|
|
Bassano Romano – (sil.co.) – Assolto dall’accusa di omicidio colposo per la morte di un muratore, denuncia vedova e figli per falso. La procura chiede l’archiviazione e lui si oppone.
È il seguito giudiziario del caso di Bartolomeo Torricelli, il muratore di 76 anni morto al policlinico Gemelli di Roma una settimana dopo essere stato trovato riverso a terra sotto un trabattello, il 30 aprile 2014, in una villa adibita a location per eventi in località Poggio della Rota, a Bassano Romano, dove era solito svolgere piccoli lavori di manutenzione nelle sue vesti di artigiano.
Per la sua morte è finito a processo per omicidio colposo il titolare della struttura, successivamente assolto in tutti e tre i gradi di giudizio. Assolto in via definitiva dalla cassazione il 23 giugno 2022 dall’accusa di omicidio colposo il “datore di lavoro”, a distanza di dieci anni rischiano di finire a processo la vedova e i due figli di Bartolomeo Torricelli.
L’ex imputato, infatti, in seguito all’assoluzione, li ha denunciati per falsità ideologica, avendo detto che il congiunto quel giorno stava lavorando, ed è pronto a opporsi davanti al gip alla richiesta di archiviazione da parte della procura.
L’udienza è stata fissata per il prossimo 13 febbraio davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Viterbo, che dovrà decidere sull’opposizione alla richiesta di archiviazione della procura della querela sporta dall’ex imputato, oggi 88enne, contro i familiari del muratore, che hanno sempre sostenuto l’ipotesi dell’infortunio sul lavoro.
L’88enne si è opposto alla richiesta di archiviazione della sua denuncia, chiedendo che i familiari di Bartolomeo Torricelli vengano processati per “falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico”, sollecitando inoltre in querela l’Inail di Viterbo a chiedere indietro quanto riconosciuto.
In realtà la piccola rendita riconosciuta all’indomani del sinistro ai figli e alla vedova dell’artigiano è stata sospesa subito dopo la sentenza di assoluzione in primo grado del 21 marzo 2019, quando l’accusa ha chiesto che l’88enne venisse condannato a un anno e mezzo di reclusione per omicidio colposo.
In base alle motivazioni delle tre sentenze di primo, secondo e terzo grado, non c’era alcun rapporto di lavoro di tipo “datoriale” tra l’imputato e la vittima, un artigiano uso a svolgere piccoli lavori di muratura a chiamata, che il giorno della tragedia non era previsto svolgesse alcun lavoro nella villa.
La stessa cassazione, va detto, pur confermando l’assoluzione in secondo grado dell’imputato, sottolinea nelle motivazioni come vada ricordato “che il giudizio di condanna presuppone la certezza processuale della colpevolezza, mentre all’assoluzione deve pervenirsi in tutti quei casi in cui vi sia la semplice ‘non certezza’ e, dunque, anche il ‘ragionevole dubbio’ sulla colpevolezza (…) la condanna, invero, presuppone la certezza della colpevolezza, mentre l’assoluzione non presuppone la certezza dell’innocenza ma la mera non certezza della colpevolezza”.
Per i familiari Bartolomeo Torricelli il 30 aprile 2014 si era recato nella villa a lavorare. “Indossava un paio di jeans e una camicia, i suoi abiti da lavoro normali, come dimostrano le foto che li mostrano pieni di schizzi di calce e di vernice. E ai piedi indossava il solito paio di scarpe vecchie da lavoro“, sostiene da sempre il figlio Giancarlo.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

