Viterbo – “Il comune di Viterbo ha un’idea di città povera di parcheggi e di verde, di spazi pubblici per la sosta e per la socialità. E tutto questo, nonostante la propaganda fatta per il parcheggio di Valle Faul, il Sacrario e l’anello intorno alle mura”. Parole di Maurizio Errigo, fino al mese di aprile di quest’anno componente della commissione urbanista comunale e, attualmente, docente di progettazione urbanistica presso la facoltà di architettura dell’università La Sapienza di Roma e professore di urbanism al Politecnico di Delft in Olanda.
L’argomento in questione è il regolamento sulla monetizzazione degli standard e dei parcheggi pertinenziali da poco approvato dal consiglio comunale della sindaca Chiara Frontini. “Un’occasione persa – lo ha definito Errigo -, un regolamento che mette ancora più confusione. Andava fatto prima piano di recupero del centro storico”.
Maurizio Errigo
Per capire il significato del regolamento occorre però prima spiegare 4 termini tecnici. Il primo è standard, cioè aree pubbliche a servizio della città, di particolare importanza sono i parcheggi pubblici e il verde pubblico. Il secondo è parcheggi pertinenziali, ossia parcheggi di pertinenza di un immobile. Il terzo è carico urbanistico, vale a dire l’effetto che viene prodotto sul territorio dall’insediamento. Un effetto che dipende dalle persone insediate. Più il carico è alto e maggiori devono essere i servizi, ad esempio parcheggi e verde, necessari in relazione alle persone. Infine monetizzazione. Quando si costruisce o si ristruttura un edificio, aumentandone il volume o modificando la destinazione d’uso, si è obbligati alla cessione di alcune superfici per aree a servizi. Con la monetizzazione si versa invece al comune un importo alternativo alla cessione diretta delle stesse aree.
La monetizzazione viene inoltre definita da alcune leggi urbanistiche regionali come una opzione residuale da applicarsi solo dove non sia possibile realizzare gli obbligatori standard urbanistici. “Tant’è vero – prosegue Errigo – che in molte sentenze del Consiglio di Stato viene sancito che le aree realizzate con la monetizzazione degli standard devono essere funzionali al carico urbanistico indotto dai nuovi interventi edificatori”.
Viterbo – Consiglio comunale
“Viterbo – spiega poi Maurizio Errigo entrando nel merito della questione – è una città che ha una strumentazione urbanistica molto vecchia. Il piano regolatore è infatti del 1956, la variante generale del 1979 e la città contemporanea si è praticamente sviluppata in variante parziale”.
Che significa? “Significa – risponde Errigo – che rispetto a un quadro omogeneo e a una idea di città, negli ultimi 40-50 anni si è progettata una città per parti. Nella città dei papi manca inoltre un piano urbanistico per il centro storico. Più volte questa amministrazione lo ha nominato e probabilmente alla fine arriverà all’affidamento dell’incarico. Un piano che necessita tuttavia di percorsi lunghi sia per quanto riguarda l’elaborazione, di rilievo quasi edilizio, sia per la sua approvazione. E finché il centro storico resterà senza questo strumento, sarà un centro storico cristallizzato, bloccato. Anche perché su di esso vige un vincolo paesaggistico. Detto ciò, approvare oggi un regolamento per il centro storico non vuol dire nemmeno consentire gli interventi. Perché per farlo è prima necessario approvare il piano particolareggiato. E avrebbe avuto molto più senso approvare il regolamento sulla monetizzazione degli standard dopo il piano urbanistico, anche se ci sarebbero voluti anni”.
Viterbo – Centro storico
Ed allora perché il regolamento è stato presentato come la panacea di tutti i mali del centro storico? Perché si è presentato come strumento redatto per questa parte di città? Quali sono le sue reali ricadute?
“In urbanistica – spiega Errigo – il centro storico è zona A, la zona di completamento, la città consolidata, è invece la zona B mentre la zona nuova, quella di espansione, è la C. In un’intervista del 2 ottobre, presentando il regolamento, la sindaca Chiara Frontini ha accennato al fatto che quasi tutti i capoluoghi di provincia sono dotati di un regolamento per la monetizzazione degli standard e ha nominato alcuni di essi: Udine, Padova e Civitavecchia a cui, pare, Viterbo si sia ispirata. Conoscendone però i contenuti, va detto che si tratta di tre regolamenti completamente diversi. Udine e Civitavecchia limitano la monetizzazione in aree A e B del piano regolatore, praticamente il centro storico e la città più antica. E Padova ne permette l’estensione anche nelle aree di espansione. La stragrande maggioranza dei regolamenti sulla monetizzazione degli standard viene applicato solo nelle aree A e B della città mentre viene vietato, o non permesso in tutte la altre aree. Qualcuno lo applica anche in zona C, limitandone gli interventi edilizi solo a una percentuale di aumento della volumetria o al cambio di destinazione d’uso. Senza però alterare il carico urbanistico della zona”.
