in particolare quelle funginee come la peronospera, e oggi basta farsi un giro nei vigneti per vedere che c’è pochissima uva”.

Sarà un disastro su tutta la provincia?
“Forse nella zona costiera, dove ha piovuto un po’ meno, i produttori dovrebbero riuscire a contenere le perdite, mentre spostandoci verso l’entroterra e la valle del Tevere la situazione è drammatica. Ho saputo di alcune cantine che rischiano di perdere il mercato che hanno conquistato negli anni, perché non riusciranno a garantire la fornitura dei prodotti che i loro clienti dovranno comunque acquistare rivolgendosi altrove”.

Anche per le olive c’è qualcosa di più che la sensazione che si tratterà di un’annata negativa.
“In questo caso si potrà fare un bilancio definitivo solo a raccolto avvenuto, ma sicuramente il calo ci sarà e sarà evidentissimo. Proprio l’altro ieri ho visitato un produttore, che mi ha fatto vedere i suoi olivi completamente privi di frutti. Ma devo dire che questo discorso, purtroppo, si deve estendere a tutti i comparti dell’agricoltura”.

Faccia qualche altro esempio.
“I cereali e i foraggi per gli animali, che insieme rappresentano il 50% delle superfici coltivate nella provincia di Viterbo, sono andati male perché la pioggia di maggio ha rovinato il raccolto. Sembrava che le nocciole potessero reggere e invece anche qui sento che le quantità sono ridotte, sia per il maltempo in primavera che per l’attacco della cimice asiatica, una specie aliena che si sta diffondendo e sta facendo grossi danni”.

Se il foraggio è andato male, vuol dire che anche gli allevamenti sono in difficoltà?
“Hanno subito di riflesso le conseguenze di questo cambiamento climatico spaventoso. E credo che sia assurdo continuare a negare l’evidenza: una volta è la siccità, una volta il caldo record, una volta le gelate fuori stagione, una volta le piogge eccessive, sta di fatto che ogni anno noi agricoltori siamo i primi a toccare con mano le catastrofi provocate dal clima. Oltre a questo, subiamo, come tutti, i rincari di energia e carburanti e, per non farci mancare niente, anche gli attacchi di persone che ci mettono costantemente in cattiva luce”.

A chi si riferisce?
“Capita sempre più spesso di vedere su certa stampa, soprattutto a livello nazionale, degli attacchi proditori contro il settore agricolo della nostra provincia, in particolare la corilicoltura. Siamo veramente stufi di certi atteggiamenti, che creano allarmismi e danneggiano l’immagine di tutto il territorio. Vorrei potermi confrontare con chi demonizza i produttori di nocciola del Viterbese, per dimostrare, dati alla mano, che si tratta di preconcetti senza fondamento. A partire dal fatto che la tanto sbandierata ‘monocoltura delle nocciole’ in realtà occupa solo il 10% delle superfici coltivate della provincia”.

Ma allora perché un agricoltore va avanti, nonostante tutto questo?
“Perché fa un lavoro che ama e che non cambierebbe con nessun altro. Noi ci siamo davvero impegnando per rendere l’agricoltura più sostenibile e anche di maggior qualità, ma bisogna anche capire che ci scontriamo con difficoltà insormontabili. Molti imprenditori continuano a lavorare e sperano che le cose possano migliorare negli anni a venire, ma, ragionando a mente fredda, le prospettive sono molto preoccupanti”.

Alessandro Castellani


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