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Viterbo – (sil.co.) – Rinviata a ottobre la prima udienza del processo all’operaio sessantenne d’origine algerina residente nell’Alta Tuscia accusato di violenza sessuale in quanto avrebbe palpeggiato nelle parti intime e cercato di far salire a forza in macchina una quindicenne nel parcheggio di un distributore.
“Volevo portare via il mio amico, non farla salire in auto”. L’imputato, interrogato in seguito all’arresto, ha rigettato le accuse, dicendo di essere intervenuto non per farla salire in macchina, ma solo per allontanare e portare via l’amico 28enne che era con lui, quando ha capito che stava esagerando.
Il 28enne, anche lui operaio, d’origine tunisina, che sembra fosse alticcio, avrebbe inizialmente fatto delle avance apparentemente scherzose alla ragazzina, che nell’immediatezza avrebbe riso, poi sarebbe passato dalle parole ai fatti, arrivando a baciarla sulla bocca mentre lei si divincolava perché mollasse la presa.
Ieri avrebbe dovuto essere il giorno dell’ammissione delle prove, ma a causa dell’assenza di uno dei tre giudici componenti il collegio tutti i procedimenti in programma sono stati rinviati tra cui quello al sessantenne, G.B., difeso dagli avvocati Vittoria Mezzetti e Michele Ranucci. In aula era presente per la parte offesa e la madre, pronta a costituirsi parte civile per la figlia minorenne, l’avvocato Angelo Di Silvio.
I fatti risalgono alla sera del 26 dicembre 2022, la sera di Santo Stefano, quando la presunta vittima ha parcheggiato il suo motorino nel piazzale di un distributore in un piccolo centro del nord della provincia, ritrovandosi con alcuni amici, anche loro minorenni.
La ragazza sarebbe stata subito adocchiata dalla coppia di operai, che sembra fossero tra gli avventori del vicino bar, i quali avrebbero iniziato a molestarla pesantemente, mettendole le mani addosso e cercando di farla salire a bordo della loro macchina, davanti agli amici che, poco lontano, avrebbero assistito alla scena e testimoniato in sede di incidente probatorio, confermando la versione della ragazza.
Entrambi sono stati arrestati alcune settimane dopo. Il 28enne, che dopo la denuncia avrebbe rintracciato e cercato di contattare la parte offesa, col dire che avrebbe voluto chiederle scusa ma spaventandola a morte, è uscito di scena lo scorso 14 luglio, patteggiando una condanna a due anni con lo sconto di un terzo della pena, mentre al sessantenne, a causa di un precedente specifico, è stato negato il rito alternativo, per cui dovrà affrontare il processo col rito ordinario.
In base all’accusa, i due imputati, visto la quindicenne che parcheggiava il suo motorino, l’avrebbero subito avvicinata, proferendo le parole “A bella”, “Vieni qua”, “Vieni con noi”, cercando di convincerla a salire in macchina con loro.
In un secondo momento, il 28enne si sarebbe avvicinato a lei e, con gesto repentino, la avrebbe abbracciata e stretta a sé contro la sua volontà, iniziando a darle baci sulla guancia e sulla bocca.
Successivamente le si sarebbe avvicinato anche il 60enne che la avrebbe afferrata per il braccio e tirata verso il veicolo insistendo perché salisse a bordo dell’auto e andasse via con loro. Infine il 28enne la avrebbe palpeggiata in tulle le parti intime e, successivamente, anche il 60enne.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