Sempre nell’intervista del 2 ottobre, “l’assessore all’urbanistica Emanuele Aronne, ha parlato espressamente di ‘monetizzazione prevista solo per le zone del centro storico della città consolidata e delle zone C di espansione sature’. Ma nonostante le parole di Aronne, il regolamento approvato in consiglio comunale, prevede la monetizzazione per ‘interventi edilizi da attuarsi nelle zone territoriali omogenee di tipo A e B, nonché in quelle di tipo C, attuate e assoggettate al rilascio del permesso di costruire diretto o convenzionato'”.
“La zona C – va avanti Errigo – da norme del piano regolatore di Viterbo, ‘comprende le parti del territorio destinato a nuovi complessi insediativi che risultino ancora inedificate o nelle quali l’edificazione preesistente non raggiunga i limiti di superficie e di densità stabiliti per la Zona B’. A Viterbo la zona C ha 18 sottozone, quindi 18 tipologie diverse di aree della città non storica. Perché il regolamento consente in queste zone gli stessi interventi del centro storico? Perché non ne limita gli interventi inserendo delle soglie dimensionali massime? La monetizzazione degli standard in zone C in una città come Viterbo non serve, ma favorisce la creazione di una espansione senza servizi, ricordiamoci ad esempio i parcheggi. In periferia invece la quota parcheggi dovrebbe quasi aiutare la mobilità del centro storico e comunque alzare lo standard urbano in considerazione che siamo nella città con il più alto tasso di motorizzazione nazionale, vale a dire 74 auto ogni 100 abitanti”.
Errigo non crede poi “sia utile permettere la monetizzazione in aree di espansione, al di fuori della città storica. Un regolamento pro centro storico, come detto più vote dalla sindaca Frontini, avrebbe dovuto limitare l’efficacia degli interventi limitatamente alle zone A e B, proprio per aiutare il centro storico. Nelle zone C è molto rischioso permettere la monetizzazione, e sicuramente non andrebbe permessa per le nuove costruzioni, anche in virtù dei protocolli sui cambiamenti climatici a cui l’amministrazione ha aderito, pubblicizzandolo ad ampio raggio. Pubblicità cui però non ha fatto seguito governance urbana coerente. Sarebbe stato importante inserire anche maggiore cura nell’articolo del regolamento relativo all’uso delle risorse derivanti dalla monetizzazione, legando le risorse alla funzionalità dei servizi. In molte città si monetizzano degli standard che poi non vengono mai realizzati e molti sostengono che questa azione sia più di risanamento del bilancio comunale che di miglioramento della città”.
Chiara Frontini
Infine un’ultima annotazione. “Non ricordo – rilancia Errigo – nessun regolamento vigente che permetta la monetizzazione per interventi precedenti all’entrata in vigore dello stesso. Quello di Viterbo, nell’ultimo comma dell’ultimo articolo, recita invece quanto segue: ‘Su specifica richiesta del titolare dell’intervento, le disposizioni previste dal presente regolamento possono essere applicate anche ai procedimenti edilizi presentati prima della sua entrata in vigore e non ancora definiti’. Una concessione abbastanza particolare di cui non ravviso nessuna efficacia urbanistica o interesse pubblico. E non ne capisco il senso, così come l’efficacia che può avere a favore del centro storico”.
“Il regolamento – conclude infine Maurizio Errigo – è indissolubilmente collegato all’idea di città che vogliamo avere per Viterbo. Personalmente avrei creato un documento che sottolineasse in maniera molto forte la volontà di intervenire, recuperare e rigenerare il centro storico. Avrei limitato la monetizzazione delle zone C, perché Viterbo non può permettersi di aumentare il carico urbanistico a discapito di servizi come parcheggi e verde. Permettere la monetizzazione nelle aree di espansione vuol dire avere un’idea di città povera di parcheggi e di verde, di spazi pubblici per la sosta e per la socialità. E questo contrasta con tutta la propaganda che viene fatta per il parcheggio di Valle Faul, per il Sacrario e per l’anello intorno alle mura. Un regolamento che mette ancora più confusione. Nonostante le tante parole a contorno”.
Daniele Camilli



