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“Aiuto, papà sta minacciando di morte la mamma con un coltello”, ma la presunta vittima nega tutto

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Carabinieri - foto d'archivio

Carabinieri – foto d’archivio

Viterbo – (sil.co.) – “Aiuto, papà sta minacciando mamma di morte con un coltello”, avrebbe detto al telefono la figlia di una coppia a un’amica di famiglia, facendo scattare l’allarme. Ma al processo, in cui l’uomo era imputato di maltrattamenti aggravati in famiglia, la presunta vittima ha negato tutto ed è stato assolto. La moglie: “Era solo una lite e lui aveva in mano un portachiavi”.

“Io non ho mai denunciato mio marito e viviamo sempre insieme”. È iniziato così l’interrogatorio dell’ennesima presunta vittima di maltrattamenti in famiglia, una donna che sarebbe stata picchiata e minacciata di morte con un coltello dal compagno il 13 agosto 2021, quando la figlia della coppia, temendo il peggio, ha chiamato un’amica della madre per dirle che il padre la stava picchiando.

L’amica della madre, a sua volta, ha telefonato ai carabinieri, che si sono precipitati presso l’abitazione del centro della bassa Tuscia da cui era scattato l’allarme. I militari avrebbero quindi messo a verbale le dichiarazioni della presunta parte offesa e il caso sarebbe finito in procura, sfociando nel processo celebrato ieri davanti al collegio, nonostante la donna non abbia mai sporto querela, essendo il reato di maltrattamenti aggravati perseguibile d’ufficio anche senza denuncia.

I militari, intervenuti sul posto per una lite in famiglia, sequestrarono all’uomo un coltello a serramanico lungo 15 centimetri con lama di cinque, con cui avrebbe minacciato di morte la consorte, che ieri in tribunale ha negato le minacce, negando anche che si trattasse di un vero coltello. “Era un comune portachiavi col coltellino, ce l’ha da venti anni”, ha riferito ai giudici del collegio, rispondendo alle domande del pm.

“Era un periodo in cui ci eravamo presi una pausa, ma non mi ha cacciata e costretta ad andare via. Semplicemente abbiamo due case, lui era rimasto a casa nostra e io ero andata nella mia, dove vive mia mamma. Quel giorno era venuto per convincermi a tornare insieme e abbiamo discusso, in camera da letto, per non farci vedere da nostra figlia, che stava con la nonna. Lei però ci ha sentiti e ha chiamato la mia amica che ha telefonato ai carabinieri. Ma era soltanto una lite, lui non mi ha mai messo le mani addosso, né tantomeno minacciata con un coltello”, ha detto la parte offesa, negando di essere mai stata maltrattata dal coniuge. 

Alla fine lo stesso pubblico ministero Massimiliano Siddi, a fronte della testimonianza, ha chiesto l’assoluzione dell’imputato, accodata dopo una camera di consiglio lampo dal collegio. Il coltello, che era stato posto sotto sequestro, gli è stato restituito.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 

 


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