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Ventenne perseguitata su Instagram da un coetaneo: “Gli ho detto no, ma non ci ha creduto”

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Viterbo – (sil.co.) – Ha testimoniato ieri in tribunale, protetta da un paravento per non rischiare di incrociare lo sguardo del suo aguzzino, una ventenne residente nel Viterbese, presunta vittima di stalking da parte di un coetaneo che dopo averla intercettata su Instagram si sarebbe convinto che tra loro ci fosse qualcosa, nonostante lei non gli abbia mai dato speranze. In aula il pm Michele Adragna, titolare del fascicolo. Ma ce n’è anche un altro di cui è titolare la pm Chiara Capezzuto.


Michele Adragna

Il pm Michele Adragna


Imputato di stalking un compaesano, ritrovato sui social che, quando erano entrambi adolescenti, frequentava la sua stessa scuola media. Avendo perseverato nelle condotte, dopo un primo divieto di avvicinamento, è finito ai domiciliari col braccialetto elettronico e infine in carcere, l’estate scorsa, in seguito a un ulteriore aggravamento della misura. 

“Mi ha inviato un primo messaggio il 10 dicembre 2021, commentando una storia che avevo pubblicato su un cantante napoletano, dopo di che è stato un crescendo, cambiando profilo quando in primavera l’ho bloccato, sia su internet che su Whatsapp, fino a quando non l’ho detto ai miei genitori, denunciandolo una prima volta il 13 settembre 2022 e poi anche successivamente perché non la smetteva e ha iniziato a prendersela anche coi miei familiari”, ha spiegato la giovanissima, parte civile con l’avvocato Andrea Racioppa.

“Gli ho detto subito che non ero interessata e che ero fidanzata, ma lui continuava a voler venire a casa mia, a invitarmi a casa sua, eccetera. Dopo la denuncia ha scritto anche una lettera a mio padre, in cui parlava di me, di ‘noi’ e esprimeva il desiderio di conoscerlo e avere buoni rapporti con lui in futuro. A un certo punto mi ha minacciata di pubblicare dei manifesti. Mi ha terrorizzata, al punto da non uscire più da sola, da lasciare il lavoro. Sono anche tornata a dormire con mia madre, perché avevo paura di trovarmelo in casa di notte”.

Una serie infinita di screenshot di messaggi, dimostrerebbe come, fino a quando gli ha risposto, la ventenne non abbia dato all’imputato alcuna chance per farsi illusioni.

“Sai – le scrive in una occasione – ci credevo più del dovuto, pensavo veramente ci fosse qualcosa”. “Ma in base a quali mie dimostrazioni, secondo te, avresti capito così?”, replica la parte offesa. Lui si scusa, le scrive “è colpa mia” e il giorno dopo ricomincia da capo.

Tra i tanti profili attraverso i quali l’avrebbe contattata, anche uno chiamato “American stalker”, rivolgendosi a lei come a una “zanzara senza sangue”  e facendo pesanti allusioni a sfondo sessuale. “Sono tuttora terrorizzata”, ha ribadito più volte la parte offesa.


Andrea Racioppa

L’avvocato di parte civile Andrea Racioppa


In una pennetta sono state trasfuse 150 pagine di screenshot. L’imputato avrebbe fatto ampio uso di Instagram per molestare e minacciare la ventenne, inviando messaggi del tipo “mo’ te manno i giornalisti lì a casa… oppure je tiro ‘na sassata a tu’ nonno… oppure tutti e due”.

E poi altre minacce “a mezzo stampa”: “Ho preso accordi con più di un giornale, domani ti adopererai per dire la verità e risolvere lo schifo che hai creato. Se entro venerdì sera non vengo scarcerato ve tiro addosso tanta di quella merda che pure quel sorcio de tu’ padre se troverà in difficoltà. Le lettere sono già pronte, vanno solo spedite, è l’ultima opportunità che hai per essere solo un brutto ricordo”. Scriveva il 5 febbraio: “Posticipiamo la scadenza a lunedì però cerca di essere più convincente perché oggi ho parlato con un giornalista e sono stato vago ma quando attaccherò i manifesti col tuo cognome sarò più specifico”. 

Sottoposto a perizia psichiatrica nell’ambito del procedimento cui è sottoposto con giudizio immediato, l’imputato lo scorso 5 luglio è stato giudicato seminfermo di mente e socialmente pericoloso, in quanto affetto da disturbo delirante. Agli arresti domiciliari col braccialetto elettronico, il giorno prima, nel frattempo, avrebbe violato nuovamente la misura, facendosi trovare accovacciato dietro una macchina parcheggiata in un vicoletto non lontano da casa. Per lui, che finora avrebbe rifiutato ogni cura, è stato consigliato il ricovero per uno o due anni presso una comunità terapeutica. 

Sempre a luglio, in aula ha rilasciato spontanee dichiarazioni, leggendo uno scritto, per lamentare che è finito nei guai due volte in due anni, che “la parte offesa dice il falso” e chiedere la revoca della misura. Nel frattempo il processo va avanti.


 Ventenne campione di stalking, minaccia la vittima su Instagram: “Mo’ te manno i giornalisti”


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 

 

 

 

 

 


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